La Porta Franca

Nelle diverse tradizioni la Porta Franca è stata associata a significati e simboli molto complessi, secondo la cultura, l’epoca e il luogo di riferimento. Richiama l’idea di un passaggio, un andare oltre a qualcosa che lasciamo indietro ma anche entrare in uno spazio, nella propria casa, cioè un luogo conosciuto, rassicurante. La Porta Franca e comunque le porte, sono un collegamento con i vari ambienti che ci circondano e non solo nella vita quotidiana (come le porte che tutti i giorni apriamo per entrare nelle diverse stanze del nostro abitare quotidiano). La porta è la connessione tra mondi interiori, piani di coscienza; a seconda che essa si apra o si chiuda diventa il simbolo della separazione o della comunicazione: da una parte l’ambito esterno, estraneo e perciò ostile, il luogo chiuso della sicurezza, lo spazio di ciò che si possiede, e dall’altro l’apertura alla Vita, il dialogo, il fascino di sentirsi liberi. Aprire una Porta Franca nel linguaggio filosofico – religioso, significa entrare entro se stessi, conoscere cosa sentiamo dentro, cosa non semplice, anche perché di solito pensiamo, non ascoltiamo quasi mai, cosa scaturisce da quel concetto che sto teorizzando.

Nel simbolismo cristiano, la porta richiama alle parole di Gesù su se stesso nel Vangelo di Giovanni (10, 9): “Io sono la porta: chi entrerà attraverso me sarà salvo…”. Spesso i portali delle chiese illustrano mediante sculture i doveri da adempiere, infatti raffigurano sia le Virtù cristiane che i vizi contro cui esse devono combattere. Custodi delle porte celesti sono l’Arcangelo Michele e l’Apostolo Pietro che ne possiede le chiavi. La porta è segno di benedizione e di monito per chi l’attraversa poiché dichiara che occorre l’abito nuziale per poter partecipare alle nozze del re (Matteo  22, 1-14) e chi varca la sua soglia sa che deve impegnarsi a rispettare la sacralità del luogo e ad essere pronto a vivere un’esperienza religiosa. Salmo 99 (2.4) esprime un invito a varcare la porta del tempio:”Acclamate al Signore, presentatevi a Lui con esultanza. Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode”. E ogni cristiano prega: “Apritemi le porte della giustizia. Voglio entrarvi e rendere grazie al Signore. È questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti” (Salmo 117, 19-20).

Come in altre epoche, sia medioevale, quella romana o greca, le porte, avevano una grande valenza per il loro significato esoterico, tutte fanno riferimento ad un passaggio di stato tra due livelli: il noto e l’ignoto, il profano e il sacro.
Entrare in uno spazio della propria coscienza, significa aprire una porta sull’ignoto. Le nostre sette porte principali sono i nostri sette Chakra maggiori; in essi esiste tutto ciò che noi siamo, il nostro vissuto, positivo e negativo, è codificato e sigillato a volte dietro a quelle porte. Dobbiamo arrivare alla Porta Franca, cioè ad Anatha (la porta del cuore) che mette in equilibrio i due spazi: è il punto di mezzo potremmo dire fra cielo e terra, i tre chakra inferiori con i tre chakra superiori. Quante volte la Vita ci mette di fronte ad una porta e la paura non ci permette di aprirla? Infinite possibilità ci sono offerte. Ogni volta che non apro, o per meglio dire non ascolto quello che sento, non oltrepasso la soglia. Varcare la soglia avverte che sto per entrare in un piano diverso, la porta è aperta, metto in moto dei segnali che mi permetteranno di rapportami con dei “guardiani della soglia” per ciò che concerne gli spazi di cui tali porte regolano l’accesso. Appare evidente che per arrivare alla Porta Franca, si deve fare un percorso di conoscenza che non è scritto nei libri, ma bensì nell’esperienza di tutti i giorni, come tutti i giorni apriamo le porte della nostra casa terrena, dobbiamo aprire le porte della nostra casa celeste (coscienza). Affrancare un’energia, stabilizzare quelle qualità che ci appartengono, retaggio antico degli uomini, sancire l’umanità divina in noi: questa è la Porta Franca.

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Luciana Mologni

Luciana Mologni

Luciana Mologni nasce nel 1950 a Bergamo e nel 1966 si trasferisce a Milano dove la spinta alla ricerca di sé la porta a frequentare nel 1985 la scuola di psicodinamica a Milano. Dopo aver sperimentato alcune tradizioni e diversi corsi di perfezionamento e varie discipline olistiche, impara a conoscere le erbe lavorando in Erboristeria. Nel 1991 si trasferisce a Modena dove scopre la disciplina del Raja Yoga, l'antica Scienza dell'Essere improntata alla conoscenza del sé più profondo, secondo gli insegnamenti di Massimo Rodolfi. Frequenta dal 1998 la scuola triennale per terapeuti esoterici Energheia ed il master di perfezionamento Agnihotri. Dopo otto anni d'insegnamento in materie esoteriche, nel 2006 diviene docente di Energheia, la prima Scuola di formazione per terapeuti esoterici a Bergamo dove si è trasferita nel 2001. Attualmente è insegnante di Energheia, di meditazione e di per terapeuti esoterici Raja Yoga nell'ambito dell’associazione Atman.