Yoga e famiglia

Cominciamo dal simbolismo della spirale, una linea semplice che si avvolge su se stessa e si apre in un movimento circolare prolungato all’infinito: indica lo sviluppo ciclico che senza sosta si espande ed estende in larghezza e in altezza le possibilità della creazione. Il simbolo della spirale possiede la notevole proprietà di crescere senza modificare la forma complessiva della figura, indica la permanenza dell’essere attraverso le fluttuazioni del cambiamento, come dice Gilbert Durand*, insomma è il simbolo della dinamica della Vita che alternativamente sperimenta il bene e il male nella continuità di un movimento unico.

Situazioni “quasi” identiche implicano invece un’intera voluta di spirale e differenti stati di coscienza per affrontare in maniera sempre meno chiusa e asfissiante rapporti apparentemente immutabili e per affermare liberamente e consapevolmente una visione che assecondi la Vita senza soffocarla, che giochi con lei e apra tutte le vie possibili per comprenderla e realizzarla meglio.

Anche la famiglia è un simbolo, rappresenta il nucleo di uno sviluppo, una cellula generatrice di umanità, che può avvizzire o crescere nel tessuto di cui è parte e che richiede una trasformazione continua per assolvere le funzioni che la riguardano e per adattarsi al ritmo delle circostanze che cambiano. Per me la famiglia è uno dei simboli del cuore: sistole e diastole, ininterrotte aperture e chiusure, espansioni e contrazioni che si susseguono necessarie a trasmettere i fiotti di vita con la potenza adeguata, senza ristagni e immalinconicamenti, dirigendo allegramente i flussi di forza dove e come occorre, sospendendo o moltiplicando i propri sforzi secondo quel che c’è da fare o da curare. Anche il cuore, come la famiglia e come la spirale, indica la possibilità di crescere e afferma la permanenza dell’essere attraverso le fluttuazioni del cambiamento, perché la Vita non si arresti, ma avanzi anche a costo di qualche aritmia, libera, spesso oltre la comprensione immediata: contenimento e moto, fermezza ed elasticità, in un alternarsi continuo, servono a lasciar scorrere o arginare, a contenere o a varcare i limiti, a spingere o ad arrestare le forze in campo. E sempre senza rete, perché si sperimenta sul momento, senza perfezione, senza certezza del risultato. Quello che sembra il gesto, la parola, il silenzio più adatto, potrebbe invece essere il comportamento più deleterio: si chiama apprendimento.

A differenza però del simbolo della spirale la famiglia non sempre si apre in un movimento circolare prolungato all’infinito, piuttosto tende a chiudersi, per orgoglio o per paura, consapevolmente o no, si costruiscono muri che isolano e anziché rafforzare, indeboliscono, aumentando le distanze. A volte ondate karmiche si abbattono sul gruppo familiare, proprio per far crollare quei muri vecchi e chiarire meglio la direzione da seguire grazie a una visione più ampia, così come avviene individualmente, affinché siano conosciute, esaurite e finalmente risolte le antiche cause del male e della sofferenza, liberando in tal modo i rapporti da obsolete schiavitù. Man mano che questo avviene la famiglia irradia nel mondo la sua realtà, modifica gli schemi arrugginiti e li trasforma in esperienze nuove che includono altre verità e maggiore magnanimità. La compassione occupa il posto del giudizio, il risentimento è lavato dall’amore. Il nucleo rimane come un albero poderoso che allunga le sue radici e allarga i suoi rami nella famiglia umana: nelle profondità della terra e negli spazi del cielo siamo tutti uniti da sempre, ce ne rendiamo conto solo man mano che cresciamo, che ci accorgiamo veramente gli uni degli altri nello stesso sangue divino e nella nostra debole carne. Non perdiamo mai nulla e nessuno, e anche se ci sembra di rinunciare dolorosamente alla nostra identità familiare, la ritroviamo poi su una voluta maggiore della spirale.

Stamattina ho chiesto a una mia amica cosa vuol dire yoga per lei e cosa comunque per lei significa la parola “unione”. Mi ha risposto così: “Non conosco bene la parola yoga ma conosco la parola unione, e “unione” è una parola bellissima, l’unione nel futuro è il successo dell’umanità…come un famiglia.”

 

* Dizionario dei simboli- J. Chevalier e A. Gheerbrant – Rizzoli editore

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.