Elogio di una spiritualità laica – quarta parte – un tentativo di sintesi

elogio alla spiritalia 4parteParrebbe allora che i diversi valori che connotano il panorama di una spiritualità laica, in quanto separati gli uni dagli altri, siano per ciò stesso inevitabilmente destinati a rivelarsi, per quanto suggestivi, in qualche modo fini a se stessi, dispersivi, comunque non risolutivi.

E così si finisce effettivamente per viverli, a meno che non si chiarisca un equivoco che sta alla base di due millenni di cultura giudaico-cristiana: l’istituzione ecclesiastica ha posto l’accento sulla ricerca del BUONO e del VERO quali tratti distintivi di una supposta divinità, peraltro attribuendosene il monopolio interpretativo.

Ha pressoché totalmente ignorato invece l’aspetto BELLEZZA e quello del PIACERE ad esso strettamente collegato, che Platone considerava manifestazione del divino alla stessa stregua degli altri, dequalificandolo come edonismo e svilendolo da principio archetipico a categoria estetica.

Forse allora, se il laico riuscisse a distaccarsi da questo compiacimento “pagano”, si compenetrerebbe della bellezza di un quadro della natura, come di un sonetto foscoliano, di una fuga bachiana, di una sinfonia o di un assolo di jazz, non più come di un piacere dei sensi, per quanto elevato.

Se ne servirebbe piuttosto come di uno strumento di comunicazione con la coscienza cosmica che si compiace di manifestarsi in modi diversi alle creature capaci di entrare in sintonia con quelle frequenze, entrando in rapporto dialogico col Tutto.

Ciò tra l’altro sposterebbe il piano di ispirazione dell’artista, come del resto quello del fruitore dell’opera d’arte, dai livelli ove si possono rasentare i bordi malfidi della patologia a quelli più elevati, ove si stimolano e si alimentano gli elementi che rendono l’uomo “fatto ad immagine e somiglianza di Dio”.

Consideriamo poi che nessun aspetto della Realtà può essere veramente compreso e vissuto in modo corretto se non ricollegandolo a tanti altri come le tessere di un mosaico. Potremmo essere tentati, nell’ottica di una spiritualità laica, di vivere intensamente ognuno di questi aspetti separatamente, magari sviluppandone al meglio tutte le potenzialità e godendone pienamente. Non si farebbe torto a nessuno, ma ci precluderemmo una visione d’insieme, una Weltanshauung.

Possiamo allora farci rapire dalla bellezza di un tramonto, ma se non sappiamo nulla del corso del sole nei cieli e del ciclo del giorno e della notte, il nostro livello percettivo del quadro d’insieme resta molto limitato.

E di converso potremmo penetrare le plaghe più misteriose della Creazione da provetti scienziati, ma se non vi scorgiamo l’afflato d’amore che tutto regge, ne perdiamo il senso.

Infiniti esempi potrebbero portarsi a riguardo. Mi limiterò a citarne un ultimo, che introdurrà alla nostra conclusione. Possiamo sentirci bruciare d’amore per i nostri fratelli, ma se il nostro sentimento non si coniuga con una componente di saggezza e di lucidità mentale, è molto probabile che l’amore, sia pure animato dalle migliori intenzioni, possa risultare mal diretto, incongruo, non finalizzato ad alcun risultato positivo, quando non espressione, come avviene nella maggior parte dei casi, di uno stato di bisogno o di un desiderio di possesso.

Amore non può nemmeno sposarsi con debolezza, viltà, condiscendenza, arrendevolezza, ma nella sua saggia applicazione riassume in sé tutte le leggi e le dinamiche della Vita, perché ne è il motore.

Infatti nella descrizione dei Sette Raggi, si parla del 2° Raggio come del Raggio di amore-saggezza. E non a caso il 2° Raggio è il raggio principale che informa il nostro attuale sistema solare, è il raggio di sintesi (l’unificatore) in cui tutti gli altri si fondono.

Se ho citato l’Amore come ultimo esempio della nostra scaletta, è soprattutto perché con esso tenterò, ai fini del nostro discorso, di trovare una sintesi tra spiritualità intesa in senso classico e spiritualità laica, un primum movens che possa ispirare entrambe nella loro espressione pratica, e che per noi è, partendo dai piani elevati, “amor che move il sole e l’altre stelle” (Dante Alighieri – Paradiso, XXXIII, 145). Ma come tradurre tale forza archetipica sui piani mondani?

“Ama et fac quod vis” afferma S. Agostino: sia quindi l’Amore a guidare la nostra vita, un amore non certo cieco ed interessato – essendo invece consapevolezza della volontà di Dio per chi crede, conoscenza delle leggi del destino e della Vita per chi si affida alla ricerca esoterica, ricerca libera nei vari settori, tesa al raggiungimento del Bello e del Buono, oltre che alla pratica dei giusti e corretti rapporti umani, per un laico di larghe vedute.

La presenza di una tal guida ci consente ipso facto di scrollarci di dosso tutte le pastoie della falsa morale degli uomini, per donarci un’effettiva libertà. E allora sì, ma solo allora, saremo veramente liberi di fare ciò che vogliamo nel senso dell’innocuità, senza produrre karma negativo. “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).

E non ci sarà forza in grado di opporvisi. “Una piccola chiave può aprire una pesante porta, e l’amore è la chiave che apre qualsiasi porta”. Impara ad usarla… e tutte le porte ti si apriranno” (Eileen Caddy).

Concluderemo il nostro discorso in un prossimo articolo.

Fonti e bibliografia: Eileen Caddy – Le porte interiori (meditazioni quotidiane) – Edizioni Amrita

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Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.