Il Non Attaccamento al Frutto dell’Azione

Continua il viaggio nelle verità esoteriche prendendo spunto dal decalogo di Papa Giovanni XXIII. Sesto punto: “Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.”.

La volta scorsa abbiamo visto come la coscienza si possa espandere sui sottopiani sempre più sottili dei 3 piani della coscienza umana (fisico, emotivo e mentale), e poi su piani della vita ancora più elevati. L’espansione di coscienza porterà a vivere come anime, sul piano causale e oltre, dove la nota dominante è l’amore. Quando sei a quei livelli l’amore sgorga dal cuore naturalmente, e la gioia la provi nel poter condividere questo amore con gli altri.

Il non non attaccamento....A quel punto vedrete che fare buone azioni non sarà un dovere, non sarà un obbligo morale e tanto meno un “sacrificio” compiuto per qualche motivo particolare, ma sarà l’azione normale e spontanea che proviene dall’anima. Nelle persone che hanno raggiunto questo livello di coscienza ogni azione nasce già “buona” per natura… Ma com’ è possibile?

E’ possibile perché sui piani Causale, Buddhico e Atmico non esiste più l’egoismo, quello che fai non è più per te stesso, ma è per la vita, con la quale ti senti in intima comunione. Yoga significa “unione”, realizzare lo yoga significa realizzare l’unione con la vita. Sui piani più sottili l’unità è un fatto, ed essendo tutti uniti quello che fai lo fai per tutti, non esiste più tuo o mio. Ami tutti come ami te stesso semplicemente perché siamo la stessa cosa, ogni azione la farai con amore e quindi non potrà che essere buona.

Vediamo, invece, che le nostre azioni spesso non sono così buone come le vorremmo fare apparire, perché la personalità egoista distorce le nostre motivazioni. E’ fondamentale imparare ad ascoltare cosa veramente ci spinge all’azione. Uno dei pilastri dello yoga è l’ascolto di sé, proprio perché divenire consapevoli delle vere motivazioni ci aiuta a capire i meccanismi della coscienza e a trasformarli. Non si può trasformare ciò che non si conosce.

Gli esseri umani compiono spesso buone azioni, ma è evidente che le motivazioni non sono sempre altruistiche. La personalità è egoista per natura, non sente l’unità con la vita, anzi è in perenne conflitto con gli altri a causa della grande eresia di separatezza che è Maya. Con queste premesse le azioni che compiamo sono in ultima analisi per la nostra sopravvivenza, o almeno per beneficio personale. Alla fine, se guardiamo sotto sotto, vedremo che dietro una buona azione c’è spesso la segreta speranza di ricevere qualcosa in cambio, o almeno di avere un riconoscimento. Qualcuno enfatizza l’azione compiuta, altri la rendono pubblica con (falsa?) modestia, ma intanto la buttiamo lì affinché tutti sappiano e così l’azione non sarà stata compiuta invano.

Vi rendete conto? Se non ci torna niente, almeno un riconoscimento formale, l’azione diventa “compiuta invano”. La personalità ricerca il bene personale… Quanta differenza rispetto all’anima che invece prova gioia solo nel bene comune!!!

Anche una buona azione, se è compiuta per avere qualcosa in cambio, non sgorga dal cuore, ma dalla mente o dal desiderio, e la conseguenza è che la coscienza rimane legata a quei piani della vita. E’ il desiderio che fa vivere per lunghe ere nei piani astrale e mentale. Allo stesso tempo noi uomini siamo anche capaci di grandi slanci d’amore, non bisogna aspettare di essere degli iniziati per compiere una buona azione, possiamo provare anche oggi.

Riuscire a esprimere amore, anche solo una volta, alimenta la coscienza di quella qualità, i nostri corpi si espandono verso quelle vette dove l’amore è di casa, ecc. ecc. (vedere l’articolo precedente). Noi siamo quello che pensiamo, se riusciamo a pensare e ad agire con amore, diventeremo quello; se invece continuiamo a seguire i nostri desideri, rimaniamo ancorati a quel piano di coscienza. Non c’è punizione, la vita è perfetta, ognuno è artefice del proprio destino.

Allora per mettere in moto questo processo di radicamento dell’amore possiamo compiere delle buone azioni, ma per essere sicuri che la nostra azione sia veramente motivata da altruismo, dobbiamo provare a farla senza dirlo a nessuno e senza aspettarci niente in cambio.

Gesù non a caso ci ha dato questo importantissimo insegnamento: “Mentre fai l’elemosina non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra!”.(Matteo 6,1-4.). Ci invitava a non sbandierare le proprie buone azioni, cioè quei pochi gesti compiuti gratuitamente, senza chiedere niente in cambio. Raccontarli, infatti, significherebbe che quel gratuitamente non ci va giù!

Gli insegnamenti orientali parlano di questo quando ci invitano ad “agire senza attaccamento al frutto dell’azione”(Bhagavad Gita).

Agire in modo disinteressato significa mettere da parte la propria personalità (il sé inferiore), e iniziare a vivere come anime (o Sé superiore o vero Sé). Vivere come anime è il risultato dell’espansione di coscienza e la meta dell’evoluzione di ogni uomo.

Provate a compiere una buona azione che sia veramente disinteressata e a non dirlo a nessuno. La vostra personalità non gradirà, eppure potreste provare un senso di gioia e di soddisfazione come non avete mai provato prima, perché agire con amore vi consente di provare per un attimo quella Gioia (con la G maiuscola) che si prova sul piano dell’anima.

Questo tipo di azione a lungo andare favorisce l’espansione di coscienza verso l’anima stessa, all’inizio qualche sprazzo temporaneo, ma col tempo il contatto con l’anima farà aumentare l’aspirazione e inizierete a cercare un percorso di purificazione e liberazione che vi porterà a “realizzarvi come anime”. Il risultato sarà la buona azione disinteressata, perché l’amore che sgorga dal cuore non può essere arginato, ma deve fluire, e riversarlo sugli altri sarà la fonte della vostra Gioia. Il compiere buone azioni non è un “a priori”, ma è il risultato del processo di purificazione interiore.

Lo sforzo iniziale di compiere una buona azione senza dirlo a nessuno, pian piano può diventare un’abitudine, che col tempo diventerà un automatismo, e alla fine l’azione disinteressata sarà la norma.

Intanto possiamo iniziare questa rivoluzione interiore facendo un passo alla volta, senza enfatizzare troppo tutto il percorso di purificazione: “Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.”. “Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.”

“Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Mt. 6,34)

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Roberto Rovatti

Roberto Rovatti

Roberto Rovatti nasce a Carpi (MO) nel 1966. Nel 1985 si diploma in informatica. Nel 1994 “per caso” viene invitato a frequentare un corso di Raja Yoga tenuto da Massimo Rodolfi, e da quella sera nasce l’interesse per la spiritualità, che lo porta a seguire tutte le possibilità formative dell'associazione Atman. Nel 1996, nell’anno della sua fondazione, si iscrive alla Scuola Energheia, la prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici. Nel 1999, conseguito il diploma, inizia il percorso di insegnante di Raja Yoga all’interno dell’associazione Atman. Nel 2006 diviene istruttore della Scuola Energheia. Attualmente, collaborando con l'associazione Atman e la Scuola Energheia, tiene conferenze, corsi e seminari per trasmettere gli insegnamenti e le pratiche dell'Antica Saggezza.