Il riporto

Con questo titolo non mi riferisco al servizio dei cani addestrati al riguardo, e non intendo nemmeno parlare delle ciocche di capelli spostate da una parte all’altra della testa per mascherare la calvizie. Sorrido, ma non me ne vogliano coloro che lo fanno. Intendo parlare invece di quell’attitudine a trasferire da un luogo all’altro, da una bocca all’altra e quindi da un orecchio all’altro, notizie, impressioni, “spetteguless”, rivestendo l’essenza dei fatti con le proprie discutibili percezioni, travisando spesso la realtà delle cose ed evitando in tal modo di praticare yoga.

Può essere assai gratificante e anche divertente trovarsi in due, in tre, o anche più, a raccontarsi di questo e quello, oppure a commentare quel tal fatto o quell’altro se non addirittura ad avventurarsi in vere e proprie congetture sul comportamento o sulla biografia di qualche povero malcapitato. Con quale intenzione? Quel che accade al singolo può accadere a un piccolo gruppo considerato come un’unità e pertanto tutto quello che limita e ostacola l’evoluzione di un solo individuo, può essere ritrovato pari pari nell’evoluzione di un gruppo.

Allora bisogna tenersi d’occhio e fare molta attenzione perché una conversazione conviviale non scivoli di tono e si trasformi in un momento in cui si cercano alleanze alle proprie immagini karmiche, sodalizi che giustificano le proprie tendenze distruttive e in cui si cercano sicurezze che in fondo servono solo a mascherare, con un’apparente bonaria simpatia, la scarsa considerazione che abbiamo di noi stessi e degli altri.
Uno dei rischi peggiori poi, giustificato spesso dall’aver condiviso determinate esperienze, è quello di crearsi attorno, inavvertitamente o meno, una fascia di resistenza, una sorta di gommone respingente che da un lato tiene lontani gli intrusi e dall’altro alimenta questa pseudo unione interna. Si chiama tendenza all’isolamento, esclude invece di accogliere, e non è certo la via migliore per crescere e partecipare alla Vita attraverso un sano respiro energetico.

D’altro canto sappiamo a che tipo di modificazioni qualitative e non solo di forma, sono sottoposti concetti e fatti quando sono riportati in modo soggettivo all’interno della propria coscienza o all’interno di un gruppo. Vale dunque la pena di dedicarsi piuttosto a un lavoro serio di trasformazione di se stessi invece che dei fatti o dei comportamenti degli altri, un lavoro che purifichi senza sosta la nostra coscienza rendendo sempre più oggettiva e attendibile la nostra percezione, sì da essere utile strumento di vera conoscenza. Meditare, meditare e ancora meditare: solo in questo modo potremo superare le malìe della personalità e avvicinarci progressivamente al chiarore dell’Anima, coltivando un Amore Intelligente capace di guidarci nella discriminazione dei fatti. Sarà possibile così realizzare una presenza veramente innocua nei tre mondi della nostra umana esistenza praticando quello che è il vero senso di tutto lo yoga: realizzare la nostra vera natura spirituale e servire la Vita, in unità, pace ed armonia.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.