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Dal denso al sottile al perfettamente equilibrato

dal denso al sottile al perfettamente equilibratoPrima di riuscire a penetrare l’essenza della vita dobbiamo farci strada nella materia a diversi gradi di densità e rarefazione, scontrandoci più volte con polarità differenti se non addirittura opposte, che qualche inconveniente di certo ci procurano, facendoci sentire a volte come una mandorla nello schiaccianoci. La forma, l’involucro tangibile, esteriore, buthas, ci serve per rapportarci con l’ambiente fisico esterno e farne esperienza. Ma la forma è anche una porta d’ingresso verso il mondo sensibile che può spiegarci il come e il perché di quell’apparenza in cui si muovono flussi di forze che a volte si esprimono, altre no, in un alternarsi incessante di attività e inerzia, rajas e tamas, sempre alla ricerca di un ritmo adeguato. Perché? Per raggiungere progressivamente uno stato di equilibrio che sta oltre tutto questo e a cui si dà il nome di Pradhana. Come recita il sutra 45 1 “Pradhana” è quello stato di puro essere spirituale che è il massimo conseguimento possibile per un essere umano su questa terra. Passando da una percezione all’altra, da una pressione all’altra, attraverso molti errori, la nostra capacità di conoscere si perfeziona, si affina e si sposta dal tangibile al sensibile e all’intelligibile, scandagliando tutti i gradi della materia con lo scopo di esprimerne al meglio le potenzialità latenti.

Ma il guscio della mandorla deve fare “crack”, si deve rompere prima di poter gustare tutto il sapore del frutto. Le forze opposte che premono sulla nostra personalità scatenando spasmi incredibili, devono riuscire infine a trovare il giusto punto di tensione, quell’equilibrio attivo necessario a spaccare la vecchia corteccia che non ha nulla più da difendere ma è pronta ad offrire quello che per lungo tempo ha celato e protetto. Dal concreto al sottile e dal sottile al puro essere spirituale: è la nostra storia, è la biografia della nostra coscienza. Da Prakriti a Purusha, dalla personalità all’Anima e dall’Anima allo Spirito.

La mente abbandona di volta in volta vecchi interessi per cercarne di nuovi cui dedicarsi, passa da un oggetto all’altro e si addestra nella concentrazione fino a quando trascende ogni oggetto e arriva a contemplare se stessa spaziando in una vastità incredibile: accede così ad una limpida beatitudine ed è pronta a stabilire un contatto con ciò che sta al di là, la visione del divino si spalanca e il suono supremo è udito. “Il conoscitore” immerso nella contemplazione della sua pura natura spirituale (sutra 46) 2 si riconosce in essa e vi si identifica. È l’equilibrio perfetto. È il regno dell’intuizione che coglie l’essenza senza passare per i processi conoscitivi ordinari (sutra 48).

Attraverso la disciplina yogica, perseverando nella meditazione, il guscio si dissolve e realizziamo noi stessi. Allora potremo proiettare la fiamma del cuore in ogni circostanza e la nostra lampada accesa sarà luce nel mondo.


1 La luce dell’Anima, libro primo- A.A.Bailey – ed. Nuova Era

2 ibidem

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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