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Ricerca del partner e solitudine: due facce della stessa medaglia

ricerca del prtnerVediamo il nesso tra la ricerca spasmodica dell’anima gemella e la solitudine che spesso ne deriva.
Il problema è l’attaccamento, è un po’ la stessa cosa del “chi troppo vuole nulla stringe”, in questo caso applicato alla vita di coppia.
Secondo la scienza esoterica è fondamentale “agire senza essere attaccati al frutto dell’azione”. Più sei animato dal desiderio di ottenere una cosa e più rimarrai deluso; se invece riesci ad agire in modo distaccato, ottieni il risultato migliore… che non è detto sia quello che desideravi, ma è esattamente quello che ti serve. Vediamo il perché.

Tutti sappiamo che la ricerca spasmodica difficilmente porta buoni frutti, eppure quando riguarda noi  c’è sempre un “ma…”, che sottintende: “sì, lo so che è così, ma nel mio caso è diverso, per questo e questo e quest’altro motivo”.

Ecco, con questa frase ce la stiamo raccontando, ci stiamo prendendo in giro, perché non riconosciamo la nostra responsabilità in quello che ci accade, e questo ci allontana dalla soluzione del problema.

Non è teoria, o meglio per chi lo ha sperimentato direttamente non lo è più; personalmente ho riconosciuto questo atteggiamento nel mio passato, e successivamente l’ho riscontrato in diverse persone alle quali ho fatto sedute di analisi e riequilibrio dei chakra.
Nei chakra è registrato il karma, e da qui parte la spinta all’azione che conduce al compimento del karma stesso. In eteroscopia è possibile vedere queste energie in azione e i loro effetti concreti nella vita delle persone.

In estrema sintesi vediamo come funzionano i “meccanismi” della coscienza:

  1. Il mio karma latente (vedi articolo) mi spinge alla necessità di sperimentare la sofferenza, per esempio quella prodotta dalla solitudine,
  2. sa che io non desidero la sofferenza e la solitudine, allora mi annebbia la mente facendomi desiderare la vita di coppia, ma in modo illusorio e confuso,
  3. guarda caso il risultato finale sarà proprio quella sofferenza che volevo evitare.
  4. L’immagine karmica ha nascosto il suo vero intento dietro quella che chiamiamo la maschera, che mostra sempre l’opposto della sua vera intenzione.

Facciamo un esempio: il mio karma mi spinge a desiderare la vita di coppia come se fosse la “soluzione a tutti i miei problemi”, tutto il resto passa in secondo piano: io “devo” trovare la ragazza ideale! In questo “devo” sta il problema.
La ricerca dell’anima gemella, di per sé sacrosanta, in questo “devo” diventa “attaccamento”; è talmente pressante che distorce la realtà e così rischio di farmi andare bene qualsiasi situazione. Magari mi “aggrappo” alla prima persona che abbia le caratteristiche che desidero, e se non le ha, gliele “cucio” addosso (…qui nascono altri problemi).

Questo tipo di attaccamento produce 3 risposte:

  1. la persona sente che mi sto avvinghiando a lei, e istintivamente si allontana. Risultato: sofferenza
  2. la persona sente la fragilità/dipendenza, e in un qualche modo se ne approfitta. Per intenderci è quella che ti considera un buonissimo amico… ma che non te la darà mai. Risultato: sofferenza
  3. Lei ci sta!?! Anche qui sono guai, perché avendo costruito su di lei un castello di illusioni, alla lunga le cose non possono funzionare e si passa dalla illusione alla delusione: “non sei più quella di prima…”, “sei cambiata…” e non ti rendi conto che lei è sempre stata così, sei tu che hai voluto vedere altro. Risultato: sofferenza

Parlo al maschile, ma la situazione è esattamente la stessa se invertiamo i ruoli maschio/femmina.
Questi discorsi forse tolgono la possibilità di lamentarsi e di dare la colpa agli altri della nostra solitudine, ma credetemi, è meglio così, perché è solo prendendo coscienza dei propri meccanismi che possiamo cambiarli e prendere in mano la nostra vita.

Dobbiamo capire che quello che fa la differenza non è tanto il tipo di desiderio o la forza che ci mettiamo per realizzarlo, ma è l’intento.
La ricerca spasmodica produce una energia che non è radiante, ma “traente”, attira a sé, quindi l’intento è in un qualche modo “egoistico”. L’altra persona percepisce questa energia e istintivamente si allontana.
L’immagine karmica gioca proprio su questo effetto, sa che ciò che è rivolto verso sè stessi è male, e come dice Massimo Rodolfi… il male fa male, quindi produce sofferenza.
Più cerco di esaudire i miei desideri attraverso i soliti meccanismi, gli automatismi della personalità, e più mi incasino. La soluzione adottata per raggiungere l’obbiettivo è la causa stessa del suo fallimento.

 La soluzione al problema è esattamente l’opposto, è imparare a stare bene con sè stessi. Anche questo lo sapevate già, ma sapete perché funziona? Perché quando state bene non cercate di attrarre, ma siete radianti, avete voglia di vivere e condividere.
La radianza
è la caratteristica dell’amore, sgorga dal profondo dell’essere, dal vostro vero Sè, che è distaccato e in pace… e allora le persone che si avvicinano non sentono più l’energia soffocante, ma al contrario sono attratte da ciò che siete veramente. Quindi attirerete persone in armonia con la vostra vera essenza, proprio come dicevo all’inizio.

Detta così sembra facile, ma le immagini karmiche sono nascoste, ci annebbiano, producono quelli che Patanjali chiama i “chitta vritti”.
Sempre Patanjali però ha codificato il Raja Yoga, dove fornisce strumenti  particolarmente efficaci, che ci aiutano ad eliminare i chitta vritti, realizzando lo: “Yoga Chitta Vritti Niroda”.
Non posso dilungarmi oltre, vi consiglio di approfondire questi argomenti sul libro “La Psicologia dello Yoga” di Massimo Rodolfi, e sperimentarli in pratica con gli insegnanti dei corsi di meditazione presenti in tutta Italia.

Buon lavoro.

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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