Piccola “telepatia” da ufficio – seconda parte

In un momento di sconforto e solitudine in ufficio, guardando dalla finestra continuavo a ripensare ad un libro, Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey.
A pag. 20, l’autrice, scrive:

I gruppi si mantengono uniti mediante una interna struttura di pensiero”

Volendo aprire una parentesi sulle multinazionali e su quei poteri che ritengono di detenere le sorti del mondo, viene da commentare: se è come dice la Bailey (“… uniti mediante una interna struttura di pensiero…”), allora… separa le strutture di pensiero, crea ed alimenta ideologie contrastanti, e separerai i gruppi, spaccherai gli animi e governerai (o ti illuderai di governare) il mondo! Sembra orribile, eppure è così, il famoso “divìde et ìmpera” è proprio questo, e forse chi manipola certe leggi della vita, al momento vi riesce perché, seppur in maniera miope, empia ed egoistica, ne conosce quantomeno alcuni aspetti, magari i più superficiali, ma in un certo modo si è preparato, alcuni “compitini per casa” se li è fatti! Parlando più in generale, aggiungiamo che pure chi non è consapevole di queste leggi ne risponde e vi si confà comunque, e infatti ecco il costituirsi di altri gruppi “uniti mediante una interna struttura di pensiero”, gruppi che chiamiamo “nazione”, “famiglia”, “associazione”, “banda”, “la mia squadra di calcio in serie A”…
Volendo invece vedere la cosa dal punto di vista dell’individuo, a pag. 30 del libro, la Bailey suggerisce:

“In ultima analisi si tratta di stabilire che cosa è che vi ”impressiona” in ciascun dato momento e poi in qual modo vi condizioni”

In maniera sana oppure malata, animalesca e inconsapevole oppure come una seria assunzione di responsabilità, in sostanza il punto è che siamo tutti legati. Siamo “irrimediabilmente”, inevitabilmente, per nostra e cosmica natura, tutti interconnessi!

Due simpatici signori, un biologo molecolare francese, Matthieu Ricard, oggi monaco buddista in Nepal, e Trinh Xuan Thuan, un astrofisico vietnamita, hanno scritto a quattro mani un bel libretto dal titolo italiano Dal Big Bang all’Illuminazione. A un certo punto si mettono a parlare di interdipendenza, proprio di questa profonda connessione di ogni elemento con ogni altro esistente, e scrivono a pag. 59:

“Noi non neghiamo che i fenomeni accadano davvero, ma sosteniamo che siano ‘dipendenti’, insomma che non esistano autonomamente (…) una cosa può apparire solo perché è correlata alle altre (…) Il suo modo d’essere è semplicemente quello della correlazione (…) le caratteristiche dei fenomeni sono definite solo attraverso le relazioni”

E a pag. 66, spiegando il “principio di Mach” (Mach è il tizio che ha dato il nome all’unità di misura delle velocità supersoniche), proseguono:

“Quando, con fatica, spingiamo un’auto, la resistenza che essa oppone al movimento è creata da tutto l’universo. Mach non ha mai spiegato questa misteriosa influenza universale diversa dalla gravità, né qualcun altro dopo di lui è stato in grado di farlo (…) queste interazioni non si fondano né sulla forza né sullo scambio di energia, ma collegano tutto l’universo. Ogni parte porta in sé il tutto, e da ciascuna parte dipende il tutto (…) La simultaneità dei fenomeni è naturale, giacché ciascuno di essi implica la presenza di altri. Ritorniamo a: ‘questa cosa può esistere soltanto se esiste quella, questa cosa può cambiare solo se cambia quella.

Insomma, siamo parti, anzi di più, siamo aspetti di una realtà unica, così vasta e sublime che non ci sono termini né concetti umani per esprimerla, possiamo al limite tentare descrizioni della meraviglia e del senso di sacralità che forse suscita la sua prospettiva, descrizioni come questa che la Bailey fa nel suo libro, a pag. 78:

“…non esiste alcuna possibile separazione nella nostra vita planetaria manifestata, né altrove, neppure oltre i confini del nostro pianeta. Il concetto di separazione, d’isolamento individuale, è un’illusione della mente umana non illuminata. Tutto, ogni forma, ogni organismo esistente entro qualsiasi forma; tutti gli aspetti della vita manifestata in ciascun regno della natura, sono intimamente collegati fra loro…”

