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“L’appagamento produce beatitudine”: effetti di un corso di Massimo

appagamento produce beatitudineNell’articolo precedente abbiamo visto come la ricerca spasmodica per ottenere qualcosa produca sofferenza. Tutto questo è stato definito “attaccamento al frutto dell’azione”, che secondo i Veda è la vera origine dei problemi degli uomini.
Oggi voglio parlare del suo opposto, di come l’appagamento produca beatitudine.
Abbiamo visto che le immagini karmiche annebbiano la coscienza, creano desideri illusori e conducono alla sofferenza.
Lo strumento per prendere coscienza dei meccanismi inconsci è “l’ascolto di sé”, una pratica che aiuta a ripercorrere gli eventi salienti, soprattutto quelli ricorsivi, che vanno sempre a finire allo stesso modo. Queste situazioni sono messaggi del Sé superiore che ci mostra dove ancora non siamo liberi.

L’ascolto non è ragionare sui nostri problemi, quello lo facciamo anche troppo, è osservare ciò che abbiamo vissuto (un litigio, una situazione che ci fa imbestialire) in modo distaccato, come se guardassimo da una finestra qualcun altro che sta vivendo quell’esperienza. Così diventa più facile capire perché ci siamo comportati in un certo modo e come mai abbiamo ottenuto quel risultato.
Essere troppo coinvolti non ci fa essere obiettivi. Allora dobbiamo cercare di osservare le situazioni con lo stesso distacco che avremmo se capitasse a un altro.
Così distaccati, potremo capire come mai abbiamo agito in quel modo, le vere motivazioni che c’erano dietro, e perché è andata a finire così.

La pratica dell’ascolto di sé è centrale nei corsi dell’associazione Atman, ma si esorta a limitarsi a pochi minuti al giorno. E’ deleterio stare tutto il giorno a pensare al proprio meccanismo, se pensi troppo a una cosa finisci per alimentarla, perché: “l’energia segue il pensiero”. Dopo 5 minuti di ascolto, togliere l’attenzione dal meccanismo e fare altro, magari meditare per “sviluppare il pensiero opposto” come suggerisce Patanjali.

Avrete capito che per stare bene, non dobbiamo fare andare il mondo dove vogliamo noi (vi immaginate il casino se davvero fossero gli uomini a dirigere la creazione?), ma dobbiamo imparare a conoscere le sue leggi e vivere in armonia con esse.
Dobbiamo capire la differenza tra ciò che desideriamo e ciò che è meglio per noi
Il desiderio di limitare la vita secondo “i nostri piccoli voleri” genera sofferenza, perché è dettato da una immagine karmica; invece dovremmo seguire il dharma, che è la volontà del nostro Sé superiore che sa cosa ci serve, e arriveremo così a dire: “Sia fatta la Tua volontà”.

In genere questa frase ci deprime, perché sembra di perdere qualcosa, di dovere rinunciare ai nostri desideri, e non vediamo che invece quello a cui stiamo rinunciando è la tirannia dell’immagine karmica… finalmente.
Non è un gesto di debolezza, ma un atto di forza, perché riesci a dirlo solo quando hai sufficiente forza interiore da opporti alla volontà del sé inferiore (l’immagine karmica).
E quando non sei più schiavo, puoi fare la volontà del tuo vero Sé, in armonia col Dharma. Cosa puoi volere di più?
Non si può controllare cosa arriverà? Meglio!!! Perché può essere molto di più di quello che la nostra piccola volontà possa concepire.

A tale proposito vi racconto nel dettaglio l’esperienza già accennata nell’articolo sui “Palinuro Boys”. Ero a un corso di Massimo Rodolfi in cui commentava un sutra di Patanjali: “L’appagamento produce beatitudine”. Ricordo che fece una meditazione in cui semplicemente affermava qualcosa del tipo: “Aprite il vostro cuore e lasciate che la Vita vi pervada”. Io, molto mentale e con una spiccata propensione al controllo, ho pensato immediatamente: ”Aprirmi alla Vita? Ma se poi mi arrivano delle sfighe?”, che tradotto in senso esoterico era: “… e se il mio karma non mi piace? Ho paura che mi accada qualcosa di doloroso, quindi cerco di controllare la vita in modo da evitare la sofferenza.”
Per fortuna è sorto immediatamente un nuovo pensiero: “Ma perché sfiga? Chi l’ha detto che mi deve arrivare un’esperienza spiacevole? Io mi apro… sia fatta la Tua volontà!” e in quel momento ho provato una sensazione bellissima, il cuore si è aperto ed è stato inondato di luce.
Ho provato una pace e una beatitudine incredibili, e in poco tempo quest’apertura mi ha consentito di vivere l’evento inaspettato che ho descritto in quell’articolo. Finalmente avevo abbandonato il controllo… grazie Massimo!!!

Questo non vuol dire che sarà sempre così, che non avremo più sofferenza, ma vuole portare l’attenzione su quante cose belle rischiamo di perderci se stiamo chiusi. Il nostro controllo limita la vita, mentre il “Sia fatta la Tua volontà” consente al vero Sé di liberare le sue enormi potenzialità, e questo produce gioia e vero appagamento. Prima impariamo ad accettarlo e ad accettare la vita e prima la vivremo pienamente.
Quando scrivo questi articoli, ho sempre 2 problemi: il primo è di fare sembrare le cose troppo facili. Vi dico subito che non lo è. Questa esperienza di distacco l’ho vissuta dopo 10 anni di meditazione, mica dopo una settimana.
Dall’altra parte non voglio nemmeno scoraggiare nessuno, anzi vorrei trasmettere ottimismo, perché se l’ho potuto sperimentare io che non credevo in niente, lo può fare chiunque.

Non è facile, ma è assolutamente possibile, e se fatto in gruppo è anche divertente. Ci vorrà il tempo che ci vuole, ognuno è diverso, ma il bello è compiere il viaggio insieme. Scoprirete, giorno dopo giorno, nuovi aspetti della vita che non vi posso descrivere… bisogna provarli. È la metafora della torta: “Posso provare a spiegarvi il gusto di una torta, ma se volete sentirlo veramente, dovete mangiarla”.

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Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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