Retta Azione

retta azione“Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.”

Questo punto mi fa sorridere perché in verità ai corsi di raja yoga io riscontro esattamente il problema opposto, e cioè che gli allievi pensano e programmano anche troppo.

In effetti noi occidentali siamo molto mentali e i nostri problemi sono legati proprio a una eccessiva rigidità mentale o a un forte bisogno di controllo. Di conseguenza devo invitare frequentemente gli allievi a lasciarsi andare, a essere un po’ meno rigidi, ad aprirsi di più alla vita e disporsi ad ascoltarla. L’ascolto, privo di pregiudizio e di pensiero razionale, ci mostra la vita così come è, e vedremo che abbiamo sempre davanti ciò di cui abbiamo bisogno, basta “solo” imparare ad ascoltare.

Patanjali nel descrivere gli effetti del Raja Yoga usava la frase “Yoga chitta vritti nirodha”, che vuol dire “Lo yoga estingue le modificazioni della mente” (…o elucubrazioni mentali), cioè porta la mente in uno stato di quiete, libera dai mille pensieri che solitamente la perturbano, così può ricevere le impressioni che arrivano dalla vita… in questo modo la percezione diventa autentica.

Se siamo presi dai nostri pensieri la mente non può cogliere quello che succede intorno, e se abbiamo paura della vita useremo la mente stessa per proteggerci attraverso il controllo. E’ come essere chiusi in un bozzolo formato dai propri pensieri, si vedono solo quelli e si pensa che la vita sia tutta lì (questa è Maya, l’illusione). Invece quando apri la mente alla percezione espansa abbracci la vita e ti rendi conto che è abbondanza, non c’è niente di cui avere paura… ma questa è una grande realizzazione che si avrà solo molto avanti sul sentiero.

Allora, a proposito di ascolto, ho provato ad ascoltare da dove viene questa differenza tra l’indicazione di Papa Giovanni XXIII e quello che io ho come riscontro dai corsi di raja yoga, e ho percepito che probabilmente è la differenza che esiste tra il mistico e l’occultista.

Chi fa raja yoga in genere è un occultista, cioè colui che studia la vita su tutti i piani per comprenderla, infatti il Raja Yoga è definito lo yoga della mente, lo yoga di chi ricerca l’unione (yoga) attraverso la conoscenza, e quindi ci sta che sia frequentato da persone mentali. Esistono altri tipi di yoga: l’Hatha yoga è il più conosciuto ed è quello delle “posizioni” dove si ricerca l’unione partendo dal corpo fisico, o il Bhakti yoga dove l’unione si cerca attraverso la devozione, quindi partendo dal corpo astrale. Quest’ultimo è il sentiero del mistico ed è l’atteggiamento tipico dei fedeli; probabilmente il Papa si riferiva proprio a queste persone.

I mistici, e ce ne sono anche a raja yoga, hanno come caratteristica che si fanno prendere da grande entusiasmo quando incontrano il sentiero spirituale, ma poi faticano a portarlo avanti con costanza, hanno sempre bisogno di un impulso emotivo.

Per queste persone la “resistenza“ si manifesta sotto forma di difficoltà a rimanere focalizzati. In questo senso la meditazione aiuta tantissimo, infatti dharana (la concentrazione) è il primo dei 3 stadi della meditazione (seguito da dhyana e samadhi), e indica lo stato di mente focalizzata.

Allora per il mistico è sicuramente indicata la meditazione, ma è un buon consiglio anche quello di farsi un programma e portarlo avanti. Non sarà facile, non è la sua modalità abituale, e allora il “papà” Papa consigliava di provare: Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.” “Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.”

Provarci “solo per oggi” magari non mi spaventa, e poi ci proverò un’altra volta e poi ancora, a lungo andare questa diventerà una nuova abitudine… è così che nel tempo si realizzano la concentrazione, la presenza e la stabilità.

Ripeto, per chi è astrale è difficile seguire un programma a puntino, esattamente come per chi è mentale è difficile lasciarsi andare, pensare o controllare un po’ meno… eppure con l’esercizio queste qualità si possono integrare nella propria personalità. Allora consiglio alle persone poco costanti di provate questo suggerimento e magari di iniziate un corso di meditazione dell’associazione Atman, vi aiuterà tantissimo.

Detto questo, nel fare un programma dovrete stare attenti a 2 “malanni”: la fretta e l’indecisione.

Sembrano cose normali, ma nascondono meccanismi ben precisi della personalità. In pratica se riuscissimo ad osservarci mentre agiamo, capiremmo bene quali sono i nostri attaccamenti nella vita, ed è importante capirlo perché la sofferenza dipende proprio dagli attaccamenti, e si risolve solo con il distacco. Vedere a cosa siamo attaccati è il primo passo per uscire dalla sofferenza ed entrare sul sentiero spirituale.

L’azione fatta in fretta indica un nostro attaccamento ben preciso, cioè che l’azione è motivata dal bisogno per esempio di dimostrare qualcosa a qualcuno o di ottenere qualcosa che riteniamo di vitale importanza… per noi. E’ dettata dal desiderio e da meccanismi distorti che legano a questa azione la propria “sopravvivenza”. Vuol dire che non abbiamo fede nel fatto che le cose si realizzano con i propri modi e i propri tempi che noi dobbiamo imparare a rispettare, questo si chiama distacco.

Anche l’indecisione è legata al fatto che diamo troppa importanza a noi stessi e a quello che facciamo, non l’importanza vera data dalla consapevolezza che ogni azione serve, ma l’importanza egoistica legata solo a quello che ci può ritornare.

La retta azione invece è quella distaccata, le scritture insegnano che è quella dove non c’è attaccamento al frutto dell’azione stessa. Questa richiede una grande maturità spirituale, in pratica quando sei sereno e distaccato semplicemente ascolti la vita e fai quello che ti mette davanti; senza indecisione, perché se la vita te lo propone vuol dire che è quello che serve, e senza fretta perché hai realizzato che ogni cosa ha i suoi tempi e, se hai fiducia nella vita, tu li rispetti.

L’uomo vorrebbe dettare i propri ritmi alla vita e alla natura, ma come stiamo vedendo più cerchiamo di alterare i ritmi della natura e più combiniamo danni. Invece il saggio rispetta la vita, ha pulito il proprio cuore dall’egoismo e adesso vede la vita nella sua perfezione, quindi non può che amarla, ammirarla e assecondarla nel suo fluire, agendo come strumento per la realizzazione della vita stessa. Quanto siamo distanti da tutto ciò?

Va beh tranquilli è normale, l’uomo è così per statuto, però è destinato ad evolvere. Allora iniziamo questo percorso di elevazione… anche con questi utili consigli:

Solo per oggi mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.” “Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.”

“Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Mt. 6,34)

Ti potrebbe interessare

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.