Compostezza e dominio

scompatezza_300_0Un altro degli ostacoli alla conoscenza dell’anima è la NEGLIGENZA. Potremmo considerare questo impedimento al raggiungimento della visione interiore come la mancanza di applicazione e l’incapacità di fermare l’attenzione della mente in modo costante su un oggetto determinato: impossibile perciò raggiungere la concentrazione necessaria a superare il velo delle apparenze e avvicinarsi all’essenza dell’Anima. Il termine implica già una negazione, indica un atteggiamento di trascuratezza, dimenticanza, svogliatezza, tipico di una mente non educata, instabile, ancora indisciplinata. Una mente di questo tipo manca di compostezza ed affidabilità e anche se ha scorto la bellezza della meta e i passi da fare per raggiungerla è ancora troppo impegnata a seguire indolentemente e in modo disordinato i vicoli ciechi e gli impulsi della debole natura inferiore. Nella quotidianità il risultato sarà uno sperpero di energie, uno scomposto avvicendarsi nelle cose di tutti i giorni.
Patanjali individua nel terzo mezzo per raggiungere lo yoga la posizione. Non si riferisce solo al corpo fisico, allude anche a una quieta condizione emotiva e a una mente salda e concentrata, cioè a una corretta posizione, composta, che non sia di intralcio nel lavoro da compiere. La compostezza è l’espressione spontanea del saper stare al proprio posto, del saper agire con la giusta misura.

Gli aspetti della personalità sono conosciuti, controllati e integrati: c’è ordine, equilibrio, armonia, non c’è nulla di inutile, di esagerato o di inadatto al fine. Il Maestro Morya la chiama commensura. Un antidoto alla scompostezza è dunque la capacità di ritrovare le giuste proporzioni nello scandire il ritmo della propria vita. Ma ancor prima di ogni teoria deve esserci la volontà di governare tutte le proprie forze per ricondurle all’unione e al dominio del Sé Superiore.

L’ostacolo in questione non riguarda soltanto il primo momento, quello in cui l’aspirante si accosta alla possibilità di varcare una soglia importante nella propria coscienza, ritardando quindi una decisione che lo richiama alla propria responsabilità nel cammino evolutivo, ma è una provocazione ugualmente attiva nelle successive fasi del percorso spirituale e da cui il discepolo è tentato in più di una occasione. Il frutto velenoso della negligenza è l’omissione: è un’azione non compiuta, un mancato adempimento, non si realizza quello che potrebbe essere un bene prezioso nella rete di luce che unisce gli sforzi di tutti Coloro che sono impegnati per il Bene dell’Umanità. È un’occasione persa, un aiuto negato, un’opportunità vanificata!
Nel reame della nostra coscienza il dominio che essa esercita sui suoi territori è direttamente proporzionale al grado di consapevolezza che riesce ad affermare. Quanto più saremo consapevoli e avremo cura di tendere con intensa applicazione alla costruzione del nostro Tempio, tanto più esprimeremo in maniera aurea i giusti rapporti che daranno ordine, dignità e bellezza ad ogni sua parte.

Tutto questo dovrebbe indurre alla costanza nella pratica della meditazione, perché soltanto l’esercizio del samyama accentra la coscienza sui domini spirituali soggiogando le zone anarchiche e consentendo la trasmissione di energie elevate indispensabili a rivelare la nostra vera natura, a edificare saggiamente le pietre levigate dagli errori della personalità e a disporle armoniosamente nei confini della nostra esperienza.
Vero è anche che l’eccezione conferma la regola e a volte un eccesso di compostezza, soprattutto se imposto con sforzo, finisce per generare un comportamento rigido, innaturale, che soffoca la spontaneità e falsifica le reazioni interpersonali. Allora piuttosto che nascondersi dietro un fittizio e dannoso dominio di sé, sarà meglio lasciarsi andare a un po’ di innocua scompostezza che potrebbe risultare allegramente terapeutica.

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Giovanna Spinelli

Giovanna Spinelli

Nata a novembre del 1952 a Lizzano (TA). Terminati gli studi magistrali ha frequentato a Firenze l’Università Internazionale d’Arte. Ha insegnato 22 anni nella scuola pubblica, prima a Padova e poi nella provincia di Taranto. Ha frequentato la scuola Energheia a Modena e attualmente è insegnante nella sede di Lecce, in Puglia. Nel 2003 ha fondato l’associazione INFINITO con l’intento di promuovere una sinergia nel campo educativo per orientare ogni sforzo verso l’affermazione di una visione che unifichi e non disperda le risorse della famiglia e della scuola, potenziando e non frammentando la loro funzione evolutiva. Il suo lavoro è tuttora dedicato alla crescita dei bambini e degli adulti.