Conoscere la Vita per rispettarla non per gestirla

conoscere la vita per rispettarla non per gestirlaCi sono parole che quando le ascolti per la prima volta ti lasciano un segno dentro. Poi ci ritorni col pensiero e ti accorgi che aprono orizzonti insospettati di consapevolezza all’interno della tua coscienza. Nulla di nuovo per la tua mente, che magari già ne conosceva il significato. E tuttavia, a guisa di chiavi, esse sono in grado di aprire le serrature più segrete e riservate, consentendoti di collegare fra di loro certe dimensioni della Realtà e di farti pervenire a stupefacenti risultati di sintesi in quanto a comprensione dell’ordito cosmico.
All’inizio del corso di quest’anno de “Le Dodici Stelle”, la nostra sorella sul Sentiero Antonella Bersani esprimeva un concetto di apparente facile lettura, ma di una profondità senza pari: “conoscere la Vita per rispettarla, non per gestirla”. A differenza della Divina Commedia e di altri monumenti del Pensiero Umano, quali ad es. le opere teatrali di Shakespeare o il Don Chisciotte di Cervantes, in cui possono individuarsi tre livelli di comprensione, il letterale, l’allegorico e l’anagogico, in questo caso solo la mente intuitiva, propria di chi è collegato alla dimensione dell’anima, può cogliere la veridicità di questa affermazione. Una mente concreta, caratteristica della personalità, pensa invece tutto il contrario. Si trova d’accordo sull’importanza del fatto che la Vita debba essere conosciuta ed esplorata in tutti i suoi aspetti, ma per poterla poi asservire ai suoi scopi. E qui si sprecano gli argomenti che vanno in tal senso. Ci è stato insegnato fin da bambini a studiare per potere poi sfruttare le  conoscenze a nostro vantaggio, ad impadronirci dei segreti del mondo, delle leggi della Vita, delle dinamiche sociali per raggiungere una posizione di prestigio e di potere, magari a fin di bene e non per operare il male, ma resta appunto l’idea di una gestione della Vita, non di un rispetto, meno che mai di un servizio alla stessa. Voglio essere ancora più sottile nella mia disamina: a volte si insegna un rispetto per la Vita che è funzionale all’idea che così non si corre, o si dovrebbe correre meno, il rischio di commettere sbagli e di trovarci domani col culo per terra. A livello di interpretazione meramente psicologica, per es., il “conosci te stesso” si limita alla constatazione che la conoscenza dei propri limiti, delle proprie capacità e delle proprie caratteristiche, anche di natura astrologica, può facilitarci un percorso di vita meno accidentato e più aderente alle nostre possibilità.

Niente di sbagliato, sia chiaro. Ma tutto ciò riguarda solo l’ambito della nostra personalità e ci preclude una visione d’insieme della Realtà. Se vogliamo estendere il nostro livello di comprensione, dobbiamo recitare per intero l’epigrafe del frontone del tempio di Delfi: “CONOSCI TE STESSO, E CONOSCERAI L’UNIVERSO E GLI DEI. Proprio la disamina attenta dell’intera frase sarà il sentiero che ci condurrà immancabilmente anche alla comprensione di quanto detto da Antonella: “si deve conoscere la Vita per rispettarla, non per gestirla”. Conoscere se stessi non vuol dire solo prendere atto delle proprie caratteristiche individuali, ma soprattutto riconoscere il nostro retaggio divino nella composizione del nostro essere, che si sviluppa sui quei vari piani di esistenza che costituiscono anche la matrice del Cosmo (…e conoscerai l’Universo), e cogliere la natura di quell’Ente Supremo di cui siamo immagine e somiglianza non per Sua degnazione ma perché cellule costituenti del suo Corpo (…e conoscerai gli Dei). Ecco perché avidya (l’ignoranza) è il male supremo del quale l’uomo deve liberarsi, e di cui il primo frutto avvelenato è la paura, diretta conseguenza dello smarrimento che assale l’uomo dimentico della sua reale natura. Ed allora ci renderemo conto che la Vita è la pura espressione della Volontà di Essere  del Padre Celeste, il cui impulso creativo feconda le “acque” dello Spirito Santo (la Mater), dando origine alle infinite forme che costellano il Creato, espressioni di una Coscienza (il Figlio) che si sviluppa in qualità sempre più raffinate e complesse sino a raggiungere l’autocoscienza nell’uomo, ma tutte comunque tese al ritorno alla Casa del Padre.

Così, rifacendoci alle parole di Antonella, conoscere le leggi della Vita significa decodificare il senso e le dinamiche che sono sottese ad ogni sua espressione e manifestazione. Ne consegue logicamente che solo il RISPETTO di tali leggi, ponendoci in armonia e non in contrasto con esse – ossia il fluire in accordo con la Vita – può collocare l’Uomo al suo giusto posto nell’economia del Creato, evitandogli i conflitti che derivano dalla loro inosservanza (natura nisi parendo vincitur, osservava F. Bacone). Al contrario gestire la Vita può nascondere la volontà di asservirla ai propri interessi, ma anche solo il tentativo di costringerla entro la nostra necessariamente limitata visione del mondo costituisce un atto di profonda stoltezza, perché il finito non può comprendere in sé l’infinito, e quindi è qualcosa di “diabolico” (dia-bolos, che divide, al contrario di sin-bolos, che unisce, e infatti  “simbolo” è tutto ciò che riporta le forme ad un comune denominatore che le sottende). Il concetto di SERVIZIO, nella sua accezione più alta, si definisce come effetto diretto di quello del rispetto alla Vita, perché l’osservanza delle sue Leggi si configura già automaticamente come servizio alla vita stessa. Non quindi un semplice dedicarsi agli altri per un malinteso senso di dovere, mortificando magari le proprie aspirazioni, ma qualcosa che sorge spontaneo nel nostro intimo per amore verso la Vita , il vero sacrificio (sacrum facere).

Adusi come siamo, nell’oscurità dei piani più densi in cui viviamo, alle meccaniche dei circoli viziosi, ci sorprenderà constatare come dall’energia proveniente dal sapiente accostamento di certe parole dal significato pregnante si configurino poi concetti di vasta portata che ci conducono alle dinamiche risanatrici dei circoli virtuosi. Grazie a te, Antonella, per averci fatto questo dono.

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Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.