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Evoluzione – seconda parte

evoluzione 2 parteNel precedente articolo abbiamo appurato come l’evoluzione porti ad un miglioramento, il che, al di là di quanto possa sembrare, non é proprio cosa tanto scontata dal punto di vista scientifico. Si è parlato inoltre della mutazione genetica come fase finale dell’evoluzione di una vita biologica, ed è proprio a riguardo che vorrei aprire una parentesi.

Al giorno d’oggi, in ambito spirituale, proliferano come funghi pratiche di ogni tipo che promettono facili risultati, alcune delle quali hanno come fulcro della loro opera proprio il cambiamento del DNA tramite l’uso di frequenze o energie non meglio specificate. Non voglio certo asserire che un suono, una vibrazione o una frequenza non possano interagire con le cellule del nostro corpo, tali sono innanzitutto composte da atomi che con la loro vibrazione generano un suono ed un’emanazione luminosa, pertanto l’interazione può sicuramente avvenire e a dipendenza di come viene operata può portare ad un beneficio piuttosto che ad uno squilibrio.

Ciò che intendo significare è innanzitutto che l’unica depositaria della completa conoscenza del DNA è attualmente la natura stessa; nessuna pratica, nessuna filosofia o scienza è ancora riuscita a decodificarlo per intero, ed anche ammesso che ciò possa avere una qualche valenza, per pretendere di saperlo modificare bisognerebbe come minimo conoscerlo. La cosa è per altro di per sé fuorviante; il cambiamento, la trasmutazione di taluni nostri aspetti di coscienza, non può infatti prescindere dalla conoscenza degli stessi. Conoscere significa conseguentemente assumersi la responsabilità di quegli aspetti, la responsabilità di ciò che agiamo, riuscendo così a far venir meno la recriminazione verso gli accadimenti esterni, che, per i più, sono causa imprescindibile, se non dei mali del mondo, quantomeno della propria sofferenza.

Capiamo quindi che non è possibile agire sull’effetto sperando che ciò porti ad un cambiamento radicale delle cause che quegli effetti hanno generato: c’è una linearità ed una gerarchia ben definita nella successione degli eventi, come anche un’anatomia ed una fisiologia che non solo definiscono il nostro veicolo più denso, il corpo umano, ma anche la serie di corpi sottili che costituiscono la nostra coscienza nella sua interezza.

Ciò che siamo, anche da un punto di vista prettamente fisico (DNA, ndr.), è effetto di ciò che esprimiamo nel nostro mondo di relazione, ed agire su di esso con metodologie ed aspettative di un certo tipo, può solamente portare ad alimentare circoli viziosi, perché mentre si da l’impressione di agire su una causa che in fin dei conti tale non è, deresponsabilizza dal comprendere e prendere a mano quanto realmente potrebbe portare ad un cambiamento.

Cambiare costa fatica, e la via facile è pura illusione; cambiare significa innanzitutto comprendere che non è la vita a doverci qualcosa, ma che siamo noi a dover imparare a fluire armonicamente con essa. Cambiare non significa neanche affermare il proprio potere personale nella vita, come sostengono taluni libri oggigiorno molto in voga, rivelatori di presunti ‘misteri’; significa bensì sublimare questo potere mettendolo al servizio della vita e del prossimo, non di sé stessi. La differenza potrebbe sembrare sottile, ma è in realtà diametrale: il primo approccio coltiva infatti in maniera subdola quello che è il culto della personalità, il secondo è nutrimento per l’anima e quindi un passo in avanti verso l’evoluzione e l’affermazione del proprio reale potenziale nella vita.

La sintonia, la comunione di intenti con l’ambiente circostante e le persone che lo abitano, i gruppi di riferimento nella nostra vita (famiglia, amici, lavoro), diventano quindi un indispensabile metro di misura della nostra evoluzione: del resto, una coscienza coerente nella sua interfaccia verso l’esterno, è una coscienza che ha innanzitutto maturato coerenza interiore.

Si potrebbe in seguito sfatare il mito della coerenza intesa come mero aspetto mentale; in materia di coscienza, possiamo definirla in maniera multidimensionale, e cioè avente sia una valenza orizzontale che una verticale nel rapporto con i nostri tre “mondi” di relazione. La prima circoscrive l’allineamento, in maniera separata e singolare, di un pensiero, di un emozione o di un azione, i tre mondi per l’appunto. Ognuno di questi può essere coerente o caotico all’interno del suo stesso campo d’azione. La coerenza verticale invece allinea e travalica i mondi, mettendoli in comunicazione, rendendo coesa la manifestazione, e quindi l’esperienza e la conseguente evoluzione: in questo caso nessuno dei tre aspetti prevale sull’altro, c’è sintonia interiore, e quando ciò accade il risultato è comunione di intenti tra pensiero, parola e azione. Da questo possiamo anche intuire quanto la parola sia maggiormente dettata dalla pancia invece che dalla testa, come a molti di noi piace credere, ma questa è in toto un’altra storia.

