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Dolore e buonumore

Dolore e BuonumoreDolore e buonumore fanno parte dello stesso movimento, come il punto più basso e quello più alto di un’unica onda; sono due parole che non si contraddicono ma stanno tra loro in rapporto matematico come i termini di un’equazione inversamente proporzionali. La comprensione del dolore può annullare progressivamente le cause che lo producono, accrescendo contemporaneamente la disponibilità alla letizia. Viceversa più restiamo avvinghiati alle cause che generano sofferenza e più si riduce il nostro buonumore. Continuamente originiamo un flusso di conseguenze. Che lo sappiamo o no disturbi psicologici di varia natura conducono a modificazioni metaboliche che, protratte nel tempo, generano dolore e malattia. Il malumore ne è il primo segnale, nasce dall’ignoranza e indica l’incapacità di liberarsi dai propri condizionamenti, tanto da diventarne insofferenti. Allora ci viene “la luna storta”, non ci va bene niente e siamo pronti ad azzannare chiunque, quando invece potremmo più proficuamente dedicarci ad una sana revisione di noi stessi.

D’altra parte la capacità di godersi una bella risata libera endorfine, ormoni che circolano nel sangue dando un senso di benessere che migliora la biochimica cellulare dell’intero organismo. Il buonumore rafforza le correnti energetiche vitali, ne agevola la consonanza e l’armonia, si basa sulla bontà dell’esistenza ed è un ottimo antidoto contro i nostri piagnistei! Pensieri ed emozioni influenzano il corpo fisico in senso ponderale, apportando malessere o benessere. La costante reciproca tra dolore e buonumore può essere identificata nella coscienza, ossia nella nostra capacità di risposta alle provocazioni interne o esterne. La consapevolezza ha un ruolo significativo nella relazione tra le due variabili, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Solo la consapevolezza può consentirci di allontanarci dai lidi del dolore per andare incontro alla gioia. L’onda di coscienza che dai piani sottili raggiunge il reticolo eterico invia le sue informazioni al sistema neuroendocrino che a sua volta le trasmette ai tessuti e alle cellule di tutto il corpo: un ritmo costante governa questo processo unificando le attività in ogni dimensione dell’esistenza.

“La materia vivente è caratterizzata da una continua ritmicità funzionale a livello di organismo, di tessuto e di cellula. Questa ritmicità è parte di un processo adattivo fondamentale che può essere alterato o disturbato da stimolazioni di lunga durata o di particolare intensità. … Il cambiamento, la molteplicità delle esperienze emozionalmente stimolanti e la necessità di un continuo adattamento a situazioni nuove e diverse assumono un significato potenzialmente protettivo e finalisticamente utile per l’individuo in condizioni normali. Le stesse condizioni possono assumere tuttavia una drammatica potenzialità patogena se l’individuo non è in grado di gestire adeguatamente la propria reazione emozionale.”* Cioè più siamo elastici, flessibili, pronti a servirci di ogni occasione per migliorare noi stessi e più saremo capaci di adattarci all’incessante cambiamento che la vita ci propone senza perdere le staffe, anzi mantenendo il tempo, il ritmo armonico che scandisce il battito della gioia. Viceversa una scorretta postura mentale o emotiva può divenire la pietra di inciampo che ci rende incapaci di affrontare anche solo per poco un piccolo cambiamento, rendendoci psicologicamente disabili, disadattati, predisposti al dolore e al malumore. Dobbiamo avere pazienza con noi stessi e darci il tempo necessario a comprendere. Ma se vogliamo prendere decisioni nuove e aprire la porta al canto dell’alba che arriva non abbiamo scampo, la scelta è ineludibile: rispondere a quel canto abbandonando definitivamente l’abitudine al dolore oppure soccombere.

*Dalla presentazione del libro “Stress emozioni e malattia” di Paolo Pancheri – ed. Mondadori.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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