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Shiva

shivaNelle diverse leggende dei vari testi sacri indiani, Shiva è il terzo aspetto della Trimurti; Brahma è il creatore, Vihnu è il Conservatore e Shiva è il distruttore. La Trimurti è spesso concepita come un’unica divinità e viene rappresentata da una figura composta a tre volti, a significare l’Uno diviso in Tre.

Shiva significa “benevolo, gentile” e molte sono le sue forme, lo vediamo in un pacifico ambito familiare con la consorte Parvati e il figlio Skanda; come danzatore cosmico Natarja; come asceta nudo e solitario, come mendicante; come yogi; come unione androgina con la sua consorte in un unico corpo, mezzo femminile e mezzo maschile (Ardhanarishvara). Viene spesso identificato con la Divinità vedica Ruda: il Terribile. Egli è anche Hara, “Colui che ottiene”, cioè il tempo, o Bharava, “lo Spavento”, dai sessantaquattro aspetti. Ma è anche benevolo e gentile nelle sue manifestazioni. Egli distrugge come fuoco che tutto divora, egli provoca la morte dissolvendo periodicamente il cosmo così da consentire la rigenerazione della materia cosmica e prepararla ad una nuova alba dell’essere; all’apparenza terribile, Shiva rivela il suo aspetto benefico e misericordioso nella contemporanea distruzione dell’avidya, l’ignoranza in cui tutti gli esseri sono immersi e a causa della quale saranno sospinti verso un nuovo ciclo di nascita e morte.

Lo shivaismo è uno dei principali culti indiani a Shiva, in tale ambito viene considerato il Signore Supremo. Nei templi e negli altari delle case, Shiva è adorato nella forma del lingam o fallo, una rappresentazione di energia e delle diverse potenzialità del Dio. La venerazione del lingam viene officiata attraverso l’offerta di fiori freschi, acqua pura, frutta, foglie e riso essiccato al sole.

Shiva viene raffigurato in diversi colori, bianco o colore delle cenere, con il collo blu, (perché bevve il veleno di Vasuki per evitare la distruzione dell’umanità). I suoi capelli sono arrotolati e raccolti (jatamakuta) sulla sommità del capo, adornati con la luna crescente e il fiume Gange (per ricordare come attenuò la caduta del Gange sulla terra). Ha quattro o cinque o tre occhi, con il terzo a simboleggiare la conoscenza interiore, ma capace di distruggere col fuoco ogni cosa quando rivolge lo sguardo verso l’esterno.

Gli Shivaiti lo raffigurano con la fronte solcata da tre linee orizzontali. Indossa una ghirlanda di crani umani e un serpente circonda il suo collo. Ha due o quattro mani che impugnano un tridente, un piccolo tamburo, una pelle di daino, un mazza con un cranio all’estremità, un’ascia o un fulmine. Talvolta indossa dei serpenti come bracciali.

La figura di Shiva è così complessa nella sua manifestazione che sicuramente quanto esposto è solo una piccola sintesi per cominciare a capire questa Grande espressione Divina.

Il suo MANTRA OM NAMA SHIVAYA nella religione induista è il mantra dedicato a Shiva e può essere tradotta come “Signore, sia fatta la Tua volontà”, oppure “Mi arrendo a Te, Dio”. È considerato uno dei mantra più completi e potenti.

Questo mantra racchiude in sé il significato della manifestazione; ogni sillaba corrisponde ad uno dei 5 elementi che compongono il mondo fisico.

 

OM – Il primo suono della manifestazione

NA – Rappresenta l’etere nel quale ci uniamo

MA – Raffigura l’Aria; la mente che opera attraverso l’ego individuale

SHI – Rappresenta il fuoco che dà luce, chiarezza, forza

VA – Raffigura l’acqua, è la vita ma anche le emozioni che devono essere dominate

YA – Rappresenta la terra, la stabilità

 

Recitare questo mantra significa usare la forza e la potenza di Shiva per distruggere i nostri limiti e permettere alle nostre virtù di manifestarsi in tutto il loro splendore.

Luciana Mologni

Luciana Mologni

Luciana Mologni nasce nel 1950 a Bergamo e nel 1966 si trasferisce a Milano dove la spinta alla ricerca di sé la porta a frequentare nel 1985 la scuola di psicodinamica a Milano. Dopo aver sperimentato alcune tradizioni e diversi corsi di perfezionamento e varie discipline olistiche, impara a conoscere le erbe lavorando in Erboristeria. Nel 1991 si trasferisce a Modena dove scopre la disciplina del Raja Yoga, l'antica Scienza dell'Essere improntata alla conoscenza del sé più profondo, secondo gli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Frequenta dal 1998 la scuola triennale per terapeuti esoterici Energheia ed il master di perfezionamento Agnihotri. Dopo otto anni d'insegnamento in materie esoteriche, nel 2006 diviene docente di Energheia, la prima Scuola di formazione per terapeuti esoterici a Bergamo dove si è trasferita nel 2001. Attualmente è insegnante di Energheia, di meditazione e di per terapeuti esoterici Raja Yoga nell'ambito dell’associazione Atman.
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