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Sogni e Simboli “L’albero” – prima parte

alberoprimaparteI grandi alberi secolari sono dei veri e propri monumenti naturali, la cui bellezza e solennità non ha niente da invidiare alle grandi opere umane.

Si dimentica l’importanza che hanno le grandi foreste nel rinnovare l’aria che respiriamo, nel combattere lo squilibrio di anidride carbonica, nel rendere il clima più fresco d’estate, nell’impedire che i terreni franino, nell’offrire rifugio a migliaia di specie animali, che proprio in conseguenza della nostra indifferenza nel curarli , vedono ridursi continuamente il loro ambiente ideale e finiscono per estinguersi.

La quercia è da sempre considerata come il re degli alberi, simbolo di durata nel tempo, di vita lunga, prosperità, dignità, maestosità, e soprattutto forza.
Gli antichi romani la consideravano sacra, inserendola in un elenco di piante “che recano buoni auspici”. Come i greci anche i romani consideravano la quercia, così come la vite, sacra a Giove, facendola assurgere a simbolo di virtù, forza, coraggio, dignità e perseveranza e ritenendolo il più grande, il più forte e il più utile degli alberi, come l’albero della creazione  prediletto da Zeus.

Per l’albero d’alloro il mito procede dalla storia della ninfa Dafne, figlia del dio fluviale Ladone e della Terra e ha inizio con l’uccisione da parte del dio Apollo del serpente Pitone. Fiero di sé il dio del Sole si vantò della sua impresa con il dio dell’Amore Cupido, schernendolo per il fatto che le sue armi, arco e frecce, non sembravano adatte a lui. Cupido, deciso a vendicarsi, colpì il dio con una freccia d’oro, in grado di far innamorare alla follia dei e mortali della prima persona su cui avessero posato gli occhi dopo il colpo, e colpì la ninfa Dafne, di cui Apollo si era invaghito, con una freccia di piombo che faceva rifuggire l’amore. La ninfa colpita dalla freccia di piombo appena vide Apollo cominciò a fuggire. Apollo iniziò allora ad inseguirla, finché lei non giunse presso il fiume Peneo, pregando il padre di aiutarla (o secondo altre varianti la ninfa si rivolse alla Terra sua madre). Dafne si trasformò così in un albero d’alloro. Il dio, ormai impotente, decise di rendere questa pianta sempreverde e di considerarla a lui sacra e tale da rappresentare un segno di gloria da porre sul capo dei migliori fra gli uomini (generali vittoriosi sul Campidoglio), capaci di imprese esaltanti. ( Wikipedia)

Bodh Gaya .Famoso anche l’ albero della Illuminazione del Buddha venerato nel santuario di Bodh Gaya. Secondo la tradizione buddhista, Siddharta Gautama meditò sotto questo albero sacro a induisti, giaianisti e buddhisti.

In India , gli alberi  ficus religiosa e  ficus indica  sono la dimora delle anime in attesa di liberazione o rinascita.

Nel Corano “Loto del Termine” è l’albero celeste che, secondo la tradizione, si trova nel
settimo cielo alla destra del Trono divino: esso rappresenta il limite estremo invalicabile dall’uomo nel suo avvicinamento al suo Signore “presso il quale c’è il Giardino di al-Ma’wa” ossia il giardino DEL PARADISO.

A Roma  l’albero di fico, era sacro a Marte, vero fondatore della città eterna, infatti si sostiene che Romolo e Remo siano nati proprio dalla sua unione con Rea Silvia, dopo che il dio della guerra aveva posseduto con la forza la giovane vestale di Alba Longa. Fin dall’antichità, il fico fu collegato alla costruzione di Roma e considerato un albero propizio. Era venerato soprattutto dai pastori, che vi si recavano con offerte di latte.

Nell’antico Egitto si ritrovano molte forme di alberi sacri.
Nei geroglifici il simbolo dell’albero è il disegno del sicomoro (nehet).
Il sicomoro nel Libro della Morte è l’albero che sta fuori dalla porta del Cielo dal quale ogni giorno sorge il dio del sole Re o Ra. Gli alberi sacri simboleggiano la forza universale, concepita di natura femminile. Per tale motivo sono associati alle grandi dee cosmiche quali NutHathorIside, ecc. Molte sono le raffigurazioni su papiri, sarcofagi, bassorilievi in cui è presente uno degli alberi, il Ficus religiosa, il sicomoro o la palma di datteri, da cui la dea offre cibi e bevande al defunto e al suo Ba.

Gli antichi greci avevano associato il mirto all’universo femminile, rendendo la pianta sacra alla dea Afrodite. É stato sempre considerato simbolo difecondità, tanto che veniva usato nei banchetti di nozze come augurio di vita serena e felice.
Una corona di mirto posta sul capo era anche augurio di buona sorte, in particolare per le persone che si accingevano ad affrontare un lungo viaggio.
Gli antichi abitanti di Creta ritenevano avesse proprietà afrodisiache, invitando a raccoglierne un rametto a tutte le persone in cerca d’amore.

Nell’antica Roma era una delle piante simboliche più importanti e secondo Tito Livio l’Urbe era nata nel punto dove era spuntato questo arbusto. Dai romani antichi era considerato una rappresentazione dell’amore per eccellenza, sia sacro che profano. Con una corona di mirto, simbolo dell’unione coniugale, chiamata “coniugalo” si soleva adornare le spose il giorno delle nozze..

Era anche ritenuto un simbolo di gloria e supremazia, tanto che le corone di mirto sostituivano a volte quelle di alloro nell’ornare il capo dei generali vincitori

Dopo questo incompleto excursus sul simbolismo dell’albero veniamo al suo significato nei sogni:

Sognare un albero è simbolo di stabilità, con le sue radici salde nella terra, ma anche simbolo di fissità; le radici rappresentano la famiglia d’origine, mentre del tronco si dice: ” l’albero si drizza  quando è verde” ad indicare un retto comportamento nella vita. Ma anche con i suoi rami tesi al vento, le foglie al Sole, l’albero è indice di passaggio della vita in continuo rinnovamento, rappresenta le nostre speranze con i suoi frutti, i suoi fiori sono simbolo dei progetti che devono maturare.

Sognare di riposarsi all’ombra di un albero indica serenità e affetti positivi. Un albero secco o con rami secchi indica situazioni da tagliare e che non danno più frutti.

Luciana Mologni

Luciana Mologni

Luciana Mologni nasce nel 1950 a Bergamo e nel 1966 si trasferisce a Milano dove la spinta alla ricerca di sé la porta a frequentare nel 1985 la scuola di psicodinamica a Milano. Dopo aver sperimentato alcune tradizioni e diversi corsi di perfezionamento e varie discipline olistiche, impara a conoscere le erbe lavorando in Erboristeria. Nel 1991 si trasferisce a Modena dove scopre la disciplina del Raja Yoga, l'antica Scienza dell'Essere improntata alla conoscenza del sé più profondo, secondo gli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Frequenta dal 1998 la scuola triennale per terapeuti esoterici Energheia ed il master di perfezionamento Agnihotri. Dopo otto anni d'insegnamento in materie esoteriche, nel 2006 diviene docente di Energheia, la prima Scuola di formazione per terapeuti esoterici a Bergamo dove si è trasferita nel 2001. Attualmente è insegnante di Energheia, di meditazione e di per terapeuti esoterici Raja Yoga nell'ambito dell’associazione Atman.
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