Il Solstizio d’Inverno

Solstizio d'inverno«Il Sole ritorna sempre, e con lui la vita.
Soffia sulla brace ed il fuoco rinascerà».
(Friedrich Nietzsche)

Mentre l’anno volge al termine, nel nostro emisfero le notti si allungano e le ore di luce sono sempre più brevi, fino al giorno del Solstizio invernale, il 21 dicembre. Solstizio, dal latino “sol stat”, “il sole si ferma”. E di fatti il sole per circa tre giorni sorge sempre nello stesso punto. E’ uno dei momenti dell’anno più delicati: l’oscurità regna sovrana, ma nel momento del suo trionfo cede alla luce che, lentamente, inizia a prevalere sulle nebbie invernali. Dopo il Solstizio, la notte più lunga dell’anno, le giornate ricominciano poco alla volta ad allungarsi…
Come tutti i momenti di passaggio, il Solstizio d’inverno è un periodo carico di valenze simboliche dominato da una costellazione di miti e di simboli, echi ancestrali di un passato lontanissimo dei quali abbiamo ormai perso il significato originario.

La celebrazione dei Solstizi ha origini remote ed è legata al culto del Sole. Il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della grande “Madre Terra”. Anche se i più freddi giorni dell’inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la Primavera ritornerà.
I grandi monumenti megalitici della preistoria sono testimonianze mute ma possenti di questa tradizione. A Stonehenge, il cerchio di pietre eretto in Inghilterra fra il 3100 e il 1700 a.C., il sole del Solstizio sorge all’alba attraverso il trilite di Sud-Est e proprio sopra la Altar Stone, la Pietra Altare. I costruttori di dolmen e menhir possedevano una notevole sapienza astronomica e appare evidente il loro interesse per il solstizio invernale e per la posizione della luna in questo periodo. A Newgrange, in Irlanda, il simbolismo era più spettacolare: nell’enorme tumulo eretto verso il 3200 a.C., un raggio del sole, che sorge all’alba del solstizio, percorre esattamente un lungo e strettissimo corridoio per illuminare la piccola cella interna. Molto più tardi, i Celti narreranno che Lugh, dio della luce, era stato sepolto a Newgrange, tomba e utero della sua rinascita.
Numerose sono le tradizioni che vedono la nascita di un dio all’interno di una caverna, grotta che simbolicamente rappresenta il cosmo stesso. In senso microcosmo, entrare nella caverna riproduce un momento di totale interiorizzazione dell’essere.
Nella tradizione cristiana vediamo la nascita di Gesù che avviene proprio all’interno di una grotta nel Solstizio d’inverno.
Il Sole e la Luce vengono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua nascita spirituale sviluppando e superando il proprio stato sottile nella notte del solstizio d’inverno. In questa notte avviene la morte simbolica della propria profanità e dell’evento fisico del passaggio dalle tenebre alla luce. Il Sole, che pian piano riconquista la luce alle tenebre, rispecchia l’iniziato che prende coscienza del proprio “risveglio interiore” ed inizia il suo percorso di ricerca iniziatica.
Questo processo simbolicamente si può interpretare come un’illuminazione riflessa che rischiara il buio della caverna: un fascio di luce che penetra da un’apertura della caverna e che genera quell’illuminazione di riflesso. Nell’ordine microcosmico, per quanto concerne l’organismo sottile individuale, tale apertura corrisponde al centro energetico che si trova sulla sommità del capo, il chakra della corona. Esso rappresenta il settimo livello del sistema dei chakra e corrisponde a ciò che nella Cristianità viene indicato come il settimo cielo. E’ lo stato di consapevolezza della libertà assoluta, la sede del Creatore. Secondo gli indú, nel chakra della corona si fondono la Prakriti, la sostanza primordiale, e il Purusha, lo spirito, l’essenza.

Questo viaggio, così come viene concepito esotericamente, conduce verso la Conoscenza, la Verità e la Bellezza; è un cammino che inizia nel silenzio e nel buio più profondo dell’elemento Terra. È un viaggio fatto di tappe che scandiscono il ritmo che intercorre tra crescita e trasformazione, cicli minori in un ciclo maggiore perché, se da un punto di vista astro-fisico al nostro pianeta Terra occorre un anno per compiere l’intero suo ciclo di rinnovamento, all’iniziato occorrono ben più stagioni, ben più ri-nascite, per completare un proprio esiguo segmento evolutivo.

