Una visione elettrotecnica della vita

nesti9Da quando qualche anno fa ho cominciato a fare Raja Yoga, il mio modo di vedere la vita è sensibilmente cambiato.

Un aspetto di questa pratica che mi ha colpito subito, è l’uso di termini “tecnici” quali resistenza, tensione, frequenza ecc., per me abbastanza familiari in ambito lavorativo ma non mi sarei mai aspettato di trovarli in un corso di Yoga! Approfondendo la conoscenza della materia “yogica” è emerso che quanto insegnato si rifà ad antichi testi scritti in tempi dove ancora non esistevano né la corrente elettrica, né gli altri ambiti in cui questi termini, oggi, vengono comunemente usati. Si tratta quindi di “stati” che oggi vengono sintetizzati con dei termini (ad es. resistenza ecc.) che identificano momenti ben definiti, slegati da contesti specifici, accomunati però dalla caratteristica di definire diversi aspetti che emergono quando abbiamo a che fare con l’energia.

Approfondire, ma soprattutto sperimentare quanto insegnato nel Raja Yoga, mi ha permesso anche di capire meglio il vero significato di questi termini. Questo perché ho provato in prima persona cosa “costa” in termini di energia propria voler veramente imprimere un cambiamento (ad es. nel proprio comportamento) e quanta resistenza si deve vincere per poter ottenere un risultato, ma anche quanta tensione interna produce questo atto di volontà.

Per dare un’idea molto sintetica dei concetti del Raja Yoga, immaginate che la vita abbia inizio dal Padre che è, diciamo, il punto di frequenza più elevato, da qui viene generato ed emanato il flusso di energia che è la Vita, la quale si manifesta inizialmente attraverso un Raggio per poi suddividersi prima in tre e poi in sette; questi rappresentano le sette qualità che stanno alla base della vita stessa e si esprimono attraverso altrettanti colori e rispettive frequenze. Questi Raggi danno origine alla vita immergendosi nella materia inferiore più grezza e pesante.

La “vita” imprime una frequenza più elevata sulla materia che si esprime normalmente ad una frequenza più bassa, questo al fine di stimolarne la sublimazione elevandone di fatto la coscienza. Questo processo però, fa affiorare inevitabilmente tensioni tra i due punti ed una notevole resistenza della materia stessa che si oppone a questo processo. Questo è quello a cui tutti noi, coscienti o meno, siamo sottoposti nel gioco dell’evoluzione umana.

Proviamo a paragonare, anche se in modo molto approssimativo, il campo dell’elettrotecnica con i concetti del Raja Yoga. Immaginatevi un circuito elettrico composto dal contatore elettrico, dei cavi ed una lampadina ad incandescenza. Il primo potrebbe rappresentare il Padre dove tutto ha inizio. Infatti, è da qui che l’energia viene emanata, questa energia verrà poi incanalata in cavi che assolvono alla funzione di condurla fino alla lampadina. I cavi o conduttori possono essere paragonati ai vari piani della materia che separano il punto di emanazione del Verbo e l’essere umano, mentre quest’ultimo potrebbe essere rappresentato dalla lampadina ad incandescenza.

Dal contatore, l’energia dovrà quindi attraversare i cavi per arrivare alla lampadina, durante tutto questo tragitto dovrà fare i conti con la resistenza propria dei materiali di cui sono composti sia i cavi che la lampadina stessa. Alla fine, la lampadina si accenderà se l’energia che gli arriverà sarà adeguata a vincere la resistenza complessiva.

L’approssimazione del paragone che ho descritto, sta nel fatto che il gestore dell’energia elettrica in realtà fornisce energia a valori di tensione e frequenze predefiniti e pressoché stabili, questo al fine di tutelare sia la rete che le apparecchiature ad essa collegate. Mentre quanto succede a noi nella vita, è invece un’elevazione delle frequenze basse grazie all’imposizione di frequenze più elevate.

Il punto fondamentale sta proprio qui, mentre il gestore di energia elettrica deve fornirla a tensione e frequenza pressoché costanti, pena il malfunzionamento sia della rete che delle apparecchiature collegate, l’essere umano è strutturato per esprimere sia le frequenze basse che quelle più elevate; la nostra evoluzione sta proprio nella sublimazione delle frequenze basse.

Il punto più elevato per l’essere umano è l’Anima, da qui proviene la spinta evolutiva, è la frequenza più elevata a cui la nostra coscienza deve conformarsi. L’Anima ci sostiene dall’alto e ci attira a sé elevandoci e questo provoca in noi tensioni e resistenze, perché elevazione vuol direcambiamento. L’accensione graduale della “nostra” lampadina, che corrisponde alla manifestazione sempre più stabile della luce dell’Anima all’interno della coscienza, è legata a quanta resistenza ancora opponiamo alla manifestazione dell’Anima stessa.

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Manuele Nesti

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