De Voluntate

Fotodi_Manuela_Baccin_DevoluntateScrivere un articolo sulla volontà mi mette sull’attenti, so che è un argomento da trattare con rispetto e cautela per non incorrere in malintesi o equivoci sulle qualità e sui modi di utilizzare questa energia che può risvegliare la nostra natura divina o, mal diretta, può spingerci verso i pericoli del più bieco egoismo.

Non è volontà quella frenetica attività con cui ci illudiamo di trovare sollievo ai nostri bisogni o risposte ai nostri interrogativi. Non è volontà la cieca ostinazione di chi spinge gli altri e le circostanze a fare i propri interessi. Non è volontà neanche il perseguire insistentemente e subdolamente un risultato che potrebbe essere nocivo per molti o per qualcuno o anche solo per uno. Volontà non è la forza di piegare a tutti i costi un ramo (che se non si spezza ritorna a sbattere violentemente contro di noi …), volontà non è costringere un merlo a cantare come un cardellino e non è nemmeno un’erbaccia da lasciar crescere selvatica. La volontà va coltivata per non sciupare occasioni ed energie. La vera volontà è calma, solenne, ricettiva, tiene conto delle circostanze, sa dove trovare quello che cerca e vuole realizzare, supera tutti gli ostacoli con cuore puro e non si ferma finché non ha in pugno la vittoria. La vera volontà non tiene conto dei pericoli e dei sacrifici, non si cura della stanchezza e si rigenera continuando a procedere verso la meta. La volontà costantemente e correttamente diretta si fa strada nelle pieghe della materia e la costringe a svelare il bagliore della verità che altro non è se non la luce del proposito divino celato nella materia stessa. Infatti l’incessante impulso volitivo diretto a scandagliare le forme nei vari piani dell’esperienza, ci fa conoscere alla fine il perché di tanta fatica, ci svela quel principio che è la caratteristica o qualità fondamentale di ogni aspetto della vita e della creazione e allora non potremo non partecipare alla sua espressione con tutte le nostre forze.

Come recita il sutra 32 del primo libro di Patanjali [1]“… la volontà è lo sforzo saldo, costante, tenace, attraverso il discernimento operato dalla mente, che può condurre dalle tenebre alla luce, dalla morte all’immortalità”. È proprio questo sforzo ininterrotto a consentire progressivamente la purificazione della coscienza e ad elevarla fino alla sua natura spirituale. Ma che tenacia e che inflessibile perseveranza occorrono per inoltrarsi lungo il sentiero e superare tutte le prove che conducono alla limpida luce del giorno! E quanta prudenza, quanta saggezza occorrono per riconoscere i pericoli capaci di soffocare le migliori intenzioni! Ma la volontà si forgia così, attraverso l’esperienza e l’attenzione prestata anche ai più piccoli accadimenti quotidiani.

Si dice: “Ho raccolto tutta la forza della mia volontà”. Ma nello stesso tempo si è timorosi, si dubita, si odia, si esita. La volontà non agisce così. Può scoccare la freccia solo se tutti i pesi sono stati rimossi. Questo è libero volere.”[2] Invece il libero volere è confuso con la libertà di applicare senza discernimento, in modo caotico e distruttivo (e perciò con le più penose conseguenze) questa forza divina, dono esclusivo del genere umano. Solo gli esseri umani infatti possono dirigere e governare le forze della vita utilizzando quella potenza che viene loro dal primo aspetto (il Padre per i cristiani, Shiva per gli induisti) della Trinità, di cui sono fatti a immagine e somiglianza.

Bisogna imparare a impugnare con fermezza la spada del volere e meritarsi di usarla dopo aver smesso di brandirla senza compassione. Sarà il fuoco del cuore a dare alla sua lama potenza creatrice e concordanza con il volere superiore. Quando avremo smesso di agitarci nelle nostre pozzanghere e saremo in grado di volgerci al cielo chiedendo il suo aiuto, non mancherà il soccorso della vita e cominceremo ad accostarci ai Maestri e al loro volere che preserva la Bellezza, la Gioia, l’Amore. Sarà così che capiremo le parole del Maestro supremo: “Facendo la mia volontà, mi consenti di fare la tua” [3].


[1] La luce dell’Anima- Alice Bailey – ed. Nuova Era

[2]   Agniyoga , 463 – Maestro Morya – ed. Nuova Era

[3]   Agniyoga, 657 – Maestro Morya – ed. Nuova Era

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.