Il respiro produce calore

il respiro produce caloreRespira, qualunque cosa succeda, respira. Alla fine il senso delle nostre azioni è tutto qua, e anche se appare non troppo complicato se non banale, la maggior parte delle persone se ne dimentica trovando notevoli difficoltà nel compiere ciò che fa parte nella natura dell’essere umano. D’altra parte respirare è quanto mai “pericoloso”, perché una maggiore quantità di aria all’interno del nostro corpo produrrebbe capacità di assimilazione… eh già, senza aria non brucia niente, e senza calore non si digerisce… vuoi vedere che non si respira per non digerire, per mantenere condizioni di lamento e recriminazione?

Sono le cose di cui abbiamo paura che non riusciamo a digerire, anzi, per far si che ciò non avvenga, rendiamo il tutto ulteriormente pesante, bloccando il respiro perché l’aria non si intrometta nella nostra coscienza, mettendosi in testa di farci percepire gli eventi per quello che sono, e non per come noi vogliamo che appaiano. Il respiro che si blocca, spesso e volentieri a livello del diaframma, rappresenta la difficoltà di digerire le nostre emozioni che viviamo di pancia, consentendo loro di elevarsi e distaccarsi per cogliere in esse la vita che rappresentano.

Quando parlo di respiro mi sovviene sempre il ricordo di mio padre che accompagnavo quando imbracciava il fucile per andare a caccia. Non che io amassi particolarmente questo “sport”, anzi, malgrado i tentativi di convincermi da parte di mio padre, non presi mai la licenza venatoria, ma che volete farci, quei momenti mi consentivano di stare in sua compagnia e il sacrificio nell’accompagnarlo mi veniva ripagato dalla sua presenza. A proposito di respiro, mi viene ancora da sorridere, pensando a quanto mio padre stimasse il fagiano perché riusciva a trattenere il respiro per due minuti sviando le ricerche del cane che voleva stanarlo.

Quando mi accorgo di trattenere il respiro penso a questo aneddoto, cercando di ascoltare di che cosa ho paura e il conseguente tentativo di allontanare da me ogni sorta di minaccia. Perché a questo serve trattenere il respiro, atteggiamento certamente non premeditato, ma che viene attuato automaticamente nel momento in cui qualcosa si intrufola all’interno delle maschere che abbiamo posto in essere. La conoscenza del respiro dovrebbe essere approfondita, invece si preferisce altro apparentemente più appagante per la propria personalità.

Perché non partire da qui per stare bene e radicare lo yoga nelle nostre vite, facendo attenzione alle posture che adottiamo, senz’altro in relazione con gli spazi che assorbono il nostro respiro. Liberare questi spazi significa in primis respirare adeguatamente, e consentire al materiale della nostra coscienza di incendiarsi. Alla fine abbiamo bisogno semplicemente di calore, che deriva da come interagiamo nel nostro mondo di relazione.

Siamo disposti a metterci in gioco? Ad abbassare il ponte levatoio e gettare le maschere nel fossato? Se la risposta è affermativa, non dobbiamo fare altro che respirare, l’aria produrrà calore, e di conseguenza vedremo le cose con occhi diversi perché entreranno in gioco il cuore e l’anima appresso, manifestando maggiore accoglienza che assottiglierà le distanze. Facile no? Poi facile facile non è, ma è comunque un passo da compiere per liberare spazi angusti della propria coscienza, proprio quegli spazi che sono di impedimento al fluire della nostra essenza.

Buon respiro a tutti!

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.