Il percorso transita attraverso varie fasi alchemiche, racchiuse dai due momenti solstiziali: il Solstizio d’Inverno, che illumina l’iniziato, e quello Estivo, che ne sancisce l’evoluzione; essi formano l’asse Nord-Sud, Capricorno-Cancro, in altra letteratura chiamati “Porta degli Dei” e “Porta degli uomini”: il momento più buio e quello della massima Luce.
Il percorso tra le due Porte, da quella invernale a quella estiva, corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla Caverna Cosmica: la prima porta, quella “degli uomini“, corrisponde al Solstizio d’Estate, cioè all’entrata del Sole nel segno zodiacale del Cancro; la seconda, quella “degli Dei“, al Solstizio d’Inverno, cioè all’entrata del Sole nel segno zodiacale del Capricorno. Attraverso queste porte l’Iniziato subisce la Purificazione ed attua la Ricongiunzione Sacra, l’Armonia tra il Tempio Interiore ed il Tempio Esteriore. I due momenti solstiziali rappresentano dunque, simbolicamente, il punto di partenza ed il punto di arrivo, tappe fondamentali di questo percorso.
Iniziare forse non è difficile, ma portare a compimento, “arrivare”, è tutto un altro discorso…

«Bisogna che egli cresca e che io diminuisca»
(Passo del vangelo in cui Giovanni Battista, nato nel giorno del Solstizio d’estate,
si pronunciò in tal modo rivolgendosi a Gesù, nato nel Solstizio d’Inverno)

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Loredana Colitti
Mi chiamo Loredana e sono una donna piena d’interessi e con tanta voglia di vivere e stare bene. Penso che qualsiasi insegnamento se non venga praticato, non può aiutare a comprende il vero significato dello yoga. E' solo attraverso la pratica e l’esperienza diretta che sviluppiamo la nostra coscienza, solo cosi scopriamo che nel profondo del nostro essere esiste la gioia. Gli orientali, infatti, dicono che il Sé può essere definito “Sat-Chit-Ananda” e cioè “Essenza-Coscienza-Gioia”. Il raggiungimento della gioia si manifesta con la realizzazione del Sé e ciò avviene solo quando abbiamo imparato a conoscerci. Sin da quando ero bambina ho sempre avuto la consapevolezza di avere un compito da svolgere in questa vita, ma la difficoltà più grande era comprendere la via da percorrere per giungere a questo compimento. Nel 1990 la ricerca mi ha condotto sulla via dello Yoga. Inizialmente ho praticato l’Hata Yoga e poi, in attesa del mio primo figlio, lo yoga in gravidanza. Da allora il mio percorso è stato in continuo divenire, dal massaggio ayurvedico per il neonato al massaggio per adulti con tecniche dell’antica medicina tibetana, attraverso il massaggio “Ku Nyè” e il massaggio Hawaiano Lomi Lomi Nui. Il bisogno di una continua crescita interiore mi ha condotto ad approfondire gli studi in maniera sempre più professionale, trovando compimento nella pratica del Raja Yoga. Dal 2012 promuovo percorsi di conoscenza di sé per adulti attraverso Corsi di Meditazione articolati su tre livelli: “Fondamenti e Tecniche della Meditazione”, “La Psicologia dello Yoga”, “Tecniche di Guarigione dello Yoga”, Corsi di “Raja Yoga” e Corsi sul “Sistema dei Chakra”. Per Bambini e adolescenti promuovo corsi di “Yoga per Bambini” secondo il metodo del BalyaYoga, dove si giunge allo yoga (unione) attraverso la consapevolezza e il rispetto di sé e degli altri. I corsi si tengono sia in gruppo sia individualmente. In studio si eseguono incontri finalizzati all'analisi e al riequilibrio dei chakra, il Massaggio tradizionale tibetano “Ku Nyè”, il Massaggio con olii essenziali e il Massaggio Hawaiano “Lomi Lomi Nui” Un incontro importante nel mio percorso di vita è stato quello con l’Associazione Atman di cui il maestro Massimo Rodolfi è il fondatore. E' grazie alla scuola Energheia, che ho potuto apprendere le tecniche che mi hanno permesso di divenire “Terapeuta Esoterico”, migliorando poi con la scuola Agnihotri, vero sentiero di guarigione. Amare la vita vuol dire avere la chiara visione del suo significato, del dono divino che è in noi.