Piccola “telepatia” da ufficio – prima parte

Un giorno di Maggio 2016. Sono alla mia scrivania in azienda e sto caricando al computer delle fatture fornitori. I colleghi coi quali condivido quotidianamente la stanza sono fuori per lavoro e perciò sono da solo. Sono da solo e carico al computer delle fatture fornitori! E mi sembra una cosa inutile! Alla decima o alla ventesima fattura, mi sembra di sprecare il mio tempo. Provo come un senso di aridità, di fiacchezza… neanche la musica che ho messo in sottofondo mi aiuta! E ad ogni fattura che carico in quel maledetto computer, mi sento sempre più solo e inutile!
Così facciamo una pausa, io, le fatture fornitori ed il computer; lui lo metto in pausa, loro le abbandono sulla scrivania ed io mi concedo uno sguardo alla finestra. Un breve istante, come una boccata d’aria, però presa con lo sguardo, al di qua del vetro. E d’improvviso mi sovvengono alcuni passi di un libro che, due-tre paginette la sera, sto leggendo in questo periodo (tra l’altro è una lettura alla quale sono stato invitato, al secondo anno della Scuola Energheia) e questo libro mi sembra quanto mai azzeccatissimo per come mi sento questo pomeriggio.
Si tratta di Telepatia e il veicolo eterico, di Alice A. Bailey *; qualche sera fa vi leggevo:

“Vi è un interessante parallelo fra i tre modi d’attività telepatica e le loro tecniche, ed i tre mezzi principali di comunicazione sulla Terra:

Telepatia istintiva… Viaggi per ferrovia, stazioni………… Telegrafo

Telepatia mentale… Viaggi per mare, porti sulle coste…. Telefono

Telepatia intuitiva… Viaggi aerei, aeroporti………………… Radio

Ciò che avviene in rapporto alla coscienza umana ha sempre una manifestazione esterna o trova un’analogia nel piano fisico; così è appunto per quanto riguarda lo sviluppo della sensibilità all’ impressione.

Se si considera (ma anche no) che il libro è stato scritto nel 1950, analogie come questa appaiono davvero all’avanguardia. Già l’argomento in sé appare molto avanzato; volendo sintetizzare, per “telepatia”, in questo caso, s’intendono -diciamo così- quei “modi di comunicazione” che avvengono a prescindere dall’emissione del suono così come lo concepiamo ordinariamente, quelle “forme di rapporto” cioè che si instaurano tra corpi più sottili di quello fisico. Volendo accostarsi all’argomento con un pizzico di apertura mentale o ammettendo ipotesi poco abituali, possiamo intendere la “telepatia” in senso ampio, includendovi anche quelle “relazioni misteriose” che si stabiliscono al di là dei limiti fisici e di cui un po’ tutti, nel quotidiano, alle volte facciamo esperienza, magari senza accorgercene del tutto, magari spiegandole come “coincidenze”, “casualità” o chiamandole “intesa particolare”, “legami emotivi”, “linguaggio non verbale”…

L’argomento -si diceva- è avanzato anche per i giorni d’oggi in cui, udendo “telepatia”, si immaginano super poteri, supereroi o super-pazzi, ma la Bailey ne fa un’ampia e dettagliata trattazione (in questo brano, in particolare, distingue tre tipi di telepatia, una prima che avviene fra gli aspetti umani più bassi, astrali ed emotivi, chiamandola “istintiva”, poi quella che avviene attraverso le sfere mentali, donde il nome, appunto, di “telepatia mentale”, e infine quella che si realizza tramite i centri più elevati dell’uomo, cioè i due della testa più quello della gola, -per così dire- i punti più prossimi al piano dell’anima e che l’autrice chiama “telepatia intuitiva”…)

Controversie e tipi di telepatia a parte, leggevo di trasporti, di telegrafo, telefono, radio… al che, durante questa angoscia da computer che provavo in ufficio, ho pensato: e il web? Internet? I cellulari? E gli Shuttle, i Rover su Marte? Cosa possono rappresentare, della coscienza umana, queste “manifestazioni esterne” mie contemporanee?
Certo, il mondo ipertecnologico di oggi, tutto silicio e microchip, tutto una intricatissima rete globale, tutto attraversato da flussi continui di mezzi d’ogni sorta, presenta tante di quelle storture, pratiche disumane, violenza, ma anche corbellerie e stupidaggini, presenta, in una parola, un’ignoranza tale che quasi quasi uno cede alla tentazione di pensare che,umanamente, non si esprime più granché! Eppure…
Eppure la struttura in sé, questo “meccanismo globale”, con le sue interconnessioni, i vari “nodi” di strade o di fibre ottiche, di certo qualcosa di quest’umanità impazzita lo esprimerà pure! Ma che cosa?
Le parole stesse che l’umanità (nel nostro caso, l’umanità italiana) usa, suggeriscono qualche ipotesi: “informatica”, “comunicazione”, “globalizzazione”. Dopo le fonti di nutrimento, dopo le materie prime, dopo le varie forme di energia, gli esseri umani sembrano ripetere i loro soliti giochetti di potere mettendo sul “tabellone del Monopoly mondiale” l’ultima novità: l’informazione. Oggi, basta volerlo e tutto può essere convertito in informazione. Sarà questa, la strada giusta per superare i limiti della materia? Vedremo…
Inoltre, se da un lato le nazioni hanno sempre buoni motivi per marcare i propri confini e restare distinte, se non estranee fra loro, in barba alla globalità, dall’altro non si vede l’ora di abbattere quanto più possibile le distanze, diventare più rapidi, più veloci, più estesi, tanto sul globo quanto con gli altri pianeti… E’ come se l’essere umano non riesca a decidersi: uguali o diversi? Vicini o distanti? Connessi o separati?
La percezione degli individui -inevitabile!- ha lampi di scuotimento, durante l’altrettanto inevitabile torpore procurato dai “media obbligatori” (ora anche portatili!). Nel marasma moderno, il singolo essere umano fa dunque esperienza “forzata”, ora del gruppo, ora di sé, vive e alterna questi due aspetti che evidentemente gli appaiono nettamente separati, crea e riceve stimoli, spesso ciecamente, ma si dice che pian piano evolva i propri strumenti e meccanismi di emissione e di risposta -e si spera- a favore di quella vita interiore che, di fatto, lo anima e che prima o poi finirà con l’esprimersi in maniera sveglia e completa.

* Il brano citato è tratto da:
Alice A. Bailey, Telepatia e il veicolo eterico, Vitinia di Roma, Editrice Nuova era, 1977 – seconda  edizione italiana – pag. 13 dell’edizione italiana).

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Maxmiliano Bancheri

Maxmiliano Bancheri

Ho 43 anni. Sposato con Irene. Dalla scuola media, alla Maturità Classica, a un anno e mezzo di Teologia, ho frequentato per 11 anni il Seminario vescovile in Caltanissetta; successivamente ho conseguito anche il diploma di Ragioniere; ho curato alcune pubblicazioni locali mentre mi occupavo anche della “EraNova Editrice”, il settore editoriale all'interno di un'azienda di servizi informatici in Delia (CL) in cui attualmente lavoro come operatore Amministrativo. La curiosità verso il “significato delle cose” e la ricerca di aspetti diciamo “più sostanziali” della vita, sono stati negli anni un personale tema ricorrente che per lungo tempo hanno trovato espressione in svariati e numerosi generi di lettura... di conseguenza, la mancanza di pratica si è sempre stesa come un ombra sui libri che leggevo. Inevitabile, la rinnovata “spinta” che ho sentito a un certo punto, quando ho conosciuto più da vicino la realtà dell'Associazione Atman, intorno al 2012/2013. Fortissima sensazione di “familiarità”! Nel 2016 sto continuando il terzo anno della Scuola Energheia: fra i tanti, importantissimi momenti di apprendimento, studio e pratica, i cui effetti sulla coscienza mi è impossibile descrivere in poche parole, questa esperienza mi ha permesso anche una preziosa ripresa e una migliore “attualizzazione”, diciamo una più cosciente considerazione di tanti insegnamenti giovanili che per troppo tempo sono stati da me incompresi, fraintesi, accantonati o tenuti interiormente in sospeso.