La benevolenza deve farsi strada nelle nostre vite

la benevolenza deve farsi strada...Qualche volta mi sento stanco, non una stanchezza “normale” ma proprio stanco, con la percezione di un corpo completamente affaticato in ogni sua parte, incapace di reagire e bisognoso di trovare al più presto ristoro.

La materia esige il suo tributo e confrontarsi con essa non può che produrre quella che, a volte, possiamo definire spossatezza infinita. Ti senti una stanchezza diffusa per tutto il corpo, completamente spalmata in tutto il tuo essere, percependo che è giunto il momento di avere un po’ più di rispetto verso se stessi e, vada come vada, bisogna fermarsi, o quantomeno, rallentare notevolmente le attività.

In altri tempi, quando raggiungevo certi “picchi”, tendevo ad irritarmi, perché la fatica che stavo compiendo non riuscivo a comprenderla. La tendenza ad imporsi e a imporre un comportamento nei confronti altrui era certamente più accentuata, e vivevo anche la frustrazione di tutta una serie di cose che non andavano mai in porto come avevo preventivato.

Per fortuna questi sono tempi diversi, tempi nei quali sono in grado di comprendere meglio il senso di ciò che mi accade, e questo mi è di grande aiuto. Inoltre le cose che faccio mi piacciono molto e, molto spesso, è proprio il tempo che mi manca, quindi la “frustrazione” che a volte provo è dovuta proprio a questo.

Questo articolo prende spunto da quanto accadutomi oggi, una giornata veramente stancante, di quelle che lasciano in ogni caso un solco profondo, capace di donare fiducia in un futuro prossimo nel quale esprimere sempre più benevolenza. Questa è una bella parola, una parola che non ha mai attratto in modo particolare la mia attenzione, ma forse è giunto il momento di comprenderla un po’ di più.

Qualche giorno fa la parola benevolenza l’ho sentita pronunciare da Massimo Rodolfi, ed era come se non l’avessi mai sentita, una parola che ha risuonato nel profondo come un colpo di gong, la cui vibrazione mi ha “squassato” la coscienza.

Ho percepito che si può essere più comprensivi e indulgenti soprattutto nei propri confronti, perché senza questa disponibilità d’animo non potremo manifestare, nel nostro mondo di relazione, una buona disposizione verso il prossimo.

Ho sentito che ci si può volere più bene, malgrado tutto ciò che ancora non conosciamo, manifestazione di quella nostra ignoranza che produce sofferenza, e che questa sofferenza, fino ad un certo punto, non può che rimanere inascoltata, presi come siamo a prendercela con eventi che non riusciamo a comprendere e a integrare nella nostra vita.

Invece possiamo accoglierci per quello che siamo, visto che non possiamo evitare di contattare quei limiti che respingono le nostre istanze pretenziose, comunicandoci che dovremo fare un altro “giro” per “perdere” ciò che ancora “prende del posto” nelle nostre esistenze, impedendoci di andare oltre queste barriere.

Se in queste condizioni non applicheremo la benevolenza, vorrà dire che la nostra presunzione ha ancora molto da dire, se invece saremo benevolenti potremo comprendere quanto la vita ci voglia bene, anche se ci rimanda a ciò che possiamo migliorare.

I limiti servono a questo e le battaglie che mettiamo in atto verso di essi devono aiutarci a “frollarci”, scuotendoci per bene, in modo tale da perdere quell’arroganza che non ci consente di dare valore a ciò che siamo.

Bisogna bene dire le nostre vite, parlarne bene e accoglierle per quello che sono, perché solo in questo modo daremo prova di poter salire un altro piolo di questa scala che è la nostra vita, una esistenza che ha come vertice la possibilità di dimorare nel nostro cuore.

Bisogna imparare la benevolenza verso ogni essere, perché ogni forma di vita è ciò che deve essere, e anche se indimostrabile, non vedo altro modo di vivere la vita, uniformandomi sempre di più ad essa e a quelle regole senza le quali la nostra attività non avrebbe quel ritmo che da sempre è sinonimo di benessere.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.