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Falsa percezione e corretta conoscenza

ILLUSIONISMO_300_0Nel lungo cammino alla ricerca della verità, la sensazione è il primo passo. I nostri sensi registrano le risposte dovute al contatto con il mondo esterno traducendo gli stimoli in sensazioni. I dati sensoriali vengono successivamente organizzati in una sintesi che chiamiamo percezione. La percezione è il secondo passo. Chiaramente il sistema nervoso e i processi mentali giocano un ruolo importante nella interpretazione degli stimoli, gli indù indicano la mente come sesto senso perché essa raccoglie le sensazioni ricavate dai cinque sensi e ne forma un’unica percezione, utilizzando anche i poteri della memoria e dell’immaginazione e facendone scaturire un’idea. Nascono così i concetti che sono utilizzati dal pensiero: terzo passo. Ma varie componenti interagiscono nei processi percettivi e non sempre correttamente: ecco perché possiamo commettere degli errori e farci una rappresentazione sbagliata della realtà, costruendo illusioni.

Una percezione può essere guidata dalle caratteristiche di ciò che stiamo sperimentando o dalle nostre esperienze passate e da tutto quello che conosciamo già al riguardo e che può modificare la percezione interferendo in modo significativo. La percezione dunque è una modalità cognitiva strettamente legata alla nostra personalità, nei suoi aspetti consapevoli e inconsapevoli. Di per sé dunque è un’attività che compete alla forma della nostra vera essenza. Per questo non può essere veritiera. Perché si basa su facoltà inferiori e sulla identificazione con la materia, con l’aspetto formale e più superficiale. L’interpretazione che ne scaturisce è errata, confonde e conduce a una falsa identificazione e a un falso ordine di valori.(1)
La falsa percezione è uno degli ostacoli alla conoscenza dell’Anima: è l’incapacità di vedere le cose come sono e questo avviene piuttosto di frequente, quindi non dovremmo affidarci alle percezioni, anzi dovremmo divenire imperturbabili nei loro confronti: quarto passo. Tanta sofferenza infatti nasce da percezioni distorte e sgradevoli che ci spingono a comportamenti distruttivi motivati da un senso di minaccia, di irritazione, di offesa, di rabbia e tutto quello in cui ci identifichiamo e che condiziona pesantemente la nostra relazione col mondo, convinti del fatto che abbiamo ragione! “Rapportarsi con la falsità della percezione è fondamentale per la comunicazione. Bisogna imparare a vivere un comportamento innocuo partendo da un automatismo distruttivo.

Non è un processo immaginativo vago, è un preciso atto volitivo. Se veramente non si modifica la percezione e non si vanno a toccare le cause della propria sofferenza, determinando di agire cause nuove, non si può parlare di gioia”. ( Massimo Rodolfi ) Le percezioni che ci turbano sono quelle che non comprendiamo. Allora abbiamo bisogno di una conoscenza autentica che possa consentirci percezioni esatte. E solo l’Anima percepisce correttamente. Dobbiamo dunque trovare la via per giungere al suo cospetto e identificarci con la nostra vera natura per cominciare a comprendere che le percezioni appartengono al mondo degli effetti e non delle cause. Questo implica un trasferimento della polarizzazione della coscienza dalla sfera dei sensi a quella “ di colui che dimora nel corpo” passando attraverso la consapevolezza dell’imperfezione attuale e applicando tutte le nostre energie nel costante sforzo di identificarci col nostro essere spirituale: quinto passo. È questo il rimedio all’ostacolo della falsa percezione ed è così che la manifestazione inferiore si armonizza con la superiore, poiché “come un uomo pensa, tale egli è”.(2)

A parole è facile, nei fatti occorre una pratica costante, la capacità di rinnovare gli sforzi per acquietare i capricci della mente e non farsi condizionare dagli impulsi inferiori, occorre tutta la perseveranza necessaria a sostituire vecchi automatismi con ritmi nuovi. Solo così potremo giungere alla limpidezza della percezione, solo quando avremo conseguito la quiete di chitta, quando avremo pacificato la sostanza mentale, allora la pura conoscenza che sgorga dal contatto con l’Anima sarà trasmessa infallibilmente al cervello. Ma sarà il risultato della disciplina, dell’aver seguito i mezzi dello yoga e dell’aver perseverato nella pratica della meditazione. Solo allora la percezione sarà esatta e la mente svelerà soltanto il vero.

(1) A.A. Bailey, La luce dell’Anima, commento agli Yogasutra di Patanjali. Ed Nuova Era sutra 50, libro I
(2) Ibidem  sutra 32, libro I

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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