Dentro il gomitolo dell’egoismo

Dentro al gomitolo dell'egoismoQuest’articolo nasce da uno di quei momenti in cui, attraverso uno spazio di presenza, emerge un’intuizione. Una di quelle intuizioni che ti danno una fotografia di un pezzetto di percorso fatto, un cambiamento, una deviazione, qualcosa che è successo e che non ti fa sentire più quella che eri prima. La sintesi di una trasformazione fondamentale e vitale. Da qui, ogni passo potrebbe farti ritornare indietro, eppure vai avanti, perché in quello che è il ricordo passato non ti riconosci più. La muta è avvenuta, vedi la tua pelle secca appoggiata al suolo e anche se tentassi di rindossarla non aderirebbe più come prima. Il dado è tratto, il guaio è fatto, la responsabilità di esserti assunto questo cambiamento è già dentro di te e riecheggia attraverso le pieghe della tua coscienza. Da qui puoi affacciarti al pozzo dell’esperienza passata e vedere ciò che un tempo sentivi e vivevi, con occhi nuovi.

In fondo al pozzo quello che puoi vedere è un gomitolo di egoismo, quel gomitolo dentro cui eri arrotolato, che da una parte ti bloccava e dall’altra ti rassicurava. Ah, com’era bello poter recriminare sulle ingiustizie subite! Nella più cieca ignoranza di essere ancora bambino, immaturo e inconsapevole! Sentirsi giustificati nella propria recriminazione e nel proprio vittimismo trascinando le persone che ti amano giù, nel pozzo con te, raccontandosi che altrimenti non sarebbe amore! Raccontandosi che altrimenti non meriterebbero il tuo amore!

Come dice il mio caro insegnante di Energheia, la ruota del karma si ripetere fino a che la luce della consapevolezza non illuminerà ogni nostra azione, pensiero ed emozione. Ciò che sentiamo di aver subito e per cui ci sentiamo vittime innocenti è proprio ciò che stiamo agendo a nostra volta, in questo momento, con le persone che ci circondano. Ci sentiamo rifiutati e rifiutiamo, ci sentiamo traditi e mentiamo, ci sentiamo non accettati e non accettiamo… prima di tutto noi stessi. Pretendiamo che gli altri lo facciano al posto nostro ma una volta che l’hanno fatto, non siamo soddisfatti e vogliamo sempre di più. Attraverso la trama del gomitolo vediamo il mondo con occhi distorti, vediamo le corde intorno alle braccia degli altri mentre sono i nostri arti a essere bloccati. Iniziamo un percorso di crescita personale come quello di Energheia e passiamo i primi mesi, se non anni, a cercare di portare gli altri a confermare un nostro modello di perfezione, di essere bravi, di non avere problemi, di agire solo nel bene, di essere degli Dèi, vittime incomprese.

Ci rendiamo conto? Non potrebbe essere che, anche solo per il fatto di aver iniziato un percorso di crescita personale, dovremmo riflettere sul fatto che, magari, poi così perfetti non siamo? E che siamo TUTTI seduti comodamente sulla stessa identica imbarcazione? Anche se all’apparenza può sembrare di lusso in realtà è un po’ scomodina, non vi pare? Magari, proprio così bene non stiamo!

Jon Kabat Zinn parla di “Catastrofe del Vivere”, riferendosi a ciò che i Buddhisti chiamano Dukka, la sofferenza. Essa ci permea e crea una trama, un gomitolo fatto di passato mai passato, futuro aspettato e presente mai vissuto. Uscire dal gomitolo significa lasciar emergere ciò che nasce nella nostra coscienza in ogni momento, accettando, accogliendo, lasciando scorrere. Il vittimismo provoca attaccamento, l’ignoranza blocca la consapevolezza, creando un buco nella coscienza in cui il tempo non passa.

Possiamo riappropriarci del nostro tempo e vedere il mondo con occhi nuovi? Possiamo attraversare il gomitolo cercando il bandolo della matassa?

Possiamo farlo se siamo disposti a guardare in faccia le nostre mancanze, quello che noi stessi agiamo, mettendo in relazione le cause con gli effetti. Non siamo curiosi di scoprirci per quelli che siamo?

Scopriremo che non siamo degli Dèi, che non siamo perfetti, scopriremo i nostri limiti ma insieme a quelli daremo spazio all’espansione delle nostre qualità. Sogno un mondo in cui tutti gli uomini avranno l’opportunità di farlo, guidati attraverso il buio verso la luce della consapevolezza.

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Sara Tancredi

Sara Tancredi

Lavoro a Reggio Emilia come Psicologa Psicoterapeuta a indirizzo sistemico relazionale e come Insegnante di protocolli basati sulla coltivazione della consapevolezza.