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Elogio di una spiritualità laica: tentativo di sintesi – quinta parte

Spiritualita laica 5parteSi arriva così alla conclusione che lo scopo primario della nostra avventura terrena attuale e in generale delle nostre incarnazioni non sta tanto nella ricerca di una verità o di una realtà superiore, e di conseguenza nell’imparare a conformarci ad essa.

In questo caso si potrebbe disquisire senza fine sui mezzi e sui modi per conseguirla, e separeremmo così nuovamente spiritualità religiosa e spiritualità laica.

Il fine ultimo è invece imparare ad amare. All’inizio del nostro percorso questa forza sacra si esprimerà nella sua forma distorta ed opposta di odio. Di vita in vita poi comprenderemo, pur immersi nella congerie dei nostri errori, che “la sola vera mancanza è il cessare di sforzarci di far bene” (M. Heindel).

Sino a che il nostro modo di amare si affinerà sempre di più, liberandosi di tutti i suoi surrogati, per giungere alla basilare consapevolezza che non solo non si può ricevere senza dare, ma non si può neanche dare senza ricevere, liberandoci così una volta per tutte del “desiderio di possesso” e dello “stato di bisogno”.

Dovremo poi fare tutte le esperienze e penetrare tutti i piani del Creato, al fine di riconoscere in ultimo la “sacralità della Vita” e di tutte le creature, stringendo in un abbraccio d’amore il Tutto e ritornando all’Unità nella Casa del Padre.

Esiste a tal fine un filo d’Arianna che può di vita in vita suggerirci il giusto atteggiamento esistenziale, a prescindere dalle situazioni particolari? La risposta è più semplice di quanto si pensi: basta fluire nel corso della Vita, assecondandone il piano evolutivo. Il che vuol dire mettere a disposizione dell’organismo generale (gruppo, famiglia, società) in cui si opera i nostri TALENTI, tramite un’attività creativa, per realizzare in un incessante processo osmotico con l’ambiente, e attraverso un lavoro su di sé, quelle qualità che ci difettano.

Ecco il senso primigenio e più alto della locuzione “do ut des”, svilita poi in senso riduttivo e mercantile dall’uso corrente che se ne fa.

Il lavorare su se stessi si può ben considerare l’attuazione pratica dell’antico assioma conosci te stesso, cioè il proprio stadio evolutivo, per arrivare alla presa di coscienza che l’Uomo è un essere spirituale che fa esperienza nella materia, o se volete un’energia d’amore che si esprime nella forma.

Una distinzione quindi tra le diverse espressioni della spiritualità, e nella fattispecie tra una spiritualità classica, di tipo religioso, e una laica, può avere una sua ragion d’essere solo in sede di analisi descrittiva, ed è comunque importante perché ci fa rilevare caratteristiche e limiti dell’una e dell’altra.

Sottolineo ancora una volta che la spiritualità laica, con i suoi tratti di autonomia, tolleranza e molteplicità espressiva, rispetta il principio di libertà dell’uomo assai più dell’altra, ed è quindi a mio avviso molto più autentica, poiché non può esservi evoluzione senza libertà.

Ma in fin dei conti quello che conta è l’approdo finale, il riconoscimento di una responsabilità che ci compete nel metterci sulle spalle il nostro destino e nel non considerarlo una cieca concatenazione di eventi.

Proprio il non volere assegnare un significato alla vita, nel tentativo di deresponsabilizzarci, costituisce infatti motivo profondo di infelicità perché sradica l’uomo dal Cosmo, cioè dalle sue radici, ed è la malattia del nostro tempo.

Il ritrovare questo perduto rapporto con la sua origine prima può affrancare l’uomo dalle sue paure e dalla sua infelicità di fondo, ed è questo il contenuto della vera religio, come di ogni spiritualità che si rispetti, religiosa, esoterica o laica che sia.

“Solo la conoscenza della propria origine consente all’uomo di riconoscere il proprio fine. Il fine è la perfezione. La perfezione è l’espressione dell’unità. Questa unità noi la chiamiamo DIO” (T. Dethlefsen).

 

Fonti e bibliografia: T. Dethlefsen – Il destino come scelta (psicologia esoterica) – Ed. Mediterranee – Roma

Max Heindel – Il mondo magico dei Rosacroce – Fr. Melita Editore

DEDICA: Il tema e i contenuti degli articoli sulla “spiritualità laica” mi sono stati ispirati da una figura umana e professionale a me molto cara, la cui vita è stata dedicata per intero all’espressione più vera e autentica di quei valori laici che, pur trasmessile da nobile tradizione familiare, ha saputo nondimeno impreziosire con la sua nota personale e femminile particolare.

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.
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