Il cuore non mente

La nostra percezione e poi più, nel senso che facciamo fatica a modificare il nostro modo di vedere la vita, figurarsi a cambiarla completamente, trovando la forza di fare una inversione di percorso che ci porti nella direzione opposta, sempre più a contatto con l’anima. Non ci sarebbe nulla di male, la vita è cambiamento, nulla sta fermo e immobile, quindi chi siamo noi per affermare l’immutabilità delle cose? Quali illusioni pervertono la nostra presenza?

Per trovare le risposte dovremmo riconoscere la presenza di un cuore capace di orientare le nostre vite in funzione di un’anima che detiene il progetto della nostra esistenza, che non è certamente cosa semplice, come molti ritengono, magari scartando un cioccolatino dal quale estrapolare una frase illuminante, ma non impossibile per una vita che evolve continuamente e noi con essa.

È ormai passato quasi un quarto di secolo da quando Susanna Tamaro scrisse “Va dove ti porta il cuore”, niente da dire, le buone intenzioni ci sono tutte, il problema è l’interpretazione, infatti le persone “sentono” molto, agendo sulla base di un sentire inalienabile, sorretti, a loro dire, da un cuore che non mente, divenendo come elefanti in una cristalleria forti di una percezione che, sostenuta appunto dal cuore, non ammette repliche o controindicazioni.

Siamo in presenza di persone che hanno trovato, certamente in buona fede, l’alibi alle loro “malefatte”, l’occultamento della loro ignoranza, in pratica un modo carino ed educato, si fa per dire, di fare e dire quello che vogliono a scapito del prossimo. Sento questo punto e nessuno si può permettere di intralciare ciò.

Fosse veramente il cuore a parlare saremmo a posto, perché il cuore non mente, certamente non è ancora l’anima, ma vuoi mettere affidarsi all’intelligenza e con essa la capacità di discriminare e scegliere? Saremmo in una botte di ferro, anche se Attilio Regolo avrebbe da eccepire vista la sua esperienza non proprio invidiabile. Invece l’essere umano prende lucciole per lanterne, si crogiola nella propria percezione, ritenendo che sia il cuore a parlare mentre, molto spesso ma molto, si tratta di parti per niente nobili rispetto al cuore di cui sopra.

Sento questo ma poi, magari è il fegato che parla, e come la mettiamo, per esempio, con la bile che a volte va di traverso, crediamo proprio di essere in buone mani? Oppure sono i polmoni ad essere loquaci, magari poco irrorati producendo quindi tristezza e critica, e credete che questo non infici la percezione e il proprio sentire. Tanti esempi si potrebbero fare, magari in un altro articolo.

Il problema è che sentiamo attraverso quello che ci compone, e crediamo veramente che il nostro sentire non possa essere deviato da quelle parti ancora ignoranti che non cedono il passo alla luce, e a quel cuore che non mente avendo sgombrato tutto ciò che impedisce lo stabilizzarsi sul piano dell’anima?

Un po’ più di umiltà non guasterebbe, significherebbe fare con quello che c’è, rapportandosi con l’oggettività, perché il sento questo, nasconde il fare con quello che non c’è, costruito ad arte per sostenere la nostra ignoranza da imporre al prossimo come oro colato, verità inconfutabili che pronunciamo dall’alto delle nostre illusioni. Per rendere affidabile la nostra percezione meditare non guasterebbe, ma a questo punto significherebbe quell’assunzione di responsabilità che non abbonda in maniera particolare sul nostro pianeta.

Ma stiamo migliorando, tutti possiamo migliorare, poi bisogna volerlo sempre più ardentemente, se poi insorge il fuoco in grado di mettere in relazione gli effetti con le cause saremo veramente in una botte di ferro, simbolo di una coscienza  che si pone al riparo di un cuore che non mente, un cuore che rappresenta un porto sicuro per tutti coloro che cercano la Via, la Verità e la Vita, non un punto di arrivo, ma un luogo dal quale ripartire per altri lidi ristorati nell’anima.

Liberiamo dunque il cuore dalle pastoie della personalità, così da innalzarci oltre le nebbie dell’ignoranza. Il paesaggio che si paleserà ai nostri occhi non ammetterà dubbi e solo allora potremo comprendere che il cuore non mente, un cuore che oltre ad essere intelligente diviene intuitivo, un cuore che sa ciò che ha sempre saputo.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.