Silenzio

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Scherzo! Servono ancora parole, ma sarebbe bello comunicare più spesso in silenzio: avvicinarsi discretamente alla sua soglia e poi immergersi zitti zitti nella sua vastità, alla sua sacra presenza. Silenzio. Che gioia può dare il silenzio! Ci accompagna al cospetto di noi stessi, infrange le nostre chiacchiere, ci costringe dolcemente ad essere veri e attivi risvegliandoci all’eco di altri suoni.

Quando insegnavo ai più piccoli facevamo insieme cinque minuti di silenzio al giorno, non era facile, ma lo trovavo un ottimo espediente perché imparassero ad ascoltarsi e a dire parole autentiche, soprattutto ritenevo di un valore inestimabile la capacità di rimanere in silenzio per impararne i segreti. Valeva per i bambini ma anche per me, naturalmente! All’inizio era difficile trattenere le risate e gli scoppi di ilarità che mascheravano l’imbarazzo e la tensione. Poi cominciavamo ad apprezzare e ad attendere il momento in cui la regola era tacere. E dopo se avevamo qualcosa da dire … ci era passata la voglia..oppure eravamo più sinceri. Ci sentivamo più uniti. E gli occhi brillavano di più.

A volte il silenzio è difficile da sostenere, è come una lama d’acciaio che abbaglia lo sguardo e induce a un impegno severo prima di poterne comprendere la benedizione, ma può anche sfiorarci con la morbidezza e la dolcezza di una piuma. È quando si resta in silenzio, in compagnia di se stessi, consapevoli, che si può sentire vibrare lo spazio, se ne può percepire la tensione, si sente il battito cardiaco che cambia frequenza, si avverte il dilatarsi della coscienza mentre i pensieri si fanno più lucidi e tutto sembra più chiaro.

Il silenzio può brulicare di voci e l’oscurità può essere soffusa di luci” * Quando le parole non bastano, quando ci sono troppe parole o quando non ce ne sono affatto, ci vuole silenzio. Non serve l’agitazione, non serve l’impulsività, occorre trovare le condizioni giuste per permettere all’organismo di assimilare nuovi pensieri e nuove comunicazioni. Ci vuole un raggio di silenzio per riordinare la mente e udire la suprema Parola della Vita, per partecipare alla sua bellezza e alla sua infinità.                                                   Potrei chiamarlo lo Yoga del Silenzio.

L’aforisma occulto “Volere, conoscere, osare e tacere” si riferisce anche a questo. All’unificazione cioè dell’Anima con la personalità grazie a un atto di volontà concorde, a una sintesi di forze (che è risultato di conoscenza e coscienza)e a una esternazione ardita basata proprio sull’azione creativa superiore possibile solo con il silenzio di ciò che è inferiore.

Tacere vuol dire consentire nella quiete una trasmutazione alchemica spontanea che dà forza all’attività dei centri, equilibrio alla nostra energia e solennità alle nostre comunicazioni.

Allora non sprechiamo la nostra vitalità in contesti verbosi , non sciupiamo l’oro del silenzio nei nervosismi e nelle irritazioni che infiammano penosamente le nostre articolazioni, piuttosto cerchiamo nel silenzio il balsamo della pace che può soccorrere il cuore nostro e quello altrui rendendo disponibili ampie riserve di quell’energia che tutto pervade.

  • 80- INFINITO, prima parte – ed. nuova Era

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.