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Smemoranda

smemoranda_300_0Smemoranda: è un modo simpatico per raccogliere in un’unica parola tutte quelle distrazioni o disattenzioni che ci impediscono di memorizzare e quindi di ricordare come vorremmo. Non è che sia un male essere un po’ smemorati, nel senso che può essere anche salutare liberare la nostra mente dall’impaccio di inutili fardelli che spesso coincidono con vane preoccupazioni o con la necessità di tenere tutto sotto controllo. Questa specie di smemoratezza ci aiuta ad essere più distesi e creativi. Non fa male, anzi. A meno che non dipenda da uno stato di passività, di onda piatta, di non consapevolezza che espone ai rischi del cosiddetto “vuoto mentale”, contrario al vero Yoga e assai più vicino a una sorta di ebetismo in cui tutti i contatti con la propria presenza sono azzerati e quelli con i sensi sono spenti, dando come risultato un pericoloso assenteismo. In queste condizioni cosa si può ricordare?

Ci sono poi avvenimenti che si imprimono debolmente nella nostra sostanza mentale e che per noi non sono particolarmente rilevanti: vengono registrati dalle cellule addette ma non viene sprecata energia per evidenziarli nell’archivio della memoria. La nostra esperienza però comprende anche fatti che toccano in modo forte e dolente le corde della nostra emotività procurandoci disagio e dispiacere. Diventa allora una sorta di analgesico rimuovere dalla memoria questi fatti ricacciandoli sotto la soglia della consapevolezza con lo scopo di dimenticarli. Questo argomento è stato trattato negli articoli delle varie sezioni del portale, particolarmente in “Psicologia dello yoga” e quindi non mi dilungo sull’attività del materiale rimosso. Poi c’è tutto quello che riguarda la nostra eredità genetica, anche psicologica, che non è costantemente presente nella nostra memoria ma è lì, è qui. Siamo noi, è tutta la nostra storia che è storia della nostra coscienza. Tante funzioni vengono espletate in modo automatico perché così ben apprese che è persino inutile ricordarle e la nostra energia può rivolgersi ad altro.

E che dire di quelle smemoratezze che esprimono l’ostinazione della nostra volontà a non accettare determinate situazioni? Allora facciamo finta di non vedere e perciò non ricordare. Rientrano in questo ambito comportamenti, relazioni, persone che accendono in noi reazioni diverse, dall’irritazione all’intolleranza fino all’antipatia vera e propria. Se scattano certe repulsioni è perché la nostra immaturità (ignoranza?) ci rende deboli e incapaci di affrontare quelle parti di noi che vediamo riflesse all’esterno, quindi ce ne allontaniamo negandole in vari modi.

C’è infine un’altra interessante vicenda che spesso ci fa dibattere nei confini della memoria: vorremmo dimenticare a tutti i costi ma non ci riusciamo. Vorremmo cancellare certe immagini, certi ricordi … ma non c’è verso, non ce la facciamo! Quelli si ripresentano come ad un appuntamento fisso, degenerando in stati d’animo spiacevoli. Allora sì che vorremmo essere smemorati, ma la nostra mente è talmente congestionata dalla frenesia che la porta ad accumulare ripetutamente gli stessi dati, che non ce la fa a resettare e rischia di mandare in tilt il programma. Allora che facciamo? Impariamo a coltivare il pensiero opposto, a calmare la mente e a nutrirla con cibo migliore, impariamo a praticare il pranayama, a meditare. C’è uno sforzo volitivo da compiere per spostare l’attenzione da un oggetto (che fa male) ad un altro (che fa bene) per conoscere e utilizzare questo “ora” affinché diventi “oro” nella memoria. Magari spazzando via la polvere e pulendo i cassetti del tempo, lasciando andare il vecchio per far entrare il nuovo.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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