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La Parabola del Seminatore – prima parte

laparaboladelseminatoreDiversità di risultati nel lavoro che si fa per il Regno di Dio

In questa parabola, presente nei tre Vangeli sinottici e in quello di Tommaso, è Gesù stesso che su sollecitazione dei suoi discepoli  spiega il significato del racconto. Noi ci limiteremo quindi ad alcune considerazioni che oltre ad espandere il senso allegorico dei suoi diversi quadri possano magari adattarsi meglio alla natura dei nostri tempi, ferma restando ovviamente la sua universale valenza. Ma il Salvatore parlava alle folle dell’epoca e alla mentalità di quegli uomini adeguava il suo linguaggio. Adotteremo il testo presente nel Vangelo di Matteo (13: 3-9 / 18-23).

Egli disse: Il seminatore uscì a seminare. E mentre egli seminava, una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in un luogo sassoso, dove non c’era molta terra  e subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, subito bruciò e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede il frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi, intenda.

Voi dunque, potete ascoltare la parabola del seminatore. Quando si ascolta la parola che parla del regno e non la si comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore. E questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicchè appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, subito si allontana. Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma l’interesse che ha per il mondo e l’inganno della ricchezza, soffocano la parola e la rendono sterile. Ma il seme che cade nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende, e di conseguenza dà frutto e produce ora il cento volte tanto, ora il sessanta, ora il trenta.

Viene narrata la storia di una semina. Una sola semina, il seminatore è lo stesso come lo stesso è il seme, il medesimo gesto e la medesima fatica, ma gli effetti sono totalmente diversi. Non che la figura del contadino non sia essenziale, senza di lui non si metterebbe in moto la nostra storia, ma nulla si dice dei suoi propositi e delle sue aspettative. Anche delle qualità del seme non si fa cenno, si presume però che siano adeguate alla bisogna, perché un seme cattivo non dà frutto per quanto buona sia la terra che lo accoglie, e perché di conseguenza l’agricoltore non avrebbe motivo e voglia di sprecare  inutilmente il suo tempo e la sua energia. Si insiste invece sulla sorte del seme, che dipende direttamente dalla natura del terreno. Non staremo qui a descrivere letteralmente le quattro scene del racconto, che risultano molto chiare nel testo della parabola. Andremo piuttosto a sviscerare la sottile e profonda allegoria che si cela dietro le parole e le immagini impiegate.

Il seme è quindi la Parola, i quattro terreni corrispondono a differenti tipi di ascoltatori. I quattro destini cui va incontro il seme rappresentano gli esiti diversi dell’unica seminagione operata da Gesù, e per estensione da tutti coloro che successivamente si assumeranno l’onore e l’onere di diffondere la Buona Novella. Gli uccelli sono l’immagine delle forze del male, il terreno sassoso è l’uomo volubile e facile all’entusiasmo, le spine sono le molteplici passioni che inaridiscono e soffocano il cuore dell’uomo.

E’ fondamentale ai fini di una piena comprensione della parabola distinguere fra le due diverse categorie di destinatari del messaggio della stessa, che si rivolge da una parte ai missionari della Parola, dall’altra ai tanti ascoltatori. I primi potrebbero infatti perdere la fiducia nell’efficacia della Parola, i secondi rischiare di mortificarla per non essere riusciti ad accoglierla nel giusto senso e con la dovuta intensità. Per gli uni, i predicatori, la parabola costituisce un incoraggiamento, per gli altri un chiaro avvertimento.

GLI ASCOLTATORI

Al primo tipo di ascoltatori appartengono coloro che per superficialità di ascolto o incapacità di comprensione restano del tutto impermeabili alla Parola, che in loro non lascia alcuna traccia. E così Satana, o le forze del Male come diremmo oggi, hanno gioco facile nell’averla vinta. Questa semina si perde senza aver nemmeno la possibilità di germogliare.

A connotare il secondo tipo di ascoltatori è invece la fragilità caratteriale. Gente che si entusiasma facilmente, che accoglie subito e con gioia la Parola, ma assolutamente incapace di perseverare si scioglie come neve al sole alle prime difficoltà, pronta a rinnegare quanto ricevuto se messa alla prova.

L’eccesso di interessi proprio del terzo tipo non consente a questi soggetti di poter maturare nel loro cuore la Parola, che resta soffocata dalla mancanza di aria e di spazio. Non solo l’agire dell’uomo viene parassitato dalla pletora di interessi e di passioni, ma anche il suo essere, perché un cuore distratto e appesantito non riesce a percepire più le cose nel loro effettivo valore. E la considerazione riguarda non solo le grandi passioni, ma soprattutto le molteplici beghe quotidiane che rendono sordi e insensibili avvelenando l’anima.

Del quarto tipo di ascoltatori si dice semplicemente che sono il terreno buono. Non si fa cenno significativamente alle loro qualità, basta il fatto che essi ascoltino, comprendano e portino frutti. Che sia cento volte tanto, o sessanta, o trenta non fa differenza. Il raccolto sarà in ogni caso più che abbondante, dipendendo dalla capacità e dall’abilità di ogni soggetto. Ciascuno darà nella misura delle sue possibilità, e la Vita se ne gioverà comunque, arricchendo i propri granai.

“Chi ha orecchie per intendere, intenda”. Non è alle orecchie fisiche che il Salvatore allude, bensì a quelle del cuore, e infatti l’orecchio qui è sinonimo di intelligenza: è richiesta l’attenzione della mente e del cuore, disposizione che non tutti hanno, e senza la quale non è possibile penetrare alcun soggetto di discussione. Le parabole rivelano i loro tesori a chi è disponibile, restano oscure a chi ha il cuore indurito.

Nel prossimo articolo ci prefiggiamo di commentare la parabola da un’altra prospettiva, quella dei predicatori della Parola di Dio.

Fonti e bibliografia: Fede Speranza Amore – Parabola del seminatore

Dr. Stylianos  Atteshlis – Le parabole – Ed. Il Punto d’incontro

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.
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