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Mormorare

momorareMormorare vuol dire produrre un rumore appena udibile ma continuo, a tratti più intenso e più forte. Come è in natura il fruscio delle foglie mosse dal vento o il murmure del mare o il canto sommesso degli uccelli in certi momenti del giorno.
Il verbo in questione si riferisce anche, come sappiamo, ad una attività troppo spesso praticata da noi umani quando parliamo tra i denti, mormoriamo sommessamente e bisbigliando in tono malizioso esprimiamo a mezza voce il nostro malcontento, insinuando colpe e demeriti veri o presunti di altri e dell’altrui operato. In questo caso si chiama maldicenza ed è decisamente contraria allo yoga, per cui dovremmo istantaneamente passare a coltivare il pensiero opposto trasformando in benevolenti parole il fruscio delle nostre voglie (non foglie) mosse dal vento della calunnia, spesso travestito da intelligenza critica. L’arte dell’inganno è bene esercitata dalle sottili perfidie del male.

Nel vangelo di Giovanni (6, 41-59) si narra di Gesù che esorta la folla a non mormorare come facevano i giudei sul suo conto, ma piuttosto ad accogliere l’insegnamento che viene direttamente da Dio. E Chi viene direttamente dal Padre è il Figlio, è la parola dell’Anima in noi, è il Pane Vivo che discende dal Cielo. Il monito di Gesù è rivolto quindi all’ascolto e alla pratica della conoscenza vera, possibile solo attraverso un intimo colloquio con se stessi e con gli aspetti più elevati del nostro cielo interiore, escludendo perciò ogni possibile mormorio o frastuono di natura diversa.
Mormorare è come impastare un pane venefico con ciò che giunge dagli aspetti melmosi della nostra coscienza. Lo Spirito vivifica. La maldicenza uccide, soprattutto chi ne è schiavo e soggiace ai suoi miasmi.
Gli ammonimenti di Gesù furono ritenuti duri da molti dei suoi discepoli che si tirarono indietro e lo abbandonarono.

Siamo abituati anche noi a rigirarci nelle solite espressioni, nelle solite abitudini “scomunicative” tanto da non riuscire a percepire e a riconoscere altri segnali e tanto da trascurare le inevitabili conseguenze karmiche.
E’ certo più semplice lasciarsi scivolare i moniti superiori sulla coscienza e interpretarli come ci conviene, ignorando però quanto in questo modo ci prestiamo inconsciamente a meccanismi perversi che mettono in pericolo un bene prezioso: la nostra integrità.
Persistere nell’atto del mormorare sgretola la compattezza e la coesione tanto della nostra coscienza individuale quanto della coscienza di un gruppo mentre un solo pensiero fraterno è già un atto di salute: rigenera, unifica.

Sarebbe importante tenersi a bada, perché generalmente giudichiamo secondo noi stessi e interpretiamo ogni cosa secondo il significato che vogliamo dargli, ma risulterebbe più utile risparmiare energia e sciacquare dagli occhi e dalle orecchie la polvere accumulata dal male … riusciremmo di sicuro a compiere un servizio migliore per il Bene.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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