Il bisogno di Assoluto

assolutoDell’Assoluto non si può dire nulla, non è questo, non è quello, eppure è.
Il bisogno di Assoluto è parte integrante della nostra natura, nasconde l’anelito verso ciò che possiamo realizzare ed esprime la bruciante aspirazione a ricongiungerci con la pura essenza della nostra umanità, questo è yoga.

Prima di riuscire a esserne consapevoli però questo bisogno passa attraverso mutevoli e numerose forme che spesso diventano un tormento per la personalità sempre avida di possessi e mai paga di quel che può colmare invece la sua misura. I nostri desideri, le nostre brame, gli angoli angusti da cui guardiamo il mondo, ci confondono per lungo tempo e ci costringono ad attraversare la vita col bisogno assoluto di possedere, di sapere, di accumulare e tenere per noi stessi quello che pensiamo sia assolutamente non condivisibile, fino a soffrire davvero o a essere profondamente turbati se ci accorgiamo che altri ricevono quel che riteniamo spetti a noi soltanto. “Tutto per me” è il primo approccio alla vita del bambino che non ammette cessioni nella prima fase del suo sviluppo.

Così distorciamo erroneamente l’impulso fondamentale a vivere in modo totale la nostra esistenza, fino a che la ricerca di una verità sempre più grande ci fa incontrare chi siamo, oltre le tensioni e i contrasti e oltre la ben nota eresia di separatezza. E cominciamo a comprendere che Assoluto può essere uno stato elevato della nostra coscienza più che l’aggettivo che accompagna un bisogno impellente, che non ammette limiti o restrizioni di sorta. Allora cominciamo a lavorare su noi stessi, la pratica meditativa dissolve a poco a poco i conflitti più aspri e ci avvicina all’esperienza che apre il cuore a una pace profonda: l’Assoluto non è più solo un’ipotesi e cominciamo a comprendere il significato vero della condizione riconosciuta dalla tradizione indiana come Essere (sat) coscienza (chit) e beatitudine (ananda). I corpi della personalità non sono più di ostacolo alla Consapevolezza Pura e possiamo finalmente intuire che Tutto è Uno.

Quest’Unità essenziale comprende ogni grado della manifestazione, dal più grossolano al più sottile e oltre, fino allo stesso Assoluto non manifesto ”più grande del più grande e più piccolo del più piccolo”, come dicono le Upanishad. Il nostro bisogno d’Assoluto è in fin dei conti il bisogno di sentirci parte vibrante di tutto questo, è sentir sgorgare dal silenzio interiore “il perenne conforto di energie che operano nell’universo” *, è il bisogno di poter realizzare la nostra natura spirituale nonostante le illusioni e gli inganni della nostra ignoranza. È l’intima certezza del diritto a far parte della mensa celeste, è la Verità ultima che ci consente di attraversare le paludi fangose e di uscirne con una nuova, cristallina purezza.

* Aurobindo -The Life Divine – Pondichierry – pag. 33

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.