Elogio alla spiritualità laica – terza parte

ELOGIO DI UNA SPIRITUALITA’ LAICA terza parteLa generosità che è propria di una visione laica della vita, non riconosce altra motivazione che quella di una disposizione d’animo alla cura dell’altro assolutamente spontanea, non mediata da obblighi religiosi o dettami ideologici, e non obbedisce ad altro scopo che a quello di perseguire un’armonia umana e sociale scevra da pregiudizi e finalità d’altro genere.

Tutti i rapporti umani se ne giovano, perché la giustizia e la correttezza degli stessi, che pure richiedono nella loro pratica realizzazione tante altre qualità e competenze di ordine politico-sociale, non possono prescindere da una disinteressata carica di compassione, di condivisione, di partecipazione, in una parola… d’amore.

Tant’è che il laico non può trovare altra estrinsecazione alla sua natura che quella dell’attività sociale, essendogli estranei impulsi volti ad isolamenti di tipo mistico o chiusure di tipo ideologico.

In fin dei conti, poiché non ci proponiamo certo di rimarcare differenze quanto di affermare qualità, possiamo ben dire che proprio nella frase evangelica “…e pace in terra agli uomini di buona volontà” si riunificano religiosi e laici in un’unica ottica di positività in cui la volontà di far bene, indipendentemente dal principio che la ispira, diviene il connotato qualificante del soggetto di elevata caratura morale.

La ricerca del Buono, del Bello e del Vero nel laico, non dipendendo da un pensiero di tipo deduttivo, può assumere di volta in volta rilievi di inusitata intensità e profondità, in cui le categorie platoniche, pur perdendo qualcosa della loro archetipicità, e calandosi in una dimensione estetica, rivelano tanta di quella ricchezza e varietà espressiva da risultare di gran lunga più varie e significative del grigiore e della seriosità che spesso aduggia la loro manifestazione in una cornice confessionale o di ragion di stato.

Basti pensare al cosiddetto “realismo socialista” nell’Unione Sovietica degli anni ‘30: l’originaria spinta ideale di M. Gor’kij alla descrizione di quadri reali diviene conformismo, apologia di regime e culto della personalità negli anni bui dello stalinismo.

Pericoli che una mentalità veramente laica non potrebbe mai correre. Così si rende possibile ad es. un’immersione profonda negli aspetti della Natura, che viene colta nelle sue infinite espressioni cromatiche e biologiche con un senso di assoluta religiosità – in senso induttivo e non deduttivo! – impregnandosi pienamente della Vita che attraverso di essa si manifesta.

E così ogni forma d’arte, dalla musica, alla poesia, alle arti figurative in genere, viene vissuta e fruita in assoluta libertà, senza che l’ispirazione e la stessa espressione vengano pilotate da istanze esterne.

Dalla loro bellezza intrinseca si risale induttivamente ad una sacralità che permea l’ordito del Cosmo, e non si sottomette la creatività a fattori, per quanto elevati, che possano limitarla o deformarla.

In particolare la poesia, con il suo potere di ampliare ad libitum il potere di significazione delle parole, costituisce un campo di espressione illimitato in cui la voglia di ineffabile e d’infinito – come nell’omonimo sonetto leopardiano – possono con naturalezza tradursi in un’esperienza tra le più profonde dello spirito.

Lo stesso avviene per la pittura – in questo caso alle parole si sostituiscono le immagini – e per le arti visive plastiche quali la scultura e l’architettura, rispettivamente con lo studio delle forme e l’organizzazione dello spazio.

Tant’è che il critico d’arte si trova spesso costretto ad utilizzare un lessico arduo e immaginifico per tentare di descrivere impressioni e stati d’animo che il linguaggio ordinario non sarebbe in grado di rendere.

Alle volte può essere snobismo intellettuale, ma nella maggior parte dei casi si tratta proprio dell’inadeguatezza del linguaggio comune a penetrare quei livelli della realtà che si addentrano nei piani emozionali e mentali e che fanno da tramite e passaggio fra quelli e i mondi dello spirito.

La musica si colloca proprio in queste dimensioni intermedie, facendosene portavoce elettiva – “là dove si arresta il potere delle parole, comincia la musica” (R. Wagner) – ed anzi può considerarsi la forma espressiva per eccellenza delle frequenze spirituali, basti pensare alla pitagorica “musica delle sfere” e a certe “fughe” di J. S. BACH, in cui si è voluto ravvisare un approdo ai piani più alti del mentale, ovverossia al mentale astratto delle idee archetipiche, dimora elettiva dell’anima.

Ritorniamo adesso al concetto di spiritualità laica per introdurre una nuova argomentazione: quelle stesse innumerevoli prerogative che abbiamo descritto come qualità di una spiritualità che possa definirsi laica e che ne arricchiscono l’espressione – frutto, come abbiamo più volte esplicitato, di una concezione di vita esente da riferimenti al trascendente – vanno poi a costituire per ciò stesso il limite possibile di siffatta concezione.

Mi spiego meglio: la complessità gerarchica con cui è strutturata ogni forma di vita nell’ordito cosmico non lascia alcuno spazio al caso, e se il caso non esiste, è evidente che alla base deve esserci un disegno complessivo che poi potremo definire come vogliamo, ma le cui linee programmatiche, anche se non alla nostra portata, non possono essere eluse.

Non ci interessa peraltro in questa sede disquisire sulla concezione teleologica che pure caratterizza il nostro modo di pensare, quanto porre l’accento sul fatto che risulta quanto meno improbabile che quelle qualità che arricchiscono e abbelliscono la vita, così come i dolori, le malattie e le sofferenze che la costellano, non siano gli uni collegati agli altri in un tutto che magari ai più apparirà disarmonico, ma che tale essenzialmente non è.

In virtù di tale considerazione, per quanto ogni esperienza etica ed artistica, come del resto ogni manifestazione vitale, possa essere considerata mirabile, valida, gratificante e bastante a se stessa, non è ipotizzabile pensare che possa costituire una valenza disgiunta da tutto il resto.

In questo caso si conferirebbe ad essa un carattere di assoluto che, non contemplando un rapporto interdipendente con altri fattori, sfocerebbe inevitabilmente in errori di percorso e di interpretazione. Oltre che in pericolose illusioni, tra le quali una delle più frequenti è quella di lasciarsi sedurre dal canto delle sirene di un’apparente isola felice in cui trovare rifugio alle nostre manchevolezze, distaccandoci dal contesto generale della Vita.

La stessa logica, a carte rovesciate, si applica agli eventi e alle manifestazioni negative – in cui però la natura umana è più disposta a coinvolgere terzi nel tentativo di deresponsabilizzarsi – commettendo comunque lo stesso errore di prospettiva.

Il discorso si fa arduo e lo riprenderemo nei prossimi articoli, ove in sede di conclusione cercheremo anche di trovare una sintesi armonica che sappia riunire le diverse accezioni di una ricercata spiritualità in un’unica matrice, senza far torto né alla religiosità né alla laicità.

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Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.