Le parabole del granello di senape e del lievito – prima parte

parabolagranello_di_senape 1parteCome agisce il VERBO nel mondo, come si diffonde? A queste domande rispondono le due parabole del granello di senape e del lievito, tanto brevi quanto profonde, soprattutto la seconda. Parallele ma anche complementari, l’una esprime il lato maschile del divino, l’altra il femminile. Il mio regno non è di questo mondo”– le parole di Gesù a Pilato – rivelano la diversità di realizzazione del Regno di Dio rispetto ai regni terreni, non mediante il potere, il successo e il denaro, ma attraverso una lenta alchimia della materia. Ci vuol pazienza, certo, ma la certezza dell’esito finale non deve servire a consolarci della mancanza di senso dell’oggi, bensì a scoprire il senso che già appartiene all’oggi.

Attraverso lo studio delle parabole abbiamo imparato a cogliere le dinamiche della Vita in modo chiaro ed esaustivo. Mentre un sermone potrebbe essere oggetto di discussione e di critica, la potenza evocatrice di una parabola non ammette conclusioni diverse dall’assunto che il narratore, in questo caso il Maestro Gesù, intende illustrare. E tutto ciò senza forzature, senza tentativi di influenzare l’auditorio più che non possa l’evidenza della storia proposta all’attenzione. Inoltre le tematiche trattate si svolgono spesso con una mirabile sequenza di ordine logico e cronologico: prima la “seminagione”, poi “la fioritura delle messi e il loro raccolto”, connesse rispettivamente a “la parabola del seminatore” e a quella “del buon grano e della zizzania”. Adesso ci confrontiamo con le due brevi parabole del granello di senape e del lievito. Parlando della “zizzania” nel precedente articolo, se ricordate, avevamo affrontato il complesso e variegato problema di come contrapporsi al Male che alligna nel Creato. Ora è giunto il momento di considerare come il Verbo esplichi la sua azione interagendo con la materia e di conseguenza studiare il modo più opportuno per contribuire all’avvento de Regno dei Cieli sulla Terra, realizzando “anche attraverso i nostri corpi il disegno divino di perfezionamento sul pianeta nel quale viviamo”.

-Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami (Matteo 13: 31-32).

-Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna ha preso ed impastato con tre misure di farina perchè tutta si fermenti (Matteo 13:33).

Le due parabole sono parallele, in quanto esprimono entrambe una realtà dinamica, il Regno di Dio, inizialmente piccola, ma dotata di enormi potenzialità, che agisce nel Mondo e nel cuore dell’Uomo al pari del granellino di senape o dell’azione fermentatrice del lievito. C’è quindi una evidente asimmetria fra nascita e fine della vicenda, tra causa ed effetto, che è destinata a colpire l’attenzione dell’ascoltatore. Ma sono anche complementari, in quanto si svolgono con caratteristiche e modalità diverse, indicano diversi aspetti di quella forza che modella e trasforma il mondo, rivelano finalità distinte e mettono in guardia da differenti tentazioni.

I soggetti delle due parabole sono un uomo e una donna, e non a caso, perché la forza che agisce nel granello di senape è di genere maschile, quella che si manifesta nella fermentazione è di genere femminile. Le immagini che Gesù ci suggerisce della natura e dell’azione di Dio fanno sempre riferimento ad una realtà maschile e femminile, così come l’espressione della Sua cura per l’Uomo è tanto maschile quanto femminile.

La risposta di Gesù a Pilato, cioè al rappresentante del potere costituito, “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv. 18,36) è l’epitaffio finale di una predicazione con la quale il Maestro aveva in tutti modi cercato di proporre alle folle un modello di regno totalmente diverso dal mitico regno d’Israele dell’Antico Testamento. Un regno non basato sul potere e sul denaro, non appariscente, lento ad instaurarsi perché legato al processo evolutivo delle coscienze sotto l’influenza di un piccolo germoglio di vita divina o di un pugno di lievito sacro, e quindi frutto della libertà e non di allettamenti o di coercizioni. La parabola del granello di senape guarda all’inizio (il minuscolo seme, simile ad una capocchia di spillo) e alla fine ( il grande arbusto paragonato ad un albero, perché nell’Antico Testamento l’albero è immagine del regno). Essa mette in guardia dalla tentazione di utilizzare i comuni strumenti del potere, grandiosi, tronfi ed arroganti, ma effimeri e caduchi. L’affidarsi invece ad un inizio modesto e ad una “dolce forza penetrante” quale quella del seme porta a risultati impensabili e, quel che più conta, stabili e duraturi, così da consentire agli uccelli del cielo  di nidificare tra i rami della pianta sviluppatasi – cioè alle anime di trovare sicuro rifugio nel Regno di Dio, di crescere e di moltiplicarsi in esso. La parabola del lievito, più breve ma più articolata della precedente nel suo significato, guarda piuttosto ad un intero processo – quello della fermentazione – nel suo divenire, lento ma inarrestabile, invitandoci ad evitare fretta e scoraggiamento. Accelerare questo processo infatti non sarebbe producente e porterebbe ad un sicuro fallimento, così come non avrebbe senso il venir meno della fiducia per la lentezza del suo divenire: la massaia lascia tranquillamente la pasta a lievitare per tutta la notte senza cercare di affrettarne l’esito, certa del risultato che l’attende il mattino seguente. Il grande insegnamento che se ne trae è quello che si deve sempre guardare al domani, ma non per consolarci della mancanza di senso dell’oggi, bensì per scoprire il senso che già appartiene all’oggi.

Questa parabola, ad onta della sua brevità, contiene tutta una simbologia particolare e degli elementi di significazione che andremo ad esaminare in una prossima discussione. A presto.

Fonti e bibliografia:  – Il granello di senapa e il lievito – www.paoline.it/ Sussidi pastorali            Parabola del chicco di senapa

Le parabole del Regno (Mt. 13) – Centro studi biblici “G…

Vangelo secondo Giovanni (18,36)

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Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.