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Le parabole del granello di senape e del lievito – seconda parte

san-francesco-255Consideriamo che ai tempi del Maestro Gesù quella del lievito era un’immagine proverbiale. A Pasqua ad esempio si preparava il pane azzimo, segno della fretta con cui il popolo d’Israele era stato costretto a lasciare l’Egitto. Una situazione d’emergenza diametralmente opposta alla scena della donna che ha tutto il tempo di far lievitare la pasta, ed ecco quindi una prima riflessione: il pane lievitato era appannaggio degli uomini liberi, come il Salvatore voleva che fossero i soggetti destinatari del Regno. La caratteristica principale del lievito è quella di fermentare, cioè di pervadere la pasta in maniera occulta e silenziosa, ma sino ad allora era stato considerato simbolicamente sotto un aspetto malefico, indicante il potere di contaminazione del Male. Ora Gesù ne rovescia l’immagine dal negativo al positivo, rendendolo segno del potere salvifico, penetrante e trasformante del Regno dei Cieli, in opposizione al “lievito dei farisei”. Tale rovesciamento significa che il Bene è più forte del Male e che il Regno di Dio possiede una forza inarrestabile capace, come il lievito, di trasmutare il Creato. Ma ci trasmette anche l’idea che gli operatori del Bene non devono avere riserve nel “nascondersi al mondo” per svolgere la loro indefessa e silenziosa azione. Non solo, essi devono nutrire un’incrollabile fiducia nell’esito finale, nonostante le obiettive difficoltà del momento: questo aspetto è espresso dalla chiara sproporzione fra il lievito e l’enorme quantità di farina – tre misure, letteralmente “staia” – equivalgono a circa 40 kg (??!!), eccessiva da essere fermentata. Questa è un’altra chiave di lettura del testo, che si può interpretare sia in senso classico, fideistico, valido per le folle del tempo: nei momenti di scoraggiamento Dio interviene per garantire le sue promesse. Sia in senso più sottile, esoterico: ad onta di ciò che la mente razionale sembra vedere nei vari passaggi temporali del Piano Divino, la consapevolezza profonda dell’esito finale ci aiuta a scoprire il senso appartenente alle dinamiche dell’oggi, per quanto inspiegabili, contradditorie e assurde esse possano apparire di primo acchito. Ma il Regno è già presente, anche se non in modo spettacolare, in ogni fase del processo evolutivo: l’acquisizione di questo concetto ci consente di operare un profondo salto qualitativo, passando dalla preghiera implorativa a quella assertiva. Non più “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”, ma “questo è il tuo regno, questa è la tua volontà…”, perché “così E’ “….non “così sia”. Lo sviluppo della coscienza umana d’altra parte è un processo lungo e non appariscente, a decorso spiraloide e non lineare, che passa attraverso i cuori, e le strutture non possono essere rinnovate senza prima avere rinnovato l’uomo, perché solo gli uomini nuovi possono creare strutture nuove.

Abbiamo visto che Dio si serve di cose piccole e insignificanti per compiere opere straordinarie, e lo stesso avviene in natura nel bene e nel male – si pensi all’effetto farfalla descritto dalla “fisica del caos” – e persino nelle piccole cose d’ogni giorno: oltre all’azione del lievito, una sola goccia di profumo può riempire una stanza, qualche goccia di quaglio può far coagulare molti litri di latte, un chicco di granturco produce una pannocchia, un errore di conteggio nella progettazione può fare crollare un ponte. Una moltitudine di insegnamenti ne consegue: intanto Il Regno di Dio agisce dall’interno dell’uomo, e non dall’esterno, poi chi opera in nome di Dio deve rendersi conto di essere come il lievito nella pasta, e quindi da un lato non si cura di essere una piccola cosa, dall’altro deve guardarsi dal perderne la capacità penetrante stemperando la forza del Verbo. Pensare di poter rimanere segregati dal resto dell’umanità, chiusi nella propria roccaforte spirituale, sarebbe come teorizzare che il lievito possa agire lontano dalla farina, e infatti Gesù non si è tenuto lontano dalla società del suo tempo, ma ha cercato di farla lievitare dal di dentro. Inoltre viene spontaneo riflettere su come la Chiesa nella sua secolarizzazione abbia letteralmente invertito il senso di queste due preziose parabole, cercando di imporre il suo credo con la forza e la magniloquenza delle sue istituzioni, accentuando le caratteristiche esteriori a discapito di quelle interiori, cessando di essere un granello di senape per divenire al tempo stesso invadente e autosufficiente, rimanendo così legata alla forma mentis anacronistica dell’Antico Testamento. Qualcuno invece, come FRANCESCO d’ASSISI, ha introiettato pienamente lo spirito delle due parabole, facendosene interprete vivente. Se è stato santificato dall’istituzione piuttosto che condannato come eretico è un particolare che riguarda l’intelligenza calcolatrice e lungimirante di papa Innocenzo III, non certo l’accettazione da parte della Chiesa di un rinnovamento integrale del suo modo di essere nel mondo e di trasmettere la parola di Dio.

Dopo aver compreso come agisce il Verbo per trasmutare la materia, accenneremo in un prossimo articolo a come contribuire, ognuno la sua parte, per la realizzazione del Piano Divino su questa terra.

Fonti e bibliografia: – Le parabole del regno (Mt. 13) – Centro studi biblici “G… –

Parabola del chicco di senape

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.
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