Debolezza e potenza

Debolezza_potenza_300_0La debolezza ci impedisce di agire, di fare tutto quello che vorremmo perché ci manca la forza. Quando siamo deboli infatti ci sentiamo privi di energia, di entusiasmo, ci sentiamo spenti. Molte possono essere le cause della debolezza e non le prenderemo in considerazione adesso; sicuramente però possiamo affermare che ciò che separa e divide tra loro le parti di un insieme le priva della loro essenziale integrità, ne frammenta l’energia e perciò indebolisce. Ciò che tende all’unità invece reintegra e rafforza, generando potenza. Possiamo utilizzare queste considerazioni per verificare le circostanze che nella nostra quotidianità sembrano sottrarci energia oppure ci fanno sentire vivi e pieni di forza. Un modo molto semplice per aiutarci a discriminare in questo senso è l’uso del termometro … proprio quello che segna la temperatura..ma non la febbre quando siamo ammalati … la temperatura della comunicazione fra i vari distretti del nostro corpo e fra noi e il nostro prossimo, che spesso invece anziché prossimo è distante. Sarebbe divertente misurare il grado di fresco – freddo (glaciale) – possibilità di scongelamento – tepore – calore in rapporto alla distanza/vicinanza, al malessere/benessere, all’odio/amore e in rapporto alla nostra disponibilità ad attuare una trasformazione: se è così la faccenda è quella di renderci consapevoli della energia da utilizzare. Bene, sappiamo qual è la sorgente cui attingere: il principio unificante di tutta la Creazione è l’Amore, da cui scaturisce l’incommensurabile potere della Vita. Bisogna arrivarci … bisogna conquistare la potenza d’Amore che solo l’Anima può mostrarci.

Nel primo libro degli yoga sutra Patanjali affronta il problema dell’Unione, partendo dal riconoscimento e dalla definizione della natura inferiore e superiore, considerando gli ostacoli e il modo in cui possono essere superati e delineando lo Yoga Regale, il Raja Yoga, come via che conduce la versatile natura psichica all’identificazione con L’Anima o vero Sé. La potenza unificante di questa realizzazione è dunque il punto di arrivo di un sentiero segnato da stadi diversi in cui l’aspirante cerca di superare le difficoltà affermando con coraggio e sforzo incessante la consapevolezza di un principio superiore che includa e non separi i termini del conflitto che di volta in volta si trova a vivere. La pienezza dell’esperienza salva gli aspetti inferiori della personalità ogni volta che li sottopone al vaglio della più elevata coscienza, così li purifica e sublimandoli li trasforma in fresca energia disponibile al proseguimento del viaggio interiore. E ogni volta cresce un po’ di più la consapevolezza dell’unità, si perde la cattiva abitudine di separare e ferire e si consente perciò all’Anima di affermare la sua benevola Potenza.

Più precisamente cosa possiamo intendere dalle prime parole di questo articolo? Che ogni volta che respingo una parte sgradevole di me rifiutando di riconoscerla e accettarla, perdo l’occasione di avvantaggiarmi della forza che quell’aspetto sprigionerà beneficamente una volta compreso e integrato. Così come ogni volta che mi allontano dalla comprensione di un altro essere umano e rifiuto qualsiasi tentativo in tal senso, rinuncio pure a una relazione che potrebbe evolvere sorprendentemente nel tempo, privandomi così della forza che potrebbe risvegliarsi attraverso la comunione dei cuori. È proprio la debolezza che ci impedisce di affrontare il rischio di andare incontro alla forza. È la debolezza, o meglio è l’ignoranza della nostra vera natura, che ci fa ritenere incapaci e deboli. Rinunciare è più facile, poltrire nelle proprie muffe è più convincente per le giustificazioni della pigra personalità che preferisce l’indolenza e la debolezza alla forza dell’azione. Scomporre la nostra coscienza nei frantumi separati di un io divisocome avrebbe detto Ronald Laing, può dare anche un malsano piacere, può lasciarci crogiolare in una scomposta e malinconica immagine di noi stessi.

Ma attenzione: tutto questo può condurre a una situazione psicologica debole e incerta che ci separa sempre più dalla realtà e per questo ci svuota inesorabilmente della nostra migliore energia. E poi come faremo a partecipare creativamente alla costruzione della Bellezza? Ci sottrarremo da questa meravigliosa responsabilità ritenendoci stanchi del nostro stesso peso? Oppure ci dedicheremo alla sintesi che parte dal cuore e al cuore ritorna dopo aver unificato tutte le vie e tutte le forze nell’unica e potente Verità della Vita, trasformando ogni cosa col tocco dell’Anima?

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.