Chiudiamo quindi questo appuntamento citando una buona novella dei giorni nostri; è infatti notizia recente come uno studio dell’Università del Wisconsin abbia dimostrato che la meditazione ha effetti positivi sul miglioramento del DNA umano (1). Ben inteso, parliamo di attitudini completamente differenti da quelle che citavo ad inizio articolo, perché un conto sono le mire e la brama umane nel codificare pratiche pseudo-spirituali col preciso intento di raggiungere la modificazione del DNA; queste, non avendo solide fondamenta, nel migliore dei casi si risolvono in un nulla di fatto, ma anche qui, purtroppo, non credo che il ‘migliore dei casi’ sia quanto più spesso si venga a configurare (sarebbe un po’ come vincere al Lotto). Ben altro paio di maniche è invece una sana e continuativa pratica di meditazione trascendentale (MT), perché tale comporta uno stato di coscienza che l’essere umano sì conosce poco, ma al quale è naturalmente predisposto: cito Wikipedia (2) portando un po’ di numeri; a tutt’oggi la MT è stata oggetto di più di 500 ricerche scientifiche pubblicate su circa 160 riviste del settore, 364 tra queste ricerche hanno passato una revisione dei pari venendo in seguito pubblicate su Science e Scientific America, autorevoli periodici del settore. I benefici che vengono citati sono molteplici, ma quello che mi interessa sottolineare, è come già nel 1971 tre medici di Harvard abbiano riscontrato, a seguito della pratica meditativa, il palesarsi di unquarto stato di coscienza che andava a differenziarsi dai tre ben conosciuti di veglia, sonno e sogno (fase REM); tale condizione è stata in seguito battezzata “stato di veglia ipometabolico”; direi quindi che se proprio siamo in fase di ricerca in campo spirituale, è ben difficile trovare qualcosa di più naturale della meditazione trascendentale al quale aspirare e affidarsi.

Fonti:

(1) La meditazioni può migliorare il nostro DNA

(2) http://it.wikipedia.org/wiki/Meditazione_trascendentale

 

Luca Sbrigata

Luca Sbrigata

Sono nato in Svizzera nel 1983, Italiano da genitori Italiani; risiedo tuttora in questo paese, in Ticino per l’esattezza, sebbene non ne abbia mai acquisito la nazionalità, non perché non lo ami, ma perché ne ho sempre fatto una questione di sangue e costumi piuttosto che di convenienza. Di formazione perito informatico, mi occupo oramai da un decennio di infrastrutture di rete e negli ultimi 7 anni ho avuto modo di lavorare come network administrator per due importanti realtà internazionali. La mia formazione, prettamente scientifica, non ha mai posto freni o messo paletti alla ricerca interiore verso lo Spirito, e dopo un lungo peregrinare e varie esperienze nelle più disparate discipline del settore, molte delle quali mi avevano lasciato l’amaro in bocca, nel 2008 incontro la Scuola Energheia, che subito si caratterizza per grande praticità e approccio empirico alla questione dello Spirito e della conoscenza di sé. Del resto è facile volare con la mente verso mete non troppo definite e in larga parte illusorie, ma fare il processo inverso, e cioè radicare lo Spirito nella materia della tua quotidianità, ritengo essere una strada lungo la quale in pochi ti sanno realmente guidare, proprio perché efficace sì, ma al contempo faticosa e quindi impopolare. Dopo il primo anno di corso, accetto quindi la sfida (mia interiore), e decido di cominciare attivamente la pratica di insegnante di Meditazione e Raja Yoga contiguamente a quella di Terapista Esoterico col fine di provare ad essere di aiuto sia a me che al mio prossimo. Da inizio 2013 sono vice capo redattore del blog www.riprendiamociilpianeta.it, fratello minore del portale che state navigando, nel quale mi occupo della correzione dei testi e della pubblicazione ed impaginazione degli articoli. Oltre che mia moglie e la musica, va sicuramente menzionato che amo anche leggere e scrivere, e tempo permettendo, tra lavoro, insegnamento e blog, ogni tanto qualche articolo di prima mano riesco a pubblicarlo anch’io.
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