La SS. Trinità: Mistero dei Misteri o Archetipo degli Archetipi? – terza parte

ss.trinita_terzaparte_300_0Abbiamo visto come passando dallo stato immanifesto ad uno di manifestazione, o se vogliamo usare un’immagine cara all’induismo, alitando i mondi come in un atto espiratorio, il Padre esprima la sua Volontà di Essere. In questo modo la proietta in una parte di sé, la Materia Primordiale (Mulaprakriti – Spirito Santo), dotandola così di Vita, che si differenzierà poi in una miriade di forme animate (l’aspetto Figlio). La VITA  costituisce così un’espressione diretta  dello Spirito Assoluto (Purusha- Padre), ma è necessario precisare che in questo caso noi diamo al concetto di Vita un significato non biologico, bensì coscienziale, richiamandoci alle teorie ilozoiste. Anche un particella subatomica ha per noi infatti una coscienza, sia pure infinitesimale, in quanto conosce la sua funzione e a quella si attiene. Più avanti nella scala gerarchica della Vita il livello di coscienza aumenterà e di pari passo si accresceranno le sue possibilità di espressione e di azione, sino a quando a livello dell’uomo diventerà autocoscienza (io so di esistere) e farà la sua comparsa il concetto di “libero arbitrio”. Dapprima erroneamente considerato tale, perché scambiato per una serie di automatismi, diverrà poi sempre più reale via via che la creatura si assumerà sempre maggiori responsabilità nell’ambito della Vita e risponderà al richiamo della sua Anima piuttosto che agli impulsi provenienti dai suoi corpi inferiori.

Riprendiamo quindi in esame le triadi elencate alla fine del precedente articolo: nella prima filiera ravviseremo nel Padre (Purusha) lo Spirito Assoluto, ma anche la Volontà di Essere che fornisce l’input alla creazione e la Vita come abbiamo testé  enunciato. Nella terza filiera considereremo lo Spirito santo come Materia Madre (Prakriti) e Intelligenza Attiva, ma anche come forma o corpo che, in conseguenza del fatto di ricevere ed accogliere nel suo grembo (Mater) lo Spirito Assoluto, viene in qualche modo a velarlo, configurandosi perciò come Apparenza. Nella seconda filiera riconosceremo nell’aspetto Figlio il frutto creativo del suddetto amplesso, generato dall’Amore ed esso stesso Amore che unisce ed attrae (Legge di Attrazione), producendo la varietà infinita delle forme viventi ed incarnando le molteplici qualità divine. E’ quest’ultimo l’aspetto animico del Creato, quell’Anima che parte dai piani più densi e sviluppandosi in Coscienza ed arricchendosi di Qualità intraprende il lungo viaggio di ritorno alla Casa del Padre, ove un giorno approderà impreziosendo di esperienza l’intera creazione. L’Universo “come manifestazione periodica del Principio Unico”*(Parabrahman) è quindi “la vulva nella quale viene alla luce la coscienza”**.

Viene spontaneo a questo punto il collegamento fra le tre qualità divine che stiamo indegnamente e faticosamente cercando di illustrare e le tre fasi della meditazione – Dharana, Dyana, Samadhi – che nel Raja yoga secondo Patanjali vanno a completare gli otto mezzi di yoga. Attraverso la concentrazione (Dharana), cioè la capacità di tener fissa la mente su di una forma, si passa alla meditazione propriamente detta (Dyana), in cui si iniziano a cogliere lequalità intrinseche di quella forma, e si arriva alla contemplazione (Samadhi), in cui viene riconosciuta l’Essenza che si esprime nella forma mediante quelle qualità, e ci si identifica con la Vita Una. Questo stato dell’essere è descritto in tutte le Tradizioni e viene di volta in volta definito come coscienza nirvanica, satori, comunione cosmica, pax profunda, ecc.

Al fine di integrare di integrare il concetto di Trinità con quello dei SETTE RAGGI, ovvero dei sette grandi archetipi della Vita fonti e componenti di tutte le cose, definiti nell’Antico Testamento come “i sette spiriti dinanzi al trono di Dio”, basterà poi dire, esprimendosi con il linguaggio dei numeri, che come l’UNO si riflette nel DUE dando vita al TRE, così il tre si moltiplica nel  SETTE.

I primi tre raggi corrispondono quindi ai tre aspetti della Trinità e sono infatti i raggi principali (raggi di aspetto), mentre gli ultimi tre discendono da quelli realizzandone l’intento e pianificandone la realizzazione su tutti i piani, e sono chiamati appunto “raggi di attributo”. E allora il primo raggio (Potere e Volontà) si rispecchia nel settimo (Ordine cerimoniale e Magia), la cui qualità è quella di conferire il ritmo adeguato e la giusta cadenza realizzativa alla potenza creativa, che quindi “trova pace nella forma, chiudendo così il cerchio della Vita”. Il secondo raggio (Amore e Saggezza) si rispecchia nel sesto (Devozione e Idealismo), la cui qualità è quella di riuscire a realizzare nella forma il proposito d’amore e saggezza, mediante l’impegno e il coinvolgimento dell’astrale e del mentale. Il terzo raggio (Intelligenza Attiva) si rispecchia nel quinto (Conoscenza Concreta e Scienza), la cui qualità è quella di realizzare il piano creativo della Materia fecondata mediante la conoscenza approfondita e analitica della stessa, al fine di trarne in Vita la Potenza e la Bellezza.

Il quarto raggio (Arte e Armonia attraverso il Conflitto), è anch’esso un raggio di attributo, ma occupa una posizione centrale e per così dire neutra fra gli altri raggi: dal conflitto iniziale fra le opposte polarità della Vita che si esprime nella forma, e dal conseguente alternarsi di flusso, si passa poi attraverso la sua qualità di Mediazione ad un bilanciamento delle forze e ad un loro riequilibrio armonico, per cui alla fine tutto viene a coincidere. Ci fermiamo qui perché l’argomento è vastissimo ed esula dal tema che stiamo trattando. Poiché tuttavia nostro precipuo scopo  è quello di fornire stimoli di ricerca all’attento lettore, mi spingerò a dire che l’energia dei Sette si differenzia ancora nel DODICI, le DODICI COSTELLAZIONI dello Zodiaco, i dodici segni astrologici che tutti bene o male conosciamo, ma di cui ben pochi afferrano la reale portata e l’autentico significato. La prossima volta concluderemo l’argomento parlando in modo più specifico della dualità primordiale maschile-femminile e della sua ricaduta sugli altri piani, nonché di altre applicazioni del concetto di Trinità in ossequio alla legge di Analogia e alla massima ermetica: “Come in alto, così in basso”.

* H.P. Blavatsky – La dottrina Segreta – Soc. teosofica Italiana (Trieste)
**Cerchio Firenze 77 – Oltre l’illusione – Ed. Mediterranee (Roma)

Fonti e bibliografia:
A A. A. Bailey- Il trattato dei sette raggi (vol. 1° – Psicologia esoterica) –  Ed. Nuova Era (Roma)
La Luce dell’Anima – parafrasi dei sutra yoga di PATANJALI commentati da A. A. Bailey – Ed. Nuova Era Vitinia di Roma

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Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.