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Parole al vento

La parola è, secondo molte visioni, uno strumento di trasmissione di concetti o informazioni o idee, in base alle quali date sequenze di suoni o di segni grafici indicano un significato riconoscibile tanto da chi lo emette quanto da chi lo percepisce. La parola quindi, possiamo definirla il vestito dei nostri pensieri. Quando noi parliamo o cerchiamo di esprimere le nostre idee, rivestiamo queste con il suono fonetico delle sillabe che lo rappresentano, non abbiamo mai fatto caso al suono dolce delle nostre parole, a quello greve o alle parole dette tanto per dire qualcosa, eppure hanno una qualità energetica che, inequivocabilmente, colpisce chi ci ascolta. L’energia che esprimiamo attraverso le nostre parole è l’energia del nostro pensare. Ogni pensiero pensato con forza precipita poi sul piano fisico, sia come parola che come progetto creativo. Riflettendo sul titolo dell’articolo, quante parole al vento diciamo? Quante volte cerchiamo di imporre la nostra voce? Magari anche con forza per non dire rabbia. Ed inevitabilmente scopriamo che stiamo agendo con la volontà, non proprio benevola come sembra, ma con la spinta di imporre le nostre idee, che secondo il nostro punto di vista sono le più giuste <<appunto secondo noi>>… non cerchiamo neanche magari di ascoltare quelli che ci stanno vicino, non ci accorgiamo del loro disagio e della difficoltà di esprimere la loro parola, che rappresenta il loro pensiero. Che dire poi delle parole al vento, quando parliamo, tanto, per attirare l’attenzione degli altri, un po’ come i bambini che piangono per farsi sentire. Imparare l’ascolto e il silenzio non è facile, vuol dire non pensare solo a se stessi, ma al bene di chi ci sta di fronte. I testi antichi e sacri fanno riferimento alla parola come qualcosa di grande con cui l’uomo può esprimersi e creare, essa è il suono, cioè la prima manifestazione Divina: il Padre, la OM per l’oriente e l’Amen per l’occidente.

Nel Vangelo è scritto: <<D’ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio, che dalle tue parole sarai giudicato, e dalle tue parole sarai condannato>> (Matteo XII,36,37)

Nel << Trattato di Magia Bianca>> è detto che: <<le parole possono essere di tre generi: 1) parole oziose; 2) parole amorevoli e buone; 3) parole né buone né amorevoli. Di queste ultime se ne dovrà pagare il prezzo a breve scadenza. Esse sono le parole egoistiche, le parole di odio, le parole crudeli, le parole di maldicenza velenosa. Tutte queste parole uccidono i vacillanti impulsi dell’Anima, tagliano le radici della vita e quindi producono morte>>.

E ancora nel libro (Ai piedi del Maestro) << E’ bene parlare poco, ancor meglio è tacere del tutto, a meno che tu non sia ben sicuro che quanto stai per dire sia vero, amorevole, utile. Prima di aprire bocca considera attentamente se quello che stai per dire ha questi tre requisiti, e se non li ha taci>>.

Noi, non conosciamo le leggi della manifestazione Divina, e, come spesso accade, dimentichiamo che ogni suono corrisponde ad una vibrazione, e le vibrazioni, producono effetti definiti e determinati. Inoltre a ogni nostra parola corrisponde un sentimento, e anch’esso produce forza energetica, che si propaga creando dei risultai concreti, sul piano fisico. Ricordando l’antico motto degli occultisti << conoscere,volere, osare e tacere>>, forse quest’ultimo è il più difficile di tutti da raggiungere.

Imparare a tacere non è facile per la personalità, perché dobbiamo zittire il pensiero, padroneggiare la parola e fermare l’azione, che sono i tre aspetti con cui ci mostriamo nella vita, ma è già qualcosa dominare la parola e sperimentare il silenzio sul piano fisico.

Il vero silenzio spirituale… a questo proposito Alice Bailey nel trattato di Magia Bianca scrive: <<Solo quando il numero delle parole normalmente dette sarà ridotto e sarà appresa la pratica del silenzio, sarà possibile alla <<parola>> di esercitare il suo potere sul piano fisico. Solo quando le molte voci della natura inferiore e del proprio ambiente taceranno, potrà la <<voce che parla nel silenzio>> rendere possibile la sua presenza. Solo quando il suono di molte acque svanirà nell’acquietamento delle emozioni, sarà udita la chiara voce del Dio delle acque>>.

Risulta chiaro che la lotta per diventare innocui, passa per la parola con la quale ci rapportiamo con il mondo che ci circonda, la quale esprime i nostri pensieri e sentimenti. Il conflitto è inevitabile iniziando ad ascoltare, cosa diciamo e come lo diciamo, sarà su tutti i piani della nostra coscienza. Dal libro << Dal sè inferiore al sè superiore>> <<Impariamo a comprendere la forza silenziosa del servizio tacito, del “wu-wei”, che è l’azione senza azione degli indù, che ci apre alla sorgente delle energie inusitate dentro di noi>>. Vivere innocuamente come esseri spirituali , significa saper parlare con parole non gettate al vento, ma con una conoscenza delle leggi che governano il nostro universo.

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Luciana Mologni

Luciana Mologni

Luciana Mologni nasce nel 1950 a Bergamo e nel 1966 si trasferisce a Milano dove la spinta alla ricerca di sé la porta a frequentare nel 1985 la scuola di psicodinamica a Milano. Dopo aver sperimentato alcune tradizioni e diversi corsi di perfezionamento e varie discipline olistiche, impara a conoscere le erbe lavorando in Erboristeria. Nel 1991 si trasferisce a Modena dove scopre la disciplina del Raja Yoga, l'antica Scienza dell'Essere improntata alla conoscenza del sé più profondo, secondo gli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Frequenta dal 1998 la scuola triennale per terapeuti esoterici Energheia ed il master di perfezionamento Agnihotri. Dopo otto anni d'insegnamento in materie esoteriche, nel 2006 diviene docente di Energheia, la prima Scuola di formazione per terapeuti esoterici a Bergamo dove si è trasferita nel 2001. Attualmente è insegnante di Energheia, di meditazione e di per terapeuti esoterici Raja Yoga nell'ambito dell’associazione Atman.
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