 E una ventina di pagine più avanti (pag. 93), approfondisce la relazione che esiste tra le forme, una relazione -si badi bene- che rimane profonda e sostanziale anche lì dove una forma ne stia respingendo un’altra:

“… Questa forma, o centro, grande o piccola, un uomo o un atomo di sostanza, è in rapporto con tutte le altre forme ed energie manifestantesi, esistenti nello spazio circostante, ed è automaticamente ricettiva ad alcune mentre altre ne respinge, con il non riconoscerle; essa convoglia e trasmette altre energie irradiate da altre forme divenendo in tal modo a sua volta ‘agente di impressioni’…”

 Allora, altro che inutile – mi sono detto-, sarò pure parte di qualcosa, no?
Nel tratto che va dalla finestra alla mia scrivania, il mio lavoro di ufficio in quel giorno, letteralmente, mutò. Mi piacerebbe poter dire che l’ufficio da allora divenne un paradiso incantato e che le scartoffie si trasformarono in putti e ninfee, ma -ahimè!- credo di averne ancora, di strada, per riuscire a guardare le cose con “l’occhio nuovo”… Eppure, quel pomeriggio, riprendendo a caricare fatture fornitori al computer, sentii di essere un “nodo”, un punto nevralgico: attraverso di me un’informazione esterna veniva recepita nel gruppo “azienda”, avrebbe fatto il suo corso, si sarebbe aggiunta alle voci di bilancio e poi, con poca gioia dei proprietari e indifferente soddisfazione di operatori finanziari esterni, si sarebbe mutata in pagamento, in un bel bonifico bancario, e dunque in un altro flusso, verso altre strutture e persone che l’avrebbero processata…

Certo, pagare un fornitore telepaticamente sarebbe il massimo (per la mia azienda, non certo per il fornitore, a cui non piacerebbe affiato mangiare pane telepatico!), ma ricordarsi quanto più possibile di essere parte attiva nel reticolo umano, di essere pienamente responsabile di ogni propria azione quotidiana, per quanto noiosa, banale o ripetitiva, insomma realizzare di essere “telepatico” nutrendo la relazione con gli altri, riconoscendo il gruppo di cui si è parte, partecipandovi pienamente, ricevendo, comunicando e condividendo con quanta più consapevolezza possibile, con le azioni e con le percezioni, questo si che, oltre a farti sopravvivere ad un pesante pomeriggio in ufficio (o in casa, o al supermarket…), nutrirebbe – e parecchio!- la coscienza…
E con questo, non ci sono super poteri che possano competere!

 

(I brani citati sono tratti da:

Matthieu Ricard & Trinh Xuan Thuan, Dal Big Bang all’Illuminazione, Torino, Edizioni Amrita, 2008)

Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda edizione italiana)

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Maxmiliano Bancheri

Maxmiliano Bancheri

Ho 43 anni. Sposato con Irene. Dalla scuola media, alla Maturità Classica, a un anno e mezzo di Teologia, ho frequentato per 11 anni il Seminario vescovile in Caltanissetta; successivamente ho conseguito anche il diploma di Ragioniere; ho curato alcune pubblicazioni locali mentre mi occupavo anche della “EraNova Editrice”, il settore editoriale all'interno di un'azienda di servizi informatici in Delia (CL) in cui attualmente lavoro come operatore Amministrativo. La curiosità verso il “significato delle cose” e la ricerca di aspetti diciamo “più sostanziali” della vita, sono stati negli anni un personale tema ricorrente che per lungo tempo hanno trovato espressione in svariati e numerosi generi di lettura... di conseguenza, la mancanza di pratica si è sempre stesa come un ombra sui libri che leggevo. Inevitabile, la rinnovata “spinta” che ho sentito a un certo punto, quando ho conosciuto più da vicino la realtà dell'Associazione Atman, intorno al 2012/2013. Fortissima sensazione di “familiarità”! Nel 2016 sto continuando il terzo anno della Scuola Energheia: fra i tanti, importantissimi momenti di apprendimento, studio e pratica, i cui effetti sulla coscienza mi è impossibile descrivere in poche parole, questa esperienza mi ha permesso anche una preziosa ripresa e una migliore “attualizzazione”, diciamo una più cosciente considerazione di tanti insegnamenti giovanili che per troppo tempo sono stati da me incompresi, fraintesi, accantonati o tenuti interiormente in sospeso.