Il dolore dell’ignoranza

il dolore dell'ignoranzaNon sapere, sapere poco e usare male quel poco che si sa, vuol dire essere esposti alla sofferenza: perché l’ignoranza è una palude in cui sguazzano i coccodrilli e in cui il male affonda le sue radici.

L’ignoranza è proprio “il peccato”, l’errore fondamentale che genera gli spasmi della nostra coscienza: restringe, limita, impoverisce la nostra visione anziché espandere e illuminare la nostra consapevolezza.

Patanjali afferma che il dolore dipende da una scorretta polarizzazione emotiva e da uno squilibrio tra gli opposti. Si soffre per parzialità, non per integrità, per separazione e non per unione. Il “Re interiore”paga un costo molto alto per questo: un nucleo di luce e conoscenza, prigioniero di un corpo di manifestazione oscurante e imperfetto, non può non soffrire … e molto! E’ sempre l’attrito tra Spirito e Materia che, congiunti nel tempo e nello spazio, si resistono a vicenda generando dolore e coinvolgendo negli effetti del loro rapporto sia il passato che il presente e il futuro.

Infatti il dolore di oggi può essere conseguenza di avvenimenti remoti, una medicina salutare per correggere vecchi errori, ma può anche essere scatenato da timori attuali e dalla paura dell’ignoto, di ciò che il futuro ci può riservare. E qui l’ignoranza gioca un ruolo da vero aguzzino perché se conoscessimo un po’ di più e meglio la Vita capiremmo che non c’è nulla da temere e che mai verranno meno le risorse necessarie ad affrontare quel che è nella nostra storia.

Se è inevitabile smaltire gli errori del passato nel presente, possiamo però schivare il dolore futuro con un’opportuna trasformazione delle nostre inclinazioni, evitando di riprodurre nuovamente cause di effetti dolorosi. Vuol dire che se ci rimbocchiamo le maniche per conoscerci meglio e comprendere qualcosa in più di noi stessi, possiamo correggere i nostri comportamenti e dare una nuova direzione alle nostre energie, scegliendo di percorrere la via della salute e del Bene, piuttosto che quella della malattia e del dolore.

Ci sono avvenimenti difficili da accettare e sembra impossibile collegare certi dolori ai nostri comportamenti attuali. Eppure, se continuiamo a interrogarci, prima o poi troveremo la domanda capace di mostrarci il filo conduttore e di aiutarci nella comprensione del “senso”.

L’ignoranza è una grossa illusione che ci fa ritenere di essere quello che non siamo e di non essere quello che in realtà siamo. L’ignoranza falsifica, ci illude di appartenere alle regioni più dense della creazione, ci porta a identificarci con le forme là collocate e proprio per questo genera in noi dolore: perciò questa illusione deve essere eliminata.

È vero invece che disponiamo di una forma necessaria a mutare l’ignoranza in conoscenza ed è grazie a questa che lentamente la Vita che ci Anima diviene conscia di Sé e dell’ambiente circostante, ritrovando Se Stessa dopo un lungo peregrinare nei mondi della Materia.

Ci vuole pazienza, bisogna permanere un bel po’ nell’aula dell’Ignoranza per conoscere gli involucri più densi di Jivatma, la divinità incarnata. Poi bisogna continuare nell’aula dell’Insegnamento per imparare attraverso molte prove che siamo parte di un tutto di cui occorre acquisire coscienza. Così si comprende qual è il metodo di liberazione dal dolore. Infine nell’aula della Saggezza vediamo quale ruolo svolge il nostro gruppo nell’insieme generale e viene superata l’ignoranza che ci lega alla ruota della rinascita e ci impedisce di usare i veri poteri dell’Anima. Dall’aula della Saggezza usciamo consapevoli della nostra divinità.

Man mano che ci rendiamo conto dell’inganno della falsa identificazione, l’ignoranza a poco a poco scompare, smette di creare fantasmi e viene sostituita dalla conoscenza.

E’ vero che la sofferenza è il metodo di apprendimento e purificazione su questo pianeta, ma solo perché la nostra coscienza non è ancora cresciuta abbastanza, perché siamo ancora troppo ignoranti.

Se vi fosse più conoscenza, il male dell’ignoranza perderebbe la sua forza e senza il male non ci sarebbe dolore ma solo compassione e guarigione. Nelle quattro nobili verità di Gautama Buddha è racchiuso il tesoro che introduce all’ottuplice Sentiero della Libertà e della Rettitudine: perché non andare a rileggerlo?

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.