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Yoga Chitta Vritti Nirodha

yogachittavrittinirodhgaarticolo13Yoga Chitta Vritti Nirodha” è la frase che riassume più di tutte il fine del Raja Yoga. In italiano si potrebbe riassumere così: “Lo yoga estingue le modificazioni della mente”(?)

Cosa vuol dire? Che si smette di pensare? Ovviamente non è così, il vero significato è che lo yoga produce nel tempo una condizione di quiete e stabilità in cui la mente finalmente smette di agitarsi. Questo le consente di sviluppare le proprie potenzialità, si apre a una maggiore capacità di visione e di comprensione che lentamente conducono all’Illuminazione.

Un esempio che faccio sempre nei corsi, è quello dell’acqua del mare: se agitiamo l’acqua la sabbia del fondale si alza e non si vede più niente. Ma se lasciamo l’acqua quieta, le particelle in sospensione lentamente si depositano, l’acqua diventa trasparente e tutto diventa più chiaro. Lo stesso vale per la nostra mente, i pensieri che continuamente si agitano non consentono di ragionare con serenità e di vedere le situazioni con chiarezza. Il problema attuale degli uomini (e delle donne naturalmente!) è che sono sempre presi da mille pensieri, e “stranamente” più pensano e più s’incasinano.

Lo stato di costante agitazione della mente, diventa più evidente quando s’inizia a sperimentare la meditazione; vedrete, infatti, che le prime volte sarà praticamente impossibile rimanere concentrati sull’oggetto della meditazione (che ricordo può essere suono, forma o colore), perché la mente tende a saltare da un pensiero all’altro come una “scimmia impazzita”. Sarà molto difficile riuscire a non pensare alle faccende che vi attendono o a quello che avete o non avete fatto. Siamo sempre proiettati altrove, non siamo mai nel qui ed ora, ed è anche per questo motivo che è molto difficile essere centrati.

La meditazione con mantra, tra i numerosi effetti benefici, ha anche quello di abituare la mente alla concentrazione; infatti, ogni volta che la mente sfugge la riportiamo al mantra stesso, e questo esercizio a lungo andare sviluppa la concentrazione. Però vedrete che non è facile, all’inizio i pensieri sorgono uno dopo l’altro e vi accorgete che il mantra lo state recitando in sottofondo, mentre la mente è concentrata altrove. Tutto questo è normale, e sicuramente lo sapevate già. Ma allora perché è così difficile stare concentrati? Come mai non riusciamo a stare nel qui ed ora? Il problema è che non siamo liberi dai condizionamenti, dai chitta vritti, e la vera causa è l’attaccamento!

La nostra mente, o meglio il corpo mentale, che dovrebbe essere lo strumento per sperimentare il pensiero razionale, in realtà è ancora “troppo” avvinghiato al corpo astrale. Ciò vuol dire che i pensieri non sono liberi e aperti, ma sono condizionati dai nostri desideri, dalle paure, e da tutto ciò che si muove nell’astrale. Tant’è che mentre si dovrebbe parlare di “kama” (desiderio) e “manas” (mente) come di due entità separate, nella coscienza umana lo standard è il kama-manas, cioè appunto un intreccio di emozioni/ desideri/ pensieri che s’influenzano a vicenda.

Nell’articolo precedente avevo parlato dei due strumenti dello yoga che sono la meditazione e l’ascolto di sé. Attraverso l’ascolto di sé dovreste avere intuito da dove provengono i vostri pensieri e le vostre emozioni, che cosa c’è dietro (le immagini karmiche), e quanto questa energia condizioni le vostre scelte. Infatti, le immagini karmiche vogliono nutrirsi di determinate energie distorte e per fare ciò v’instillano desideri e pensieri che vi portano esattamente nelle situazioni che sono quelle che fanno soffrire, ma che per le vostre immagini karmiche sono il nutrimento. Tutto il movimento prodotto da questi desideri instillati, non vi consente di vedere chiaramente i casini nei quali vi state cacciando. Questi sono i chitta vritti.

Come diceva il Buddha, la sofferenza è dovuta all’attaccamento e il compito è scoprire, attraverso l’ascolto di sé, quanto ancora siete attaccati alle vostre immagini karmiche. Se il problema è l’attaccamento alle proprie distorsioni, la ricetta per uscire dalla sofferenza è il distacco.

Molto concretamente, il raja yoga indica il metodo per mettere in pratica tutto questo; infatti, attraverso l’ascolto di sé, comincia a diventare più chiaro cosa motiva veramente le nostre azioni (che sono la conseguenza dei nostri pensieri e desideri), cominciamo a “sentire” la qualità repellente di pensieri ed emozioni negative. Contemporaneamente attraverso la meditazione, cominciamo a entrare in contatto con le energie più elevate che sono in noi e fuori di noi, pian piano diventiamo capaci di discriminare la differenza tra energie positive e negative, cominciamo a sentire come ripugnanti quelle negative, e a provare la pace e il benessere derivanti dal contatto con quelle positive. Nel tempo il distacco dalle nostre distorsioni diventa sempre più naturale, perché una volta che le riconosci e vedi l’effetto che hanno nella tua vita, smetti di assecondarle.

Per un certo periodo la ricerca del benessere e della pace interiore diventa un nuovo “chitta vritti”, perché in realtà è un altro desiderio (seppur di ordine più elevato), ma pur sempre un desiderio, e anche questo condiziona la mente.

Intanto però, esponendo la mente a frequenze sempre più elevate e iniziando a condividere sempre meno le nostre negatività, la mente si espande e in un qualche modo si distacca dai desideri più densi. La visione diventa più chiara, cominci a intuire la perfezione delle leggi, vedi le cause in moto e gli effetti che producono, intuisci la perfezione della vita e lentamente ti rilassi, abbandonandoti alla vita stessa… FINALMENTE!

A questo punto il desiderio cessa, cessa l’attaccamento e la mente si libera sul suo piano divincolandosi dalle pastoie dell’astrale. Ora è aperta ad osservare la vita con tutte le meraviglie che finalmente le mostra. Tutto è sempre stato sotto i nostri occhi, ma non vedevamo perché eravamo sempre immersi nei nostri pensieri. E’ sempre stato tutto lì, ma solo quando realizzi questa condizione di assenza di chitta vritti, la visione diventa veramente chiara.

Questo processo genera un circolo virtuoso perché più la mente si placa e più la visione diventa chiara, e contemporaneamente più vedo chiaramente e meno vengo preso dalle vecchie “menate” che tanto mi agitavano in passato,  e la mente si tranquillizza ulteriormente… questo circolo virtuoso conduce alla realizzazione dell’ormai famoso  Yoga Chittha Vritti Niroda.

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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