La realizzazione di sé

la realizzazione di sè
L’aspirazione a realizzarsi e lo scontento per non sentirsi realizzati qualificano spesso la condizione umana. È fisiologico aspirare al meglio ed è altrettanto fisiologica l’insoddisfazione che ci prende quando non riusciamo ad essere veramente noi stessi in tutto quel che facciamo. Il vero problema è che non abbiamo le idee chiare e ci stupiamo quando, pur conseguendo buoni risultati in ambiti diversi, continuiamo comunque a sentirci insoddisfatti. Così, dopo aver raggiunto la meta agognata in campo affettivo, professionale o sociale, ecco che ricominciano a fremere le budella e ritorna quel senso di incompiuto, di non ancora raggiunto, di qualcosa ancora da fare e che finiamo necessariamente per sperimentare con l’illusione di sentirci finalmente “a posto”: realizzati, per l’appunto!

Il fatto è che ci realizziamo veramente solo quando prendiamo atto della nostra natura spirituale ed educhiamo la nostra coscienza a muoversi nei mondi della materia, rimanendo però ben salda negli spazi dello Spirito. Insomma la realizzazione di sé prevede che la nostra natura divina prevalga su quella umana, proprio perché è quello il nucleo del nostro essere ed è da lì che dobbiamo imparare ad operare nelle dimensioni più dense dell’esistenza se vogliamo realizzare “ quello che siamo”.

Ogni realizzazione veramente spirituale perciò non può non essere che a compimento del lungo cammino umano sulla Terra e non può non essere preceduta da un addestramento personale teso tuttavia all’impersonalità. Questa fase propedeutica, ardua e svincolante, conduce lo yogi a superare i confini della propria mente portandolo a chiedersi di volta in volta quale sia l’azione migliore da compiere, non per se stesso, ma per il tutto di cui fa parte. Lo yogi riconosce sempre meglio il proprio dharma, affina sempre più la capacità di concentrarsi e di utilizzare i cinque sensi negli ambiti che frequenta abitualmente, impara a pensare correttamente e grazie a un lavoro paziente, tenace e perseverante, educa la propria mente a un continuo stato di imperturbabilità. La mente smette così di reagire a tutte le sollecitazioni e comincia a riflettere una conoscenza superiore, rispecchiando cieli più tersi e realtà più elevate e divenendo uno strumento di servizio sempre più affidabile e impersonale. La realizzazione di sé si avvicina.

Gradualmente lo yogi entra in contatto con l’Anima racchiusa in ogni forma, si riconosce nell’unità sostanziale di tutte le cose, che pure hanno coscienza diversa, e penetra nel pensiero divino alla fonte di ogni manifestazione. Quindi prima la mente inferiore analizza gli oggetti della meditazione e ne rivela la triplice natura (psicologica, formale ed essenziale) e poi passa ad una fase più sintetica e unificante, man mano che le facoltà della mente superiore si svelano e vengono utilizzate come strumento di indagine spirituale senza bisogno di appuntarsi su un oggetto particolare.

In questa ricerca di conoscenza che ci riguarda direttamente e che infine ci porta a realizzare ciò che siamo, si procede dall’esterno verso l’interno eliminando un velo dopo l’altro e mentre da un lato penetriamo sempre di più in profondità per incontrare noi stessi, dall’altro si espandono contemporaneamente i confini della nostra coscienza. Allora è possibile avventurarsi nel processo opposto che trae dal percorso di realizzazione spirituale la potenza necessaria a vincere ogni resistenza. Si comincia dall’interno e partendo dalla identificazione con la propria natura divina e dalla visione chiara di ciò che si vuole realizzare, vengono emanati impulsi di forze che procedono verso l’esterno, con una semplicità e un’efficacia direttamente proporzionali al livello di coscienza raggiunto: dal luogo più elevato viene scoccata la freccia di quel fuoco sacro che porterà a compimento una nuova creazione.

La realizzazione di sé è dunque un progressivo trascendere sensazioni, percezioni e pensieri, suoni, colori e forme, un passaggio continuo su una scala di vibrazioni sempre più elevate: dalla consapevolezza di ciò che deve essere visto attraverso una percezione formale all’identificazione con l’essenza aformale nella contemplazione della pura natura spirituale. Consapevole della propria identità lo yogi (così come afferma Patanjali ¹) conquista purezza e visione illimitata e realizza se stesso in un equilibrio perfetto in cui il lampo intuitivo coglie l’essenza delle cose perforando l’involucro che le avvolge. Da questo luogo dell’Essere l’azione diventa sempre più incisiva ed efficace e lo yogi può agire nel mondo senza essere del mondo e può proiettare nella materia la luce dello spirito senza essere ingannato dal velo di Maya e nessuna circostanza può scalfire la sua beatitudine perché ha realizzato SE STESSO, il proprio SÉ DIVINO, perché gli eventi e il loro susseguirsi sono conosciuti non per se stessi ma per gli intenti che lo spirito persegue mentre cerca di esprimersi sempre di più e meglio nella materia, utilizzandola come calice in cui riversare i suoi propositi e i suoi benefici.

¹ sutra 42, 46, 47 e 48 primo libro de “La luce dell’Anima”- scienza ed effetti – di A.A.Bailey-ed. Nuova Era

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.