Elogio di una Spiritualità Laica – seconda parte

Elogio di una Spiritualita Laica - seconda parteIl massimo dell’alienazione si raggiunge non a caso proprio in quei regimi teocratici che dovrebbero in teoria realizzare il meglio dell’organizzazione socio-politica, ricollegandosi o se non altro tendendo ad un modello per così dire di perfezione insito nel concetto stesso di divinità.
E invece in questi casi hanno modo di evidenziarsi, e nella loro espressione più cruda, tutti lati peggiori della natura umana, dall’intolleranza alla crudeltà, dallo sfruttamento del diverso da sé sino all’eliminazione fisica di chi non corrisponde al dettato monocratico.
Il problema non riguarda solo il concetto di Dio e dei suoi rapporti con l’Uomo (religione in senso lato) – e nemmeno di una corretta definizione e collocazione dell’essere umano nei vari piani della Realtà (spiritualità sensu strictiori) – ma quello più esteso di un complesso di valori, o considerati tali, che si rifacciano comunque nella loro enunciazione ad un’idea anche approssimativa di perfezione (ideologia). Vale appena la pena di considerare infatti che la perfezione resta, a qualsiasi livello la si voglia esaminare, inconcepibile e impraticabile per la limitatezza della natura umana.
Chi tenta quindi di replicare sul piano concreto e multiforme della vita sociale e politica un ideale astratto riferentesi ad un noumeno, corre il rischio o di travisarlo o di volerlo imporre con la forza, non valutandone la distanza dal fenomenico e quindi la sua applicabilità.
Ne sono testimonianza i vari regimi comunisti succedutisi sulla scena mondiale, in cui l’originaria realizzazione di un principio astrattamente nobile – poi divenuta l’acritica adesione agli interessi imperialistici di una nazione – si è trasformata in un annullamento delle libertà individuali e in un appiattimento sociale fondato sulla brutale repressione delle istanze più elementari della natura umana, nel vano e ingenuo tentativo di eliminarne le potenziali negatività.
Che si tratti di improbabili “partiti di Dio” o di regimi autocratici ed autoreferenziali, l’uomo, in quanto essere finito, non può che concepire un’idea finita dell’Infinito, per cui l’applicabilità al campo del finito di un’idea dell’Assoluto è foriera di tragici errori e disillusioni.
Ma c’è un altro discorso da fare che, traghettandoci verso la dimensione di tolleranza propria della laicità, in qualche modo dirime la vexata quaestio in modo definitivo: la premessa è che gli esseri umani non si posizionano allo stesso livello nella gerarchia evolutiva dell’esistenza.
Pur facendo tutti parte di un solo corpo chiamato Umanità, alcune cellule hanno una funzione e un’età diversa dalle altre. La considerazione non comporta un giudizio, ma una comprensione di ruoli.
Aspirare ad un egualitarismo sic et simpliciter alimenta un’illusione che ignora le leggi di base della vita, sarebbe come voler mettere un bambino alla stessa stregua di un adulto.
Gli uomini sono invece equivalenti, nel senso che hanno uguale valore e dignità, e come tali vanno accreditati.
La conclusione è che, come non può esistere una società perfetta, così non ha senso parlare di una condizione ideale comune per tutti. Posto persino che una forma di governo sia davvero riproducente un modello “divino” o comunque perfetto, lo sarebbe per alcuni e non per molti altri.
Per tal motivo W. Churchill giustamente affermava che “la democrazia è la peggior forma di governo possibile, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”. Che essa poi risulti buona o cattiva non dipende dall’istituto in sé, ma dal fatto che il popolo, inteso come summa di individui, sia in prevalenza l’una o l’altra cosa.
La dialettica è quindi la base irrinunciabile di ogni dinamica politica, e questo a prescindere dalla bontà degli esiti.
E siccome non può esistere dialettica senza tolleranza e rispetto delle idee dell’altro, ecco stabiliti i valori fondanti di una corretta LAICITA’, e quindi anche, per il tema di cui ci occupiamo, di una SPIRITUALITA’ a lei connessa, libera da lacci e lacciuoli e inclusiva di tutti.
Abbiamo preferito utilizzare un approccio di tipo apofatico all’argomento, abbiamo cioè cercato di definire per negazioni, metodo usato in campo teologico per avvicinarsi al concetto di Dio limitandone progressivamente il campo di definizione.
Ci siamo per questo preoccupati di descrivere tutta la limitatezza di una pseudo-spiritualità fondata su dogmi, postulati e presunzioni di superiorità, tendente più ad escludere che ad includere.
Adesso entriamo nel vivo della trattazione, passando al momento catafatico, cioè assertivo, e descriviamo tutte le caratteristiche di una spiritualità laica.
L’idealità, intesa come facoltà a nutrire nobili aspirazioni e qualità, è a fondamento dell’edificio che andiamo a considerare.
Parliamo tuttavia di idealità e non di ideali, in quanto l’ideale, come afferma H. Meyer, risultando quasi sempre collegato e complementare ad un’inibizione vissuta più o meno profondamente dal soggetto, ha ben poco di puro. “Come nella mente di una persona affamata appare l’immagine di un tavolo apparecchiato, così in presenza di un’inibizione in un determinato settore di vita nasce l’immagine dell’ideale” (H. Meyer).
E’ piuttosto un meccanismo di compenso che non influisce positivamente sul destino di una persona, perché quanto maggiori sono le carenze, le inibizioni, le incapacità, tanto più pervertito sarà l’ideale e perseguito in modo veemente e fanatico.
E non a caso facciamo una considerazione del genere: coloro che credono di detenere il monopolio di un’idea, quindi non certamente dei laici, si fanno portavoce di sedicenti ideali che mentre non prevedono alcun tipo di compassione per coloro che se ne discostano – quanto se mai di condiscendente presupponenza – si ricollegano viceversa alle loro tare caratteriali e mentali (vedi la trista genìa dei moralisti!)
Viceversa l’idealità come aspirazione alla realizzazione del Buono, del Bello e del Vero, si fa bandiera di tolleranza e comprensione verso l’altro perchè si pone correttamente nei confronti delle sane dinamiche vitali. Inoltre indirizza l’uomo verso il 5° Regno, quello dell’anima o dei Cieli che dirsi voglia, responsabilizzandolo quale co-creatore della Realtà.
Continueremo il discorso in un prossimo articolo.
Fonti e bibliografia: Hermann Meyer – Le leggi del destino- Ed. FK

Ti potrebbe interessare

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.