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La quadricromia della coscienza

laquadricomiadellacoscienzaForse pensiamo di essere persone di ampie vedute e ci vantiamo di avere una sensibilità raffinata, eppure abbiamo una certa predisposizione a vedere tutto in bianco e nero e ci riesce difficile concedere sfumature di colore e tono alle nostre e alle altrui possibilità espressive e percettive. Spesso siamo monocromatici e monotematici, siamo addirittura monologhi fermi alla stessa pagina del copione di sempre! La nostra monotonia è un vicolo cieco per la coscienza! Ma la natura delle cose si presenta diversamente, e la pratica della meditazione ci insegna a conoscere in modo diretto le infinite cromie che qualificano l’energia dentro e fuori di noi. Sicuramente ci vuole un lavoro costante per purificare e migliorare la nostra capacità di visione e pur dopo molti anni di ricerca chissà quanto ancora ci sfugge! Come diceva il buon Socrate: “Più so e più so di non sapere”. Nella nostra relativa ignoranza, possiamo tuttavia guadagnare la consapevolezza di un oggetto, la luce della coscienza che lo caratterizza, fermando la nostra concentrazione sulla sua quadruplice natura. Ecco cosa intendo con “quadricromia della coscienza” e mi riferisco precisamente al numero 17 dei Sutra yoga di Patanjali, libro primo:

“La conoscenza di un oggetto si consegue concentrandosi sulla sua quadruplice natura: forma, con l’esame; qualità (o “guna”), per mezzo della discriminazione; scopo, con l’ispirazione (beatitudine) e anima, con l’identificazione.”

Entriamo subito nel cuore del discorso: esplorando con un’attenzione prolungata qualsiasi oggetto, ci accorgiamo che in ogni unità di vita esistono dimensioni diverse intimamente connesse e continuamente interagenti. In questa esplorazione giocano insieme quattro facoltà importanti: capacità di logica e raziocinio, capacità di discernimento, di intuito e di visione spirituale. Naturalmente ciascuna di esse matura attraverso l’esperienza e la pratica consapevole e quindi è frutto dell’evoluzione. Proprio per questo si afferma di volta in volta il principio superiore a dirigere e sostenere l’atto del conoscere.

Quando si raggiunge la luce dell’Anima, i poteri della mente e del cervello le sono sottomessi. Meditare sulla forma di un oggetto, offre il primo contatto che svela il simbolismo dell’apparenza con tutto quello che significa. Molte cose possiamo imparare attraverso l’ esame attento di come un oggetto si presenta. È questo che offre poi alla nostra attenzione la possibilità di scendere più in profondità e conoscere il colore, ossia la speciale qualità che quella forma esprime. Al punto che, mantenendo costante la concentrazione, possiamo sentire il flusso dell’energia che spinge quella forma a una precisa attività ed è diretto verso una particolare realizzazione. Cioè possiamo avere un’idea del suo scopo e sentire l’unità della Vita che scorre anche attraverso quella forma.

Allora la nostra coscienza sperimenta un’espansione che la colma di gioia. Se poi scegliamo come oggetto di meditazione la nostra stessa forma… si spalanca una porta sull’infinito!
Quando avremo imparato a sapere chi siamo meditando sulla forma di un oggetto e scoprendone l’anima, conosceremo anche la verità che ci rende uniti e diventeremo più intrepidi nell’affermarla, eliminando tutto quello che ostacola la Vita. Praticheremo lo sforzo di non aggrapparci più solo ad un unico scoglio che ci dà sicurezza e finalmente potrà cambiare la musica, quando accetteremo la bellezza dell’esperienza e della policromia e quando smetteremo di utilizzare i nostri limiti come misura di tutte le cose.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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