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Percepire il Proposito

Percepire il propositoOggi voglio condividere con voi un’esperienza molto forte di percezione del proposito vissuta durante il lavoro di gruppo alla scuola Energheia.

La condivido perché, pur riguardando una persona specifica, in realtà la si può estendere a tantissimi allievi di yoga e a coloro che stanno cercando.

Passiamo alla percezione: ascoltando su tutti i piani la persona abbiamo (il lavoro si fa in gruppo) riscontrato che il suo problema principale era una certa rigidità dovuta ad un eccesso di controllo, tutto quello che faceva doveva essere preparato prima nei minimi dettagli, e doveva essere fatto bene!

Premesso che una certa dose di controllo va anche bene, volere che le cose siano fatte bene e non lasciare tutto al caso è sacrosanto, altrimenti si sconfina nel fatalismo e nel lassismo, il problema si pone se proviamo disagio quando le cose sfuggono al nostro controllo o non vanno come avevamo programmato.

Se in queste circostanze ci incazziamo vuol dire che in fondo in fondo non accettiamo la vita, e allo stesso tempo non ammettiamo i nostri limiti, perché questo atteggiamento implica la presunzione di conoscere già come le cose debbano andare.

Sembra banale, ma se ascoltate le conversazioni al bar sentirete come tutti sappiano tutto e abbiano la ricetta per risolvere qualsiasi problema. Eppure stranamente, nonostante cotanta sapienza, le cose su questo pianeta non è che vadano proprio benissimo.

Il Buddha già 2500 anni fa diceva che la sofferenza è causata dall’ignoranza, e infatti l’uomo soffre perché non conosce, non conosce le leggi della vita e pretende di indirizzare gli avvenimenti secondo la propria volontà. Questa è la causa della sofferenza umana.

Attenzione che se non smettete di volere che le cose vadano come dite, sarete voi ad andare in crisi, non certo l’universo, perché l’universo andrà avanti lo stesso, seguendo le proprie leggi.

Il controllo e le aspettative sono il tentativo di tenere la vita entro i confini che conosciamo già, perché fondamentalmente abbiamo paura del nuovo, del diverso e del cambiamento. Però questa equivale alla morte, perché in realtà siamo anime che si sono incarnate proprio allo scopo di sperimentare tutto ciò che concerne i tre mondi inferiori: fisico, astrale e mentale. Se smettiamo di sperimentare, la nostra stessa incarnazione non avrebbe senso.

E allora dobbiamo avere l’atteggiamento dei bambini, che si buttano nelle esperienze con entusiasmo e stupore, perché desiderano conoscere e imparare sempre cose nuove.

Apertura, accettazione e accoglienza saranno i mantra della nuova umanità; dovremo smettere di avere delle aspettative e soprattutto smettere di volere imbrigliare la vita.

La vita procede secondo leggi ben precise, i buddhisti lo chiamano il Dharma, ed è meglio così. È meglio che il Creatore sia un altro e che la vita l’abbia fatta come voleva Lui, perché se la vita seguisse i piccoli voleri degli uomini sarebbe un casino. Questa cosa mi ricorda il film “Una settimana da Dio”, se non l’avete visto ve lo consiglio, è molto carino.

La personalità vorrebbe controllare tutto perché non ha fede, ha paura di non ricevere abbastanza dalla vita, e questo perché ha una visione ristretta, offuscata dal velo di Maya.

Non ci si rende conto che i nostri progetti sono ristretti, perché nascono dalla limitatezza della mente umana che non conosce i piani della creazione, mentre se apriamo i nostri cuori potremo partecipare delle bellezze della vita, che sono indescrivibili, perché comprendono piani di coscienza talmente elevati che l’uomo ancora non riesce a concepire… e mentre dicevo questomi sono ritrovato immerso nelProgetto”, quello con la P maiuscola che riguarda tutti… è stato un flash, la percezione si è espansa e mi sono trovato all’interno di questo flusso, che era la vita, che ci conteneva e allo stesso tempo ci nutriva. Era bellissimo… sembrava la corrente di un fiume, che segue un percorso ben preciso (il dharma?)… un qualcosa che è difficile esprimere a parole, ma che spero potrete sperimentare un giorno.

Cosa è successo? Che l’energia segue il pensiero e mentre parlavo di apertura del cuore, la mia coscienza si è effettivamente aperta e per alcuni attimi ho potuto percepire il proposito

Ovviamente non era il “Proposito Divino” in toto, ma quel barlume di proposito che la mia coscienza ha potuto percepire in quel momento… e già così è qualcosa di indescrivibile.

Questo può accadere perchè in anni di yoga e meditazione la coscienza si è espansa fino a potere avere finalmente accesso a certi piani di coscienza che prima neanche mi sognavo. Per carità, c’è ancora tanto da lavorare e la coscienza va stabilizzata su quel piano, ma ho toccato con mano quello che tutte le scritture ci hanno sempre detto: distaccatevi da voi stessi, alzate gli occhi al cielo, e ogni altra cosa vi verrà data in più. Ecco, la sensazione è stata che tutto ha un senso, mi sono sentito al posto giusto, inondato di amore, in questo flusso meraviglioso che è la vita.

Per carità, la coscienza va espansa ulteriormente e soprattutto deve essere stabilizzata su quei piani, però le esperienze di questo tipo sono sempre più frequenti, quindi… avanti… con cuore e mente aperti.

Quando percepisci queste cose ti rendi immediatamente conto di quanto i progetti che abbiamo noi uomini siano ben poca cosa e anzi di quanto siano fallaci. Non lo dico per sminuire l’uomo, ma per farvi capire che siamo attaccati a cose che sono molto relative, e che la felicità alla quale aspiriamo è già disponibile in ogni momento, ma bisogna essere disposti ad abbandonare le proprie rigidità e aprire i propri cuori. Come diceva Gesù… bisogna ritornare bambini.

Fino a quando tenterete di tenere tutto sotto controllo non potrete accedere a questo tipo di esperienza. Per questo vi consiglio di meditare, di aprire i cuori, di aspirare, di alzare gli occhi al cielo e di dire spesso “sia fatta la Tua volontà”, perché è così che la coscienza si può espandere fino a sperimentare i piani di coscienza che definiamo “spirituali”, dove cessa ogni sofferenza e si raggiunge la pace interiore.

Quando seguiamo i nostri piccoli progetti stiamo veramente barattando il Regno dei Cieli per un piatto di lenticchie.

Quando diciamo “non ho tempo per meditare” e poi dedichiamo tempo a mille altri progetti… “così importanti!”, stiamo barattando il Regno dei Cieli per un piatto di lenticchie.

Il controllare la vita non vi darà la felicità e non porterà alla perfezione, anzi, è proprio il limite che vi sta impedendo di realizzarla.

Andate oltre, osate, apritevi… e rimarrete stupiti e commossi, come lo rimango io ogni volta che ho esperienze di questo tipo.

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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