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Impermanenza

impermanenzaOgni giorno ci muoviamo tra piccoli riferimenti personali, particolari significativi che a lungo andare diventano sempre più importanti se non addirittura determinanti, tasselli di una mappa che ci consente di spostarci con disinvoltura in uno spazio tanto esterno quanto interno senza correre il rischio di perderci.

Ci muoviamo tra abitudini, gesti, frasi, comportamenti e anche oggetti, che fanno parte integrante della nostra quotidianità,tanto da divenire punti di riferimento insostituibili e rassicuranti, segnali di continuità e certezza che affermano e confermano ripetutamente il fatto che ci siamo, che esistiamo: sono prove inconfutabili della nostra presenza nel mondo, una sorta di feedback autoprodotto.

Proprio per questo ci aggrappiamo ai fenomeni e diamo una importanza esagerata a ciò che non ne ha. Allora ciò che è contingente appare permanente e noi perdiamo il senso della misura e delle proporzioni: poi ci disperiamo quando la Realtà mette ogni cosa al suo posto.

Quello che riteniamo eterno e indistruttibile scivola velocemente dalle nostre mani e si dissolve lasciandoci smarriti in un “Immenso” che non riusciamo a comprendere e di cui non riusciamo a sentire il battito, in cui non riusciamo a sentirci. Quando questo accade è il momento giusto per esaminare la situazione da un punto di vista meno sprovveduto.

Tutto quello che è soggetto alla legge di periodicità nasce, evolve e muore, è destinato ad estinguersi perché parte del divenire e delle sue mutevoli forme. Sicuramente è necessario sperimentare l’illusione di Maya nei mondi più densi dell’esistenza,ma chi cerca la verità scopre ben presto di non poter trovare nessun rifugio, nessuna sicurezza, in ciò che è condizionato dal karma; sa che nessun luogo e nessuna forma lo mettono al riparo dal rischio della sofferenza, finché non scioglierà il proprio attaccamento ai fenomeni e finché non smetterà di inseguire ciò che non ha consistenza reale.

Il ricercatore della verità scopre l’inganno celato nell’automatismo e impara a svincolarsi dal condizionamento che genera dolore. È come ritirare il nostro consenso da un film drammatico che ci fa piangere ogni volta che viene proiettato. Possiamo continuare a vederne le immagini senza più esserne incastrati, anzi potremmo guardarle con ironia e divertimento: in fin dei conti si tratta solo di immagini che scorrono su uno schermo. Nella tradizione buddista questo atteggiamento di distacco (vairagya) si consegue attraverso la meditazione ed è fondamentale per sottrarsi all’inesorabile legge del karma. Il senso di equanimità e la nuova consapevolezza che ne scaturiscono liberano dalla necessità di soggiacere agli impulsi e ai fattori condizionanti senza per questo perdere la strada, anzi ritrovando la via maestra.

Se coltiviamo la presenza mentale e perciò siamo veramente presenti a tutto quello che facciamo, non c’è più niente che divenga un’abitudine e persino un’azione ripetuta spesso potrà essere nuova ogni volta , ricca della sorpresa di una conoscenza inaspettata e pronta a rinnovarsi.

Se non vogliamo trovarci con un pugno di mosche in mano ricordiamoci perciò dell’impermanenza, del moto dell’acqua che scorre senza sosta, del tempo che avanza inarrestabile in questa dimensione e costringe l’ Infinito in forme finite destinate a dissolversi nell’apparenza ma capaci di dischiudere atomi di eternità nell’essenza. In questo straordinario processo di trasformazione si fa gentile richiesta di cooperazione … a noi, fatti di carne e sangue e tuttavia con l’”Immenso”nel cuore.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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