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Il pensiero creativo e la meditazione – prima parte

Pensiero_creativo_meditazione_300_0In questo articolo vedremo quali sono gli strumenti per riuscire a sviluppare il pensiero creativo, positivo e armonico.

I pilastri del Raja Yoga sono l’ascolto di sé e la meditazione.

L’ascolto di sé è lo strumento che abbiamo per arrivare a identificare le immagini karmiche attualmente in azione, cioè quelle che stanno venendo fuori adesso, che sono pronte per essere affrontate perché la coscienza è sviluppata a sufficienza e può comprendere, integrare e trasmutare queste energie. Ce ne saranno sicuramente altre ancora latenti che si faranno vive al momento giusto ma non le possiamo ancora fronteggiare perché hanno un’energia troppo distruttiva rispetto alla coscienza attuale; dovremo aspettare di crescere ulteriormente in forza e sapienza per poterle contattare e esaminare.

Come facciamo a sapere quali sono le immagini karmiche che possiamo affrontare oggi?

E’ molto semplice, basta portare l’attenzione su quello che viviamo quotidianamente. La vita è precisa, ci capitano eventi che noi stessi attiriamo, come le persone che incontriamo o le “sfighe” che ci succedono; soprattutto le situazioni ricorrenti sono indice di una immagine karmica al lavoro. E’ sufficiente sapere osservare, e l’ascolto di sé è proprio questo, iniziare a portare l’attenzione sulle esperienze più significative vissute nella giornata, quelle dove ancora ci arrabbiamo, dove proviamo risentimento, irritazione, disappunto, recriminazione…

Basta dedicare 5 minuti al giorno all’episodio più significativo della giornata e sentire cosa abbiamo provato e cosa abbiamo pensato in quella circostanza, tutto questo senza giudizio, e soprattutto non deve essere un processo razionale. In molti mi dicono “già faccio questo lavoro, tutte le sere mi metto a pensare alle situazioni che ho vissuto”… ma non è così, perché pensare è un processo razionale, che anzi alimenta quella parte della personalità. E’ un po’ crogiolarsi nei propri meccanismi.

Invece l’ascolto è un modo di osservazione distaccata, come se stessimo osservando dalla finestra un evento che sta capitando a qualcun altro. Non giudico, non prendo la parte di nessuno, semplicemente osservo lo svolgersi degli avvenimenti e cerco di capirne le cause, cosa si sta giocando in quel teatrino, le aspettative, i bisogni dei vari attori della scena.

Vedrete che la situazione non è mai il vero problema, quello che è importante è il come avete reagito in quella situazione, che cosa ha suscitato in voi, è la vostra reazione che è la punta dell’iceberg di qualcosa che cova sotto. E allora cerchiamo di capire: che cosa avete provato come emozione? Perché l’avete provata? Che cosa volevate difendere, volevate ottenere o avevate paura di perdere? Era veramente così importante? Perché?

Facendovi queste domande vi diventeranno chiari quali sono i vostri meccanismi, le vostre maschere, ciò di cui avete bisogno ( o meglio ritenete di avere bisogno ) e ciò di cui avete paura. Vedrete quante pretese nei confronti della vita e degli altri, quanti automatismi, anche irrazionali, che “vengono da dentro”… Ecco, queste sono immagini karmiche, falsi bisogni, false convinzioni, false motivazioni… quando finalmente sentirete cosa agite inizierà il processo di abbandono e di non identificazione. Non identificarsi più nei propri meccanismi vuol dire smettere di alimentarli, e questo è il primo passo per trasmutarli.

Quindi senza tanti voli pindarici, senza chiederci chi eravamo nelle vite precedenti, e senza dovere andare dalla strega Wikka che è anche un po’ gnucca, è sufficiente iniziare ad ascoltarsi, e portare l’attenzione alla propria vita, per capire dove siamo incoerenti e non in armonia, perché se seguiamo la nostra recriminazione fino alla radice… troveremo l’immagine karmica in azione! Da qui inizia il processo di trasformazione.

Attenzione però a non esagerare, praticare l’ascolto di sé al massimo 5 minuti al giorno, annotare ciò che è emerso su un “diario spirituale” e poi non pensarci più. Distaccarsi dalle proprie modalità, perché l’energia segue il pensiero e pensare tutto il giorno ai propri limiti non fa altro che alimentarli. Non è pensandoci che si risolvono, ma sviluppando le qualità opposte, e fra poco vedremo come.

Questo processo di cambiamento non è affatto semplice, ciò che è inconscio ci condiziona e ci confonde, è necessaria una mente salda ed allenata per riuscire ad osservare nel modo più distaccato possibile le proprie distorsioni. E qui entra in campo la meditazione.

La meditazione viene descritta in altri articoli più specifici (rubriche: Energheia, Raja Yoga, Meditazione 1, 2 e 3) quindi non mi dilungherò sulle tecniche. Qui voglio semplicemente evidenziare quali strumenti avete a disposizione per vincere i vostri limiti.

La meditazione secondo il già citato Patanjali si può suddividere in tre fasi o livelli: Dharana, Dhyana e Samadhi che insieme vengono definiti Samyama, la Disciplina.

Dharana è la concentrazione, la capacità di focalizzare la mente per un certo periodo ( si parla di 12 secondi ) sull’oggetto della meditazione. Sembrano pochi, ma se avete già provato la meditazione, o se avete intenzione di farlo, saprete che la mente è come una scimmia impazzita, salta da un pensiero all’altro con una velocità incredibile. Mentre si medita, viene in mente di tutto: devo fare la spesa, chiamare tizio e caio, fare quella o quell’altra cosa ecc.

Meditare per esempio su un mantra, tipo l’OM per intenderci, ci aiuta a stare concentrati. Mentre ripetiamo il mantra, la mente tenderà a sfarfallare tra mille pensieri, ma appena ce ne accorgiamo ci concentriamo nuovamente sul mantra e cerchiamo di stare lì, in questo modo alleniamo la nostra mente alla concentrazione.

A tale proposito è interessante notare che il corpo mentale funziona come gli altri corpi e quindi anche come il corpo fisico. Se per esempio volete raggiungere l’obiettivo di sollevare 100 kg andrete in palestra ad allenarvi, e se lo farete con continuità, raggiungerete progressivamente il risultato sperato. Per il corpo mentale è uguale, il primo giorno di meditazione sarà difficile riuscire a stare concentrati, ma poi, eseguendo la tecnica con regolarità, imparerete a dirigere la mente a piacimento e per il tempo necessario. E’ solo questione di allenamento, di ritmo, di disciplina. E così progressivamente si raggiunge una maggiore stabilità mentale.

Seguendo l’esempio del corpo fisico si può notare poi, che la forza maturata in palestra rimane ovviamente anche quando la persona è fuori. Allo stesso modo la capacità di concentrazione e di attenzione raggiunta con la meditazione rimane come qualità della mente, che quindi farà poca fatica a stare focalizzata in tutti gli ambiti della vita. Avrete maggiore facilità di concentrazione in ogni ambito della vostra vita, diventa un’attitudine della mente. Questa cosa non è da sottovalutare.

Quando la mente è più stabile, quando avete maggiore capacità di portare l’attenzione su, e quando la mente riesce a rimanere un po’ distaccata dalle emozioni/desideri/paure, allora l’ascolto di sé diventa sempre più produttivo, i nostri limiti diventano più chiari, e la nostra capacità di superarli diventa maggiore.

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.
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