Mare mosso e timone saldo

mare_mosso_timone_ben_saldo_300_0Nella simbologia yogica il mare rappresenta le acque del desiderio, facilmente perturbabili e spesso agitate da correnti capaci di alzare onde fragorose e di scatenare in men che non si dica vere e proprie tempeste. Il mare è in continuo movimento, rappresenta uno stato transitorio, è quindi simbolo di instabilità, di incertezza e contemporaneamente di dinamicità. Anche le brezze più lievi possono increspare istantaneamente la superficie delle acque e trasformarsi in breve tempo in un conflitto emotivo di proporzioni imprevedibili in cui possiamo naufragare insieme alle nostre passioni. Perciò proprio quando tutto sembra tranquillo il bravo marinaio annusa l’aria e scruta l’orizzonte, accorto a quello che non si vede ma che può annunciarsi da un momento all’altro, pronto a fare quello che serve per garantire il proseguimento del viaggio nelle condizioni migliori, le più adatte alle circostanze della navigazione. Il mare mosso è un rischio che chi naviga conosce, il mare agitato fa ballare la barca con tutto l’equipaggio, solleva spruzzi che annebbiano la visione, rende instabili, produce vortici che spaventano, costringe a innaturali equilibri e a impegnare tutte le forze in un combattimento non solo con la furia dell’acqua ma anche con quella del vento e dell’aria che rappresentano l’aspetto mentale della nostra natura umana. Forze contro forze, desideri che si oppongono ad altri desideri, stati d’animo ingovernabili generano le onde della nostra emotività rischiando di distruggere più di quel che si è costruito.

Che fatica allora mollare gli ormeggi e ammainare le vele perché non offrano troppa resistenza, oppure tendere le cime perché reggano la spinta del vento assecondando la giusta direzione! Che impegno ci vuole per non scuffiare e bilanciare i pesi a babordo e a tribordo, a poppa e a prua, per salvare il salvabile e continuare la navigazione! Ci vuole forza per tenere salda la barra del timone, ci vuole conoscenza per orientarsi quando la rotta sembra essere persa! Ci vuole il sole dell’anima per far splendere la chiara luce su un mare agitato e pieno di ombre!

Ma le spinte che agitano le acque del desiderio non sono esterne a noi, provengono da aspetti precisi della nostra coscienza, sono forze caratterizzate da qualità che generano la mutevolezza dei nostri sentimenti e la loro necessità di manifestarsi senza scampo. Hanno a che fare con quello che si definisceastralità, la più ingannevole e frequentata delle vie con cui presumiamo di conoscere la realtà. Purtroppo ciò che crediamo essere vero nel campo astrale non è che un pallidissimo e distorto riflesso della Verità che brilla più in alto, dove la materia è più leggera e rarefatta e dove le forze sono incontaminate. Allora invece di ritenere inesorabile lo scontro con un mare mosso, possiamo prendere in considerazione il fatto che certe spinte possono essere scoperte e meglio conosciute e che le forze a nostra disposizione possono essere utilizzate diversamente, consapevolmente.

Per dissolvere la paura, la confusione, l’illusione prodotta da immagini che noi stessi alimentiamo fantasticando su cose che non hanno consistenza reale, dobbiamo cominciare a mettere ordine e a decidere innanzitutto chi vogliamo che assuma il controllo della nostra imbarcazione: il nostromo o il comandante? Un’aquila o una talpa? Possiamo imparare a superare pian piano la nostra cecità cominciando a vedere cosa e come in noi si oppone alla libertà di essere sereni e distaccati da ogni fittizio condizionamento, da ogni seducente quanto inutile provocazione. Possiamo imparare a nuotare e a salvarci dai pericoli delle acque che infine si riverseranno soltanto a svelare e dare la Vita. Insomma le acque turbolente del desiderio riflettono le difficoltà della nostra anima alle prese con una materia ancora disorganizzata, impulsiva, che sfugge facilmente al controllo di una intenzione superiore e che tuttavia rende possibile lo sviluppo della sensibilità, della capacità di distinguere, attrarre e respingere, e che tra mille difficoltà finirà per trasformarsi in amore.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.