L’unicità della Vita

UNICITA DELLA VITAAffermare che siamo cellule di una vita più grande che ci comprende, ma di cui non ne comprendiamo l’esistenza, appare quanto mai azzardato, ma non improbabile, anche se indimostrabile. L’intuizione che esista altro, oltre il nostro corpo fisico, è qualcosa che mi accompagna da tempo, rafforzata dopo aver cominciato a praticare Raja yoga con l’associazione Atman, maturata dopo aver frequentato la scuola Energheia, e praticamente sancita dopo esserne divenuto insegnante.

D’altra parte, uno dei miei refrain preferiti, quando cerco di comunicare la vastità nella quale siamo immersi, è di far presente che, se tante cellule formano un organo, e tanti organi formano un apparato, e se tanti apparati formano quello che siamo, perché a nostra volta non possiamo essere parte di una forma, come la coscienza di questo pianeta, nella quale siamo e ci muoviamo come diceva San Paolo?

In questi tempi di globalizzazione, dove tutto deve essere per forza uniformato, non dobbiamo scordarci l’unicità della vita, elemento, evidentemente, pericoloso per coloro che vogliono spegnere la vitalità su questo pianeta. Mi sovviene che non esiste una impronta digitale uguale all’altra, lo stesso dicasi per il cristallo di neve, per non parlare di ogni singola cellula e dell’essere umano nel suo complesso… vuoi vedere che per la Vita rappresentiamo le sue cellule e non solo, riprendendo il refrain di cui sopra?

Che volete farci, intuire che tutto questo possa corrispondere al vero, mi sostiene enormemente, percependo che oltre le nostre vite ci sia altro, una esperienza che ci accomuna con altre piccole vite, nel tentativo di aderire ad un progetto che, molto spesso, ci appare, quantomeno nebuloso. Tutto questo, ci consente di ampliare il raggio d’azione della nostra coscienza… magari non ci servirà a spuntare un tasso d’interesse favorevole per accendere un mutuo, ma qualora lo facessimo, lo stato della nostra coscienza, potrà sostenerci alimentando maggiore fiducia nella possibilità di estinguerlo.

Questa riflessione, si è accentuata negli ultimi tempi, e riemersa su questo aereo che mi sta portando a casa, osservando i passeggeri che salivano con l’intento di cercare il loro posto, e intuendo che ognuno è diverso, ma tutti connessi alla Vita, come se fossero tante cellule che, in questo momento, fossero affaccendate a predisporsi al meglio per ottemperare al progetto della loro anima. Una cellula possiede una memoria ed un progetto, possibile che come esseri umani non abbiano nulla in comune, vivendo vite separate senza la possibilità di compenetrarsi nell’aderire ad uno sforzo che le aggreghi nel creare forme sempre più consapevoli?

Oramai, i miei articoli, nascono su qualche mezzo di trasporto, vuoi perché il tempo è poco e le cose da fare sono tante, vuoi perché è una condizione nella quale mi trovo a mio agio… in ogni caso, scrivere è un bel modo di passare il tempo. Naturalmente, mi auguro di scrivere anche cose sensate, in grado di sostenere nella capacità di intuire, così da acquisire maggiore conoscenza che possa schiudere possibilità sempre più ampie nella percezione del disegno della Vita. Questo è l’intento, senza dogmatismi, semplicemente, cercando di forzare gli “abbaini” della Vita, per giungere sui “tetti” della nostra coscienza e scorgere che, oltre le nostre illusioni, c’è ancora molto da scoprire.

Poi, bisogna mantenere i piedi per terra, la vita è oggettiva, bello fare qualche “voletto” per curiosare qua e la, ma poi bisogna rimanere aderenti alla nostra esistenza, pur rafforzati nella nostra unicità. Ripensandoci mi sono sempre sentito un pezzo unico, come lo sento anche ora, diciamo che nel tempo è cambiato il significato che dò a questa parola. Prima mi sentivo unico perché molto presuntuoso, non che adesso, vista la mia condizione umana, abbia completamente superato questa condizione, diciamo che, mi rendo conto che l’unicità non è separativa, ma qualcosa che va a beneficio del tutto, come tasselli di un puzzle che, a poco a poco, formano il disegno o progetto che dir si voglia.

Se ogni pezzo unico rimanesse tale, separato dagli altri, nessun disegno apparirebbe, nessun progetto sarebbe compreso, e ognuno di quei pezzi rimarrebbe nel lamento, senza fare nulla per creare quella coesione di pezzi unici, dove ognuno deve cedere qualcosa per poter ricevere. Presumere meno e agire di più, potrebbe essere un buon inizio, come l’acquisire meno attenzione per se stessi e più per la Vita… ma sono parole… parole che avremo modo di intuire sempre di più, e poi, come dico sempre, c’è più tempo che Vita.

Salva

Ti potrebbe interessare

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.