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Consapevolezza e meditazione

consapevolezza e meditazioneSi parla tanto di consapevolezza, si parla del suo valore e della sua necessità in un mondo di automatismi fisici e psicologici in cui molte convenzioni sono accettate meccanicamente. Suona già come un allerta! Ma che cos’è la consapevolezza? Cosa significa veramente essere consapevoli?

Secondo me la parola in questione si adatta a diverse interpretazioni che variano e si modificano secondo il gradino evolutivo. Mi spiego meglio: quello che nella fase A ti sembra una “fulgida botta di consapevolezza”, nella fase B può apparire come un aspetto minore della tua ignoranza e nella fase C può svanire all’interno di una più vasta visione.

Generalmente consideriamo la consapevolezza come uno stato di fatto, come un sapere o un non sapere che ha la caratteristica di essere riconosciuto. E’ come togliere la buccia a un frutto o riconoscerne il sapore anche al buio. E’ un atto, o meglio un atteggiamento interiore, generato da ripetute esperienze che hanno prodotto una conoscenza e poi una coscienza sempre più stabile e integrata e tale da garantire al nostro Sé la capacità di assentire intimamente e fare proprio ciò che va imparando. Va da sé che se le cose non le sai non puoi conoscerle davvero e se non sai chi sei continui a scivolare su un sapere non saputo, come si diceva tempo fa in ambito scolastico. Altro che consapevolezza!

“Fino a che non so chi sono, come posso essere in grado di conoscere qualcos’altro?” è quello che afferma Maharishi. Ma la consapevolezza di noi stessi è ostile al nostro intendere, è un pane duro da mangiare, richiede un atto di riflessione che sembra impossibile, è come guardare dentro il proprio occhio dice Anthony Campbell.

Ci vuole un metodo e c’è: è la pratica della meditazione. Ci vuole questo metodo per scavalcare l’ostacolo di una percezione limitata dalla visione del nostro piccolo sé immerso in un contesto soprattutto fisico. E’come aprire lo scatolino in cui siamo chiusi, avere un’idea di quello che c’è fuori e poi tornare dentro sapendo di esserci. Il fatto di esserne diventati consapevoli può procurare diversi effetti, fino a desiderare di eliminare completamente non solo il coperchio ma tutto lo scatolo. Finché non siamo consapevoli di noi stessi siamo costretti a muoverci in uno spazio molto ristretto. Invece la consapevolezza può diventare illimitata.

Raggiungere la consapevolezza non è soltanto un fatto di concentrazione, è anche espansione. È movimento verso l’esterno accompagnato da un impulso verso l’interno e viceversa: proprio quello che accade durante la meditazione, quando facciamo un tuffo dentro noi stessi per estendere la nostra capacità di comprensione e orientamento. Quando meditiamo ci tuffiamo molte volte e poi riemergiamo per rituffarci ancora mentre la nostra coscienza si sposta come un cursore dai livelli superficiali a quelli più profondi , a volte oltre il pensiero, sempre più a contatto con il nostro Essere, in uno stato di pura Consapevolezza, che è Beatitudine e diventa alla fine una realtà permanente, uno stato di pace imperturbabile. Non è facile, ma SI PUO’ FARE.

Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.
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