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Le erbe infestanti e la coscienza

erbe infestanti coscienzaTante volte nelle mie passeggiate campestri ho trovato pace e ispirazione semplicemente camminando in silenzio tra prati e macchia mediterranea. La Natura offre sempre spunti di riflessione e tante analogie si possono scoprire tra i suoi comportamenti e quelli della nostra coscienza: in fin dei conti sono tutte forze in movimento che obbediscono alle leggi fondamentali dell’esistenza. Nei ritmi che si susseguono secondo una precisa periodicità, nessun filo d’erba, nessun albero, nessun fiore, nessun cespuglio è separabile da tutto il resto, nei moti della Natura c’è una inscindibile unità anche tra apparenti antagonismi.

Male e bene non sempre si riconoscono facilmente, crescono vicini, a volte l’uno si confonde con l’altro se addirittura non si sostengono a vicenda, perché in fondo la Vita è dentro ma anche oltre la forma che assume e tutte le piante, buone o cattive, crescono verso la luce.

I testi esoterici insegnano che la malattia non risparmia i regni di Natura che ci precedono nel ciclo evolutivo: distorsioni del principio vitale si notano tra minerali, piante e animali come tra noi umani, generando sofferenza e morte. La lotta per la sopravvivenza seleziona poi le specie più forti e spontaneamente si afferma chi meglio si adatta, resiste e supera tutte le difficoltà.

Quelle che noi chiamiamo erbe infestanti riguardano l’aspetto invasivo in un giardino, in un campo o anche solo in un piccolo vaso in cui vorremmo veder crescere solo quello che abbiamo deciso noi. Le cosiddette erbacce sono escluse dal prestigio e dalla considerazione che riserviamo alle nostre talee, ai germogli spuntati dai semi che abbiamo interrato personalmente e di cui ci prendiamo cura. Perché riteniamo che le male erbe rubino la vita alle buone piante che meritano di essere protette da tutto ciò che è diverso e soprattutto da tutto ciò che può togliere loro il nutrimento che noi gli riserviamo. Sembra che le erbe infestanti ci guastino la festa, ci privino del nostro raccolto e perciò ci costringono a vigilare costantemente per tenere pulito il terreno ed evitare che si creino condizioni di prevaricazione o soffocamento.

Piuttosto che con una quotidiana attenzione, facile è risolvere il problema con i pesticidi, che molti dicono di non usare ma che invece ci avvelenano ancora troppo e troppo spesso. Questa soluzione crea un danno infinitamente maggiore e corrisponde alla sterilità della coscienza. Anche la coscienza si desertifica quando la irroriamo con miasmi velenosi che riteniamo innocui e passeggeri ma che al contrario producono una mummificazione di tutto il terreno e delle nostre migliori qualità.

Basterebbe non dare spazio a certe erbe, coltivando di più quelle che abbiamo a cuore. È il principio esposto nel sutra 10 del secondo libro di Patanjali*. Nei sutra precedenti si parla della visione dell’Anima come scopo da raggiungere eliminando gli ostacoli.

La fioritura di una pianta trova eco nella fioritura della nostra coscienza sotto il sole dell’Anima. Gli ostacoli corrispondono alle erbe infestanti, quelli che producono tutte le difficoltà. Secondo Patanjali sono ignoranza, senso della personalità, desiderio, odio e attaccamento e se non ne abbiamo conosciuto gli effetti nella nostra personale esperienza non sapremo riconoscerli e rimuoverli con la necessaria fermezza e discriminazione. Gli ostacoli vanno rimossi con atteggiamento mentale opposto. Che vuol dire quello che ho detto prima: le erbacce si autoestinguono se ci concentriamo nella cura e nella fioritura di ciò che più abbiamo a cuore.

Il sutra 11 dello stesso libro afferma inoltre che occorre disattivare l’energia degli ostacoli con la meditazione. La meditazione infatti è come un fuoco che brucia e secca i semi di quelle erbacce, impedendo loro di propagarsi e germogliare. Che aspettiamo dunque a meditare?

 

*La luce dell’Anima, scienza ed effetti- A.Alice Bailey – ed. Nuova Era

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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