humanlux

Commensura e Vita – seconda parte

commensura e vitaA volte la nostra incapacità di cogliere la complessa dinamica della Vita ci fa vedere delle contraddizioni  là dove invece c’è armonia e adeguatezza di situazioni, e quindi commensura. La prospettiva cambia radicalmente per chi è ancora impegnato nella costruzione della propria personalità, e quindi deve lavorare per fortificarla, e chi invece si trova ad operare nel mondo con una personalità già infusa d’anima, essendo allora dedito alla destrutturazione della stessa per divenire un canale sempre più puro di trasmissione della Luce. Ciò che ha valore nella prima fase, diviene un impedimento nella seconda, in ossequio all’affermazione in apparenza paradossale di Sri Aurobindo: “L’Io è l’aiuto; l’Io è l’ostacolo”. Quando Cristo in un passaggio dell’Apocalisse di Giovanni dice: “Siate caldi o freddi, i tiepidi io li vomiterò dalla mia bocca”, si riferisce alla prima fase del cammino, quella in cui bisogna prendere posizione e agire in qualche modo, evitando di andare ad infoltire la schiera degli ignavi, di “color che mai non fur vivi” (Dante Alighieri – Inferno canto III). L’equilibrio va conquistato, il centro come pigro compromesso è malsano. Irrinunciabili quindi le parole del Cristo, ma la crescita dell’uomo va oltre fino al detto: “A chi ti percuote la guancia, porgi anche l’altra” (Luca, 6:29). Se nella prima fase una personalità debole, dopo essere stata colpita alla guancia sinistra, porge per vigliaccheria anche la destra, otterrà come solo risultato quello di venire colpita due volte. Quando invece la personalità forte e strutturata è matura per arrendersi alla luce dell’anima, che ha già pervaso l’essere, allora questi è in grado di leggere le linee del destino e di conformarsi ad esso – porgendo l’altra guancia – piuttosto che opporsi scioccamente a ciò che non può essere modificato (“Sia fatta la Tua volontà”). Non più debolezza, vigliaccheria o masochismo a questo punto del percorso, ma forza, coraggio, suprema assunzione di responsabilità. Ed ecco allora il Cristo che dalla Galilea torna indietro a Gerusalemme per andare incontro consapevolmente al suo destino e che si fa arrestare senza opporre resistenza.

Per intraprendere da un punto di vista profondo un percorso credibile di guarigione, anche il malato di cancro, a prescindere dalle tipologie di cura prescelte, dovrebbe ripercorrere analoghe tappe, che sono lo specchio impietoso ma fedele di quelle stesse fasi che ne hanno accompagnato la caduta nella malattia. Forse questo è l’esempio più significativo e sconvolgente di quanto sia decisiva la commensura nei vari passaggi. All’inizio, come propugnato dal radiologo americano Carl Simonton, è necessario che il paziente combatta ogni giorno e più volte al giorno, con opportune tecniche di meditazioni guidate, la sua battaglia contro il male da cui è affetto, vivendo così quell’aggressività a lungo repressa che ne ha costituito la base d’impianto. La cosiddetta normopatia, micidiale condizione che relega l’essere in una dimensione di profondo e totale silenzio emozionale, è  infatti il terreno che sollecita il viraggio maligno delle cellule e la loro proliferazione, espressione  grottesca e mostruosa di una vitalità che il paziente ha spento in sé da tempo. Parlare in questa fase di ricette facili condite di “peace and love” in salsa New Age sarebbe un tragico errore di commensura, il malato deve assolutamente riappropriarsi di tutto il suo mondo emozionale non riconosciuto, rompere, trasgredire, vivere il proprio egoismo e goderne!! L’accettazione della propria condizione, auspicabile in tantissimi altri casi, diverrebbe in questo caso sinonimo di rassegnazione, e sarebbe una certa condanna a morte. Quelli che si rassegnano soccombono, gli altri che decidono di buttarsi tutto alle spalle e di iniziare una nuova vita hanno una valida chance di sopravvivenza. E’ provato che la prognosi medica ha sulle aspettative di vita un impatto minore di quanto non ne abbiano gli atteggiamenti interiori: se ci si aspetta  ancora qualcosa dalla vita … la vita aspetta ancora un po’.

Se è importante quindi per il malato scoprire il proprio ego, è però altrettanto importante in un momento successivo superarlo. Una volta imparato ad imporsi, lo aspetta la fase di consapevole inserimento nell’Unità superiore. Saltato l’argine angusto delle squallide regole imposte dalla convenienza, dalla società, dal moralismo perbenista, l’argine più vasto costituito dalla legge di Dio, o come altro voglia definirsi l’Unità, non sarà più considerato come un limite, ma come un felice e definitivo approdo. E’ veramente impressionante constatare come alcune persone, da grigi normopati ammalatisi di cancro, si siano trasformate, una volta apertesi al “grande passo”, in esseri luminosi e ricchi di sé!! L’amore precipitato nell’ombra, simboleggiato dal cancro, ritorna alla luce e ammanta di sé la Vita.

Un esempio eclatante di quanto l’esercizio della commensura sia delicato e importante nell’esame di un fenomeno sociale è dato dall’approccio che dovremmo avere nei confronti di tematiche quali l’omofobia e l’ideologia gender. Se concordiamo tutti sul fatto che l’omosessualità  e la transessualità vadano accettate quale libera espressione della sessualità di ogni persona, e che le unioni gay debbano essere legalizzate, ciò non significa che possa essere promossa una confusione e una intercambiabilità di generi che sarebbe una violazione delle leggi naturali e un sovvertimento dei pilastri su cui poggia la Vita. A maggior ragione quando sono coinvolti minori che non possiamo chiudere nei recinti della nostra affannosa e malsana corsa ad un malinteso senso di libertà totale che ci condurrebbe in mostruose realtà ove persino la pedofilia e la poligamia reclamerebbero diritto di cittadinanza. Esercitiamo dunque la nostra commensura senza timore di essere considerati fuori dal nostro tempo e impediamo in tutti i modi che programmi educativi (?!) del genere siano introdotti nelle scuole, cosa che si sta già tentando di fare, corrompendo i nostri figli invece di aprirli alla Vita. Altro che educazione alla tolleranza, mamma e papà non possono essere sostituiti dalle figure del “genitore 1 e genitore 2” (??!!): “Il sonno della ragione genera mostri” (Goya).

La prossima volta esamineremo il rapporto intercorrente fra la commensura ed altre qualità che ad essa si accompagnano o la presuppongono.

Fonti e bibliografia:
– R. Dahlke (Malattia linguaggio dell’anima) – Ed. Mediterranee
– Irene Frondoni (L’ideologia gender è contro l’uomo)

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo

Giorgio Minardo nasce a Modica il 26-02-1951. Sin dall’infanzia rivela una grande curiosità e voglia di conoscere il mondo in tutti i suoi aspetti e si appassiona allo studio della Geografia, della Storia, della Lingua e Letteratura italiana, della Filosofia, delle Scienze Biologiche. Si laurea in Medicina e Chirurgia nel 1977 a Bologna, ove consegue anche la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia. Comincia a interessarsi alla filosofia esoterica sin dai primi anni '80, prima attingendo all’insegnamento dei Maestri del Cerchio Firenze '77, poi estendendo la sua ricerca sia alla Tradizione sia Orientale che Occidentale, specialmente “rosacrociana”. Si diploma in Omeopatia nel '99, cercando di coniugare le sue conoscenze con la professione di medico e nasce così l’interesse per la Medicina Olistica. Consegue il 2° livello di Reiki nel 2003, in seguito approfondisce la conoscenza del Raja Yoga diplomandosi nel 2010 alla Scuola Energheia di Terapia Esoterica, creata dal Maestro Massimo Rodolfi, fondatore dell’Associazione Atman e della Draco Edizioni. Ha frequentato e frequenta tuttora i corsi di Agnihotri. Si occupa anche per diletto di estetica letteraria e musicale.
Responsive Menu Clicked Image
Apri